lunedì, Ottobre 25

Egitto, all'università con la paura false

0

universita egitto

“Imprevedibile”. Così Hossan Hazem un laureato dell’Università Ain Shams del Cairo ha descritto lo scorso anno accademico. “Un mio amico ed io dovevamo sempre aver pronto un piano d’emergenza, per esempio se le manifestazioni di protesta irrompevano nel luogo in cui ci trovavamo per studiare o all’improvviso dichiaravano il coprifuoco o bloccavano le strade, noi avevamo sempre pronta una buona alternativa”.

Dopo che l’apertura dell’anno accademico è stata rimandata un gran numero di volte,  l’11 ottobre i cancelli delle università sono stati finalmente aperti. I luoghi del sapere accademico sono stati dei punti di tensione nevralgica dal 25 gennaio 2011, giorno dell’inizio della rivoluzione.  In particolare,  l’anno scorso, le università sono state teatro di scontri violenti tra i manifestanti e la polizia. Durante gli scontri ci sono stati numerosi incidenti e  l’11 ottobre 2014 è stato l’anniversario della morte di uno degli studenti della facoltà Hassan. Il suo nome era Bilal Gaber e stava prendendo parte alla manifestazione contro il governo a Nasr City, quando gli hanno sparato, colpendolo a morte.

“Ero sconvolto quando ho saputo della morte di Bilal”, ha dichiarato Hossan. “Non lo conoscevo di persona  ma dopo aver visto le sue foto, mi è parso un bravo ragazzo, uno di quei ragazzi che non prende parte ad una protesta giusto per il gusto di farlo o perché non ha niente altro da fare. La sua morte ha causato rabbia nella nostra università. Per me è stata una conferma di quanto la polizia sia un fallimento totale e non sappia trattare con i manifestanti, così come sia incapace di prevenire il crimine.  Il governo, quest’anno, ha introdotto nuove misure di sicurezza nelle università, tra le quali, l’utilizzo  di una società di sicurezza privata, telecamere a circuito chiuso e metal detectors. Inoltre tutte le attività politiche sono state bandite dalle università e gli studenti sono stati incoraggiati a «spogliarsi del loro credo politico, come si fa di un mantello», prima di varcare la soglia delle loro università. Una di queste misure di sicurezza è particolarmente controversa. Il giornale ‘Al Shorouk’ ha recentemente pubblicato delle notizie, attribuite a fonti universitarie che desiderano mantenere l’anonimato, che riguardano la richiesta “agli studenti patriottici” di divulgare informazioni sui presunti facinorosi, qualora ne fossero a conoscenza. Una mossa che è stata duramente condannata, come un incoraggiamento agli studenti di spiarsi tra loro.

L’Università  Al Azhar, dimora di 400 studenti, un quinto degli studenti di tutto l’Egitto, merita una particolare attenzione. Lo scorso anno accademico le lezioni sono incominciate con circa tre settimane di ritardo a causa delle violente manifestazioni di protesta da parte degli studenti appartenenti al partito dei Fratelli Musulmani che ad Al Azhar ha la sua roccaforte. Quest’anno il consiglio della facoltà ha approvato un disegno di legge che cambia il modo di attuare le cose nella storica università islamica. Ad esempio, se un membro dell’università dovesse prendere parte ad una manifestazione di protesta, verrebbe allontanato all’istante. Inoltre gli studenti, noti per aver preso parte alle manifestazioni precedenti, non sono più autorizzati ad usufruire dei servizi di alloggio del campus. Vale la pena ricordare che lo sportello del servizio alloggi dell’Università Al Azhar ha aperto solo da pochi giorni, in ritardo rispetto agli anni passati. Inoltre, le università aprono di solito l’anno accademico nella seconda metà di settembre e non verso metà o

Il Dr.Somaya Khattab, che insegna teatro e poesia all’Università  Ain Shams ha dichiarato: “Tutto viene influenzato, quando si allungano i momenti di pausa, i corsi incominciano in ritardo e le vacanze estive vengono anticipate, come è successo l’anno scorso. Certo, non esaminerò i miei studenti sulle parti del programma che non abbiamo svolto durante le lezioni ma, per quanto riguarda la classifica mondiale delle università, l’Egitto sembra essere fuori dai giochi. Prendete quest’anno, l’attenzione è tutta riversata sulle misure di sicurezza e sul sedare le proteste. Che ne è di  riportare le università egiziane tra le migliori 500 al mondo? Invece di modernizzare i laboratori stiamo investendo soldi per fare le mura più alte”.

L’Associazione per la Libertà di Pensiero e di Espressione in Egitto, un gruppo indipendente, ha calcolato 14 morti tra gli studenti, sottolineando come l’anno 2013/2014 sia stato il peggiore da sette decadi. Tra questi, 6 studenti erano dell’Università  Al Azhar, 5 dell’Università del Cairo, 1 delle Università di Alessandria e Ain Shams, senza contare gli studenti come Bilal Gaber, morti durante le manifestazioni nei campus universitari. Durante lo scorso anno la polizia è stata costantemente accusata di usare la forza e le armi per disperdere i manifestanti e tutto ciò viene ancora oggi fortemente negato dal governo.

Le cose andranno meglio il prossimo anno? Il ministro per l’istruzione superiore il Dr. El Sayyed Abdel Kaleq, che è il decimo ministro cambiato dall’inizio della rivoluzione delgennaio 2011 (alcuni dei suoi predecessori sono durati meno di 12 giorni) si è mostrato fiducioso. «L’Università dovrebbe essere sacra, a nessuno sarà concesso interrompere l’educazione», ha dichiarato in una intervista. E’ credenza comune che siano i Fratelli Musulmani ad incominciare le dimostrazioni, la polizia a rispondere loro in modo violento, portando altri studenti, non necessariamente contrari al governo e non intenzionati originariamente a partecipare alla manifestazione, a prendere parte agli scontri, spinti dalla rabbia suscitata dal comportamento delle forze dell’ordine.

A pochi giorni dall’inizio dell’anno accademico, la polizia, gli studenti e i loro genitori condividono gli stessi timori. Ancora, le parole di Hossan Hazem: “Non mentirò, sono contento di non dover tornare all’università questo autunno, perché mi aspetto un altro anno pieno di violenza”.

 

Traduzione di Marzia Quitadamo

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->