giovedì, Luglio 29

Educazione e tecnologia al Meeting Bisogno educativo uno dei temi principali della terza giornata

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Rimini – «Il bisogno educativo è una periferia». Così Emilia Guarnieri, Presidente dell’associazione Meeting fra i Popoli, anticipa il tema de le ‘Testimonianze delle periferie: educazione, introdurre alla realtà‘.
Nella terza giornata del Meeting il concetto di periferia è analizzato sotto vari aspetti della vita, e sicuramente quello dell’educazione è fondamentale. «Noi educatori viviamo sempre tra due tentazioni: da una parte di non fare bene i conti con il momento, l’altra è di scaricare addosso ai giovani l’effusione dei nostri sentimenti (o meglio le nostre frustrazioni)», spiega la Guarnieri, «Non ci rendiamo conto che il compito dell’educatore è aiutare a ritrovare l’evidenza di sé, aiutare a ritrovare il proprio io, aiutare a re -incontrare il proprio io, a non essere più astratti con il rapporto con se stessi, questo è il compito che Don Giussani ha indicato».

Il rapporto educativo può essere un luogo d’incontro imprevisto e impensabile, ciò che porta ad educare è solo un gesto di apertura e di amore. Questo tema, abbinato alle periferie, spiega perfettamente la situazione in cui si trovano i giovani, che vivono in un momento storico estremamente complicato soprattutto sotto il fronte dei valori e della spinta educativa. «Questo Meeting sta mostrando in tutte le sue espressioni, quanto sia vero che il cuore c’è, quanto sia vero che il cuore ha un potere, ha il potere di cambiare la storia, ha il potere di costruire tra gli uomini, quindi dire che il compito dell’educatore è di aiutare a re -incontrare il proprio io, cioè il proprio cuore. Credo che sia veramente decisivo». Come risposta Alberto Bonfanti, insegnante di storia e filosofia e Presidente di Portofranco, un’associazione di aiuto allo studio, ha sottolineato l’importanza di educatori che si occupino seriamente dei giovani. Il mondo odierno sembra preoccupato solo di ampliare il divertimento dei ragazzi, «dimenticando che il loro cuore desidera molto di più: ha sete di giustizia, verità e bellezza. Ma come insegnare agli alunni a non aver paura di cercare la verità? Come educarli alla libertà? C’è solo un modo: introdurli al rapporto con la realtà».

Se vogliamo contestualizzare il problema dell’educazione, dobbiamo introdurre anche il concetto di tecnologia. L’educazione tramite la tecnologia equivale, non sempre, alla perdita del contatto diretto? “Laddove è strumento è utilissimo”, ci spiega Bonfanti, “il problema è che non può sostituire qualsiasi rapporto». E quando viene utilizzato per sostituire una mancanza? «In questo caso è un disastro. La tecnologia è strumento, l’educazione è rapporto. Se si salta questo passaggio salta tutto”. La Sua associazione può essere considerate come un Porto d’arrivo o ancora di salvezza per i ragazzi? “Questa espressione era stata usata anche dal Sindaco Albertini quando abbiamo fatto la prima conferenza stampa, è sicuramente un punto d’appoggio per poi buttarsi nella vita riconoscendo che non si è soli, con la consapevolezza che c’è sempre qualcuno a cui chiedere un aiuto”. Il male dei nostri tempi, si dice, sia la solitudine. “Ma non come assenza di persone. Pensiamo quando si va allo stadio, i concerti, sono pieni di persone. Va intesa come assenza di significato. E’ una questione umana. Alcune volte i ragazzi si discostano anche dalla religione perchè non hanno travato la risposta a questa solitudine, ma solo un insieme di regole. O l’esperienza Cristiana è intesa come risposta al bisogno ma se rimane solo un insieme di regole I ragazzi si allontanano ancora di più”.

Se non c’è speranza è veramente difficile instaurare un rapporto educativo, «è proprio nella mancanza di speranza che si radica l’incapacità di stare davanti alle circostanze», così spiega alla platea  José Medina, insegnante negli USA,  «quando le cose non hanno un legame con un ‘di più’, i problemi della vita si presentano come difficoltà insormontabili e pesanti. Educare significa accompagnare ad entrare nella realtà». «Amare senza limiti» conclude Medina, «vuol dire amare il mistero dell’altro. Questo è possibile solo riconoscendo nel presente la tenerezza, l’affezione, la pietà che Dio ha per me. Riconoscere l’altro come dono ci lascia pieni di libertà e di gratitudine davanti ad ogni circostanza. Infatti gli educatori crescono insieme ai loro ragazzi». 

 

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