giovedì, Agosto 5

Egitto: da Mubarak nulla è cambiato

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Tra i  Paesi investiti dal fenomeno della Primavera Araba, l’Egitto è di sicuro quello più importante. La sua importanza è sia di natura strategica – politica, sia economica, per la posizione geografica e la sua storia passata. Non a caso durante lo scoppio delle rivolte del 2010 – 2011 è stato il Paese su cui i media occidentali si sono concentrati di più.

Il Paese dei Faraoni ha visto in un quinquennio la caduta di due Governi, legati alla continua ricerca di un equilibrio interno e la proposizione di diversi soggetti. Ma se si fotografa la situazione sembra che nulla sia cambiato dal punto di partenza. Il punto di partenza, è bene ricordarlo, è individuabile nello scoppio delle rivolte contro il regime di Mubarak, il quale regnava incontrastato da alcuni decenni.

Il regime di Mubarak, così definito in quanto classificato politologicamente come un regime neo-autoritario era caratterizzato da un tasso di corruzione elevato, nella classifica di Transparency International era 98° su 178 Paesi, un’economia oligarchica, la quale era regolarmente finanziata dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale per le sue aperture liberiste nell’economia egiziana. In realtà le aperture economiche liberiste erano sostanzialmente delle cessioni di sovranità ad aziende straniere, occidentali per la precisioni, le quali erano interessate allo sfruttamento delle risorse energetiche.

Altre caratteristiche del regime di Mubarak erano la messa al bando e l’arresto di ogni avversario politico, la Fratellanza Musulmana fino al 2012 circa era stata dichiarata illegale, la limita,ione delle libertà personali e di associazione, nonché una grande influenza nei mezzi di comunicazione. I direttori dei tre maggiori giornali egiziani erano personalmente nominati da Mubarak. E’ bene sottolineare che queste caratteristiche statuali sono riportate nei report di Freedomhouse, associazione statunitense che ogni anno analizza i singoli Paesi e li classifica a seconda che siano Paesi liberi, parzialmente liberi o non liberi.

E’ proprio durante il mese di gennaio del 2011 che si registrò un intensificarsi delle proteste che portò qualche giorno dopo alla caduta del regime di Mubarak. I promotori delle proteste erano i movimenti giovanili, ormai disillusi dalla situazione interna, volevano maggiori libertà individuali, la creazione di possibilità economiche e la costruzione di uno Stato democratico.

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