domenica, Maggio 9

Egitto: bicicli e ricicli 40

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President Abdel Fattah al-Sissi participates in a cycling marathon

Siamo alla metà di giugno, c’è il sole, è l’alba: gli egiziani al risveglio trovano il nuovo presidente Abdel-Fatah al-Sisi in sella a una bicicletta, in testa a un corteo di centinaia e centinaia di ciclisti – tra cui personaggi pubblici, attori e membri del governo – che attraversa le strade del Cairo. La scena è insolita e subito si scatena un dibattito, che è ancora in corso. L’iniziativa di Sisi rappresenta un messaggio chiaro; l’Egitto sta attraversando una crisi energetica, il sistema pubblico di trasporti è già sovraccarico, quindi smettete di lamentarvi, prendete tutti la bici e cominciate a pedalare.

«Chi usa l’auto spende circa 4 sterline ogni 20 o 25 km, e l’Egitto ce ne mette altre 8. Ma se le 3.000 persone che oggi hanno pedalato con me lo facessero ogni giorno, quanto si risparmierebbe?». Sono queste le parole di Sisi, contenute in una dichiarazione trasmessa da tutti i media nazionali.

Sin dal primo minuto, ci sono state reazioni contrapposte. I sostenitori di Sisi tendono ad applaudire tutto ciò che fa. I suoi avversari tendono a criticare tutto ciò che fa. I primi lodano la creatività del presidente, il suo modo di tirare fuori soluzioni sorprendenti, la sua volontà di infrangere i tabù sociali, la sua determinazione e la sua insistenza nel dire che chi comincia presto è alla metà dell’opera. Dall’altra parte, gli oppositori politici del presidente – soprattutto musulmani e attivisti per le libertà civili – si sono affrettati a trovare un difetto: è davvero di ciclismo che ha bisogno, oggi, il Paese? Magari bisognerebbe concentrarsi sulla disoccupazione, sul tasso di criminalità, sulla stagnazione economica e sulle profonde spaccatura politiche, anziché saltare su una bici sperando di distrarre l’opinione pubblica…

La Grande Cairo, che include sia Il Cairo che Giza, notoriamente soffre di uno stato cronico di acuta congestione. Gli ingorghi fanno parte dello stile di vita della città. L’aggressività nel traffico è qualcosa alla quale sei continuamente esposto, alla quale ti devi assoggettare, e che talvolta devi anche praticare, ogni giorno. Il trasporto pubblico è del tutto sovraccarico e inaffidabile – ed è anche pericoloso per le donne. Il problema della congestione ha cambiato il modo di pensare, di vivere e di fare le cose, per tutte le persone. Arrivare da un punto A a un punto B a volte richiede una pianificazione quasi militare. Se si vive al Cairo, è abbastanza normale fissare un appuntamento di lavoro dopo la mezzanotte. Alcune aziende selezionano i giorni e gli orari di lavoro alla luce delle proiezioni sulla congestione del traffico; per esempio, le pubblicazioni non quotidiane, come quelle di periodici e riviste, permettono agli staff creativi la possibilità di lavorare nei fine settimana invece che durante la settimana (o nelle sere feriali anziché di giorno) e solo così i giornalisti riescono ad essere puntuali. I grandi canali televisivi hanno sistemi di trasporto interni: auto e mini bus per trasportare i presentatori e gli ospiti in studio al canale e tornare a casa – necessari per assicurarsi che i programmi vadano in onda in tempo.

Invece di teorizzare, ho deciso di fare una prova. Uno dei nostri reporter, con un’équipe video, ha registrato una sua giornata lavorativa. Doveva essere una sorta di cammina-e-parla, anche se si trattava piuttosto di un pedala-e-parla. Ho volutamente scelto una donna, per inserire la variabile ‘molestie sessuali’ nell’equazione. L’equipe era in giro già da presto. Ci ha mandato un pezzo sintetico e molto rivelatore, su un viaggio di 20 minuti.

Vediamo il lato positivo, la nostro giornalista ha incontrato e intervistato tre persone che andavano al lavoro in bicicletta, quella mattina, e che non erano garzoni del pane (tradizionalmente, sono loro che monopolizzano la scena ciclistica del Cairo). Tutti e tre hanno dichiarato di aver iniziato a pedalare dopo l’impresa del presidente, anche se uno ha detto di aver ripreso ad andare in bici perché l’idea gli è stata suggerita dal dibattito in corso. La giornalista ha fatto un paio di fermate: prima per acquistare un giornale poi per fare colazione. Nessun venditore ambulante si è mostrato sorpreso di vendere i suoi prodotti a qualcuno che girava su una bicicletta. Guardiamo ora il lato negativo, le strade erano così in cattive condizioni che la nostra giornalista è caduta e ha subito un lieve infortunio. Quando è arrivata in studio per una diretta aveva una mano fasciata.

La sua esperienza non è stata del tutto rappresentativa: probabilmente non era stata molestata perché era scortata da un intero entourage di video-reporter ecc. Le ho comunque chiesto se fosse stata infastidita e, con il mio massimo sconcerto, ha detto di aver ricevuto alcuni brutti commenti e che alcuni conducenti uomini hanno cercato di intimidirla rivolgendo l’auto contro la sua bicicletta – fino quasi a farla cadere..

Nonostante l’atmosfera generale positiva trasmessa dal pezzo che aveva scritto, ha detto che non avrebbe riprovato ad andare al lavoro in bicicletta troppo presto. Parlando con lei quel giorno mi sono ricordato di quello che Mark Twain diceva sull’argomento. “Prendete una bicicletta. Non ve ne pentirete”. E poi, essendo Mark Twain, ha aggiunto, “se riuscite a sopravvivere.”

Se quest’anno, come si dice, l’Egitto intende tagliare i sussidi energetici da 170 miliardi di sterline (24 milioni dollari) a 104 miliardi bisognerà coinvolgere le persone. A questo proposito, imprese come quella del presidente saranno certamente efficaci per sensibilizzare sul problema. Sulla sua bici, lui è riuscito a mobilitare molte persone rappresentative e importanti e questo è importante perché spingerà all’accettazione sociale del ciclismo come nuova modalità alternativa, ad alta efficienza energetica e sana, per muoversi al Cairo. Ma questo non è ancora sufficiente.

Se l’idea è quella di dare il buon esempio, allora è giusto chiedersi: il presidente continuerà a girare la città in bicicletta o si lascerà portare da un autista? La risposta è, naturalmente, un enorme no. Questo perché l’idea di girare in bicicletta in un paese come l’Egitto è troppo romantica. Il governo deve prima fornire le infrastrutture: piste ciclabili, strade migliori, regole di interazione tra ciclisti, automobilisti e pedoni (il sito web dell’OMS segnala che i morti per incidenti stradali in Egitto sono 12.000 ogni anno). I modelli di ciclonoleggio funzionano con successo in molte città: a Oslo, Londra e Washington, per citarne alcune, e possono e devono essere copiati. Ma saltellare sulla tua bici, tra l’altro piuttosto bella, caro signor Presidente, non basterà a risolvere la questione.

 

(Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli)

 

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