venerdì, Settembre 17

Efficienza e dialettica: il primo passo per la riforma ONU Intervista alla professoressa Nicoletta Pirozzi, esperta di Nazioni Unite presso l’Istituto Affari Internazionali (IAI)

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Un progetto di riforma molto articolato, quali potrebbero essere i maggiori ostacoli all’attuazione di questo progetto di riforma e quali, invece, gli elementi che potrebbero favorirlo?

Ovviamente ci sono le posizioni contrapposte di diversi Stati Membri. Per quanto riguarda la composizione del Consiglio di Sicurezza, manca innanzitutto  una proposta organica da parte europea, cosa che potrebbe far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. Ci sono poi i veti incrociati dei membri del Consiglio stesso, ad esempio della Cina che non vede di buon occhio l’entrata nel Consiglio di Sicurezza in qualità di membri permanenti di Stati come l’India e il Giappone, cosa che invece viene proposta dal Gruppo dei Quattro. Da parte africana ci sono state proposte di riforma attraverso  l’allargamento dei membri tanto permanenti quanto non permanenti , ma poi non ci si mette d’accordo su quali siano gli Stati africani  che dovrebbero poi ricoprire il ruolo di membri permanenti del Consiglio. Se guardiamo invece al consesso più generale di riforma delle Nazioni Unite, anche quello quindi dell’Assemblea Generale, c’è una discreta convergenza di interessi da parte degli Stati a rendere questo organo più efficace per incidere nelle decisioni prese dalle Nazioni Unite  con le diverse risoluzioni che vengono di volta in volta presentate e poi adottate dall’Assemblea. Da questo punto di vista mi aspetto che si facciano passi avanti  concreti: riforma dell’Assemblea, collegamento fra Assemblea e Consiglio di Sicurezza e riforma dei metodi di lavoro di entrambi gli organi. Per quanto riguarda, invece, le questioni più sensibili legate alla riforma della  composizione del Consiglio di sicurezza, non si vedono passi avanti significativi.
Infine, un altro filone di riforma che in questi anni sta cominciando a dare i suoi frutti è quello che riguarda in generale le missioni di peacekeeping, che riguardano quindi l’azione delle Nazioni Unite in contesti di crisi e di conflitto  che è un po’ uno dei compiti principali dell’organizzazione stessa. In questo senso  è stato avviato un progetto di riforma teso da una parte a limitare  i costi del peacekeeping, che negli ultimi anni  sono lievitati considerevolmente, dall’altra di risolvere le problematiche collegate  che possono essere sia quelle di sicurezza, ci sono state spesso perdite ingenti fra i caschi blu delle Nazioni Unite nel corso degli ultimi impegni, sia quelli collegati al comportamento delle truppe di peacekeeping in alcuni Paesi. C’è stato appunto il caso eclatante dello scandalo di presunti abusi sessuali di  caschi blu in Repubblica Centrafricana: decisamente una brutta storia.

Abbiamo parlato dei costi delle operazioni di peacekeeping che si sta cercando di ridurre, nonostante questo, il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha sempre criticato  quella che secondo lui è l’eccessiva burocrazia dell’ONU. Addirittura, in campagna elettorale si è spinto a definire l’ONU «un club di persone che si incontrano, parlano e si divertono». In questi giorni, invece, recandosi all’ONU per il suo primo discorso da Presidente, sembra aver mostrato un atteggiamento più distensivo, più aperto al dialogo. Come si spiega questa evoluzione?

In realtà questo è un atteggiamento del nuovo Presidente degli Stati Uniti che abbiamo già visto all’opera in altri contesti. Un esempio rilevante è quello della NATO: anche in quel caso, sia in campagna elettorale che dopo la sua elezione, Trump si era schierato in maniera netta criticando l’organizzazione e paventando un ritiro degli Stati Uniti dall’impegno nella stessa. Salvo poi, in sede di Alleanza Atlantica stessa, rivedere i toni della sua posizione e comunque garantire un sostegno alla NATO da parte degli Stati Uniti. Nel contesto delle Nazioni Unite, sembra essere in gioco lo stesso meccanismo: c’è stata una forte critica all’organizzazione da parte di Trump, ma nel momento in cui è necessario dimostrare un impegno degli Stati Uniti all’interno dell’organizzazione il Presidente non sembra tirarsi indietro. Quindi non credo ci si possa aspettare una cambio di passo significativo rispetto alla precedente amministrazione anche perché negli ultimi tempi Trump si è reso conto della rilevanza delle Nazioni Unite pur con tutti limiti che abbiamo sottolineato e che lui stesso ha portato avanti. Ad esempio, in relazione alla questione nucleare della Corea del Nord.

Quindi, in relazione al suo mutato atteggiamento, Trump sarà più un attore a favore che non un attore contro questo progetto di riforma?

Si, non credo che gli Stati Uniti si sottrarranno al progetto di riforma dell’organizzazione, che, come dicevo, è sentito ormai unanimemente dai membri delle Nazioni Unite come necessario e urgente.

Una situazione complessa, un progetto di riforma ambizioso. Secondo la sua esperienza quali sono le chances ed anche le tempistiche di una riforma come questa?

Bisogna nuovamente distinguere fra i livelli della riforma. Si sono fatti passi in avanti molto significativi per quanto riguarda due ambiti in cui le Nazioni Unite sono state particolarmente attive e lo saranno nel periodo futuro: da una parte  tutto l’ambito del peacekeeping e del peacebuilding, quindi dell’assistenza post-conflitto e del monitoraggio del rispetto dei diritti umani; in questo caso si è cercato di introdurre dei meccanismi correttivi che facciano delle Nazioni Unite un’organizzazione davvero efficiente e significativa nel panorama internazionale. Queste riforme sono pronte ad essere attuate nei prossimi mesi ed anni. Cosa diversa  sono le riforme più strutturali, più istituzionali dell’organizzazione che invece richiederanno molto più tempo e, se parliamo della riforma del Consiglio di Sicurezza, non credo che potranno essere realizzate in un tempo breve e nemmeno medio, rimarranno nell’agenda ancora per parecchio tempo.

E’ più probabile che si arrivi prima a una rivitalizzazione dell’Assemblea?

Assolutamente si, quello credo che sarà fatto nei prossimi mesi e soprattutto si cercherà  di collegare sempre di più il lavoro dell’Assemblea con quello del Consiglio di Sicurezza, anche e soprattutto in funzione di stimolo per l’Organizzazione delle Nazioni Unite stessa: tentare cioè di far intervenire l’Assemblea e far sì che l’Assemblea si pronunci su quelle questioni che in Consiglio di Sicurezza non possono andare avanti perché oggetto dei veti incrociati da parte dei membri del Consiglio stesso.

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