domenica, Dicembre 5

Educare i giovani, tra finzioni e paradossi La finalità pedagogica e sociale di educare ad essere cittadini di una società con le contraddizioni che comporta la giovane età, è un territorio di ricerca confusa del proprio Sé fatto di errori ricadute e possibilità di emanciparsi, producendo fiducia in se stessi nell’apertura disordinata al mondo sociale

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“Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno

di dire che questa è la più bella età della vita”

P. Nizan, da Aden Arabia

Ricordate Willy Monteiro Duarte, ucciso da due energumeni a Colleferro nel settembre scorso? Ne ho parlato in questa sede. O la cittadina di Alatri dove tre anni fa fu ammazzato un altro giovane, Emanuele Morganti. È di questi giorni la morte di un altro giovane ancora, di 17 anni a Formia, Romeo, anch’egli ucciso per difendere degli amici come Willy. E poi scontri tra bande di minorenni a Napoli sul lungomare, provenienti da contesti familiari e sociali socialmente deprivati, una devianza minorile criminale in quella città considerata dagli inquirenti tra le più pericolose d’Europa. E passerò subito per detrattore da qualche acritico ad oltranza che non sa vedere ciò che si muove realmente sotto la superficie sociale di quella città. Mentre le cronache recenti riportano notizie da Roma ed altre realtà territoriali dove si incontrano/sfidano decine se non centinaia di adolescenti e giovanissimi in tenzoni alla Fight Club, film in qualche modo seminale. Ma nel film il focus era sulle paranoie individuali del protagonista che non sapendo come sfogarsi si era costruito un suo doppio, Brad Pitt, assurto a mentore della sua interiorità disturbata. Mentre qui siamo dinanzi a scontri tra bande, improvvisate o meno. Non sempre ascrivibili a categorie cosiddette ‘a rischio’.

Questa progressiva diffusione di forme di devianza e violenza giovanili è un aspetto della vita sociale sovente relegata in fondo a temi ritenuti più importanti. La finalità pedagogica e sociale di educare ad essere cittadini di una società con le contraddizioni che comporta la giovane età, è un territorio di ricerca confusa del proprio Sé fatto di errori ricadute e possibilità di emanciparsi, producendo fiducia in se stessi nell’apertura disordinata al mondo sociale. Un percorso mai scontato fondato su aspri confronti che favoriscono l’autostima, il rapporto con gli altri, famiglia, scuola, gruppi di pari. Per questo è necessario garantire dignità nell’istruzione, educare a conoscere per capire, a sapere per saper fare e saper essere assicurando un per quanto possibile armonico sviluppo di personalità con un lavoro condizioni economiche dignitose ed aspirazioni perseguibili. Significa rimuovere, come da Costituzione, gli ostacoli che si frappongono allo sviluppo della persona.

Le espressioni di devianza sociale sono spia di fenomeni più ampi o sono ascrivibili a semplici fenomeni di strutturazione della personalità? Secondo, la società deve difendersi da questi atti con azioni repressive, o i reati commessi sono la spia di fenomeni cui la società concorre con modelli e disvalori frutto di un affievolirsi dell’azione pedagogica dello Stato non più in grado di favorire validi modelli di integrazione relazionale e sociale? Terzo, rilevante, qual è la sostanza, la qualità e l’orientamentodelle agenzie di socializzazione che promuovono la crescita e lo sviluppo di personalità in progress con azioni convergenti ad obiettivi realizzabili che passa dagli esempi in famiglia, non più unica fonte di socializzazione in cui si interiorizzano valori, comportamenti, azioni, alla scuola, dove modelli di comportamento e l’esplorazione di un mondo interazionale con altri coetanei, partecipazione, fantasia riducono l’esposizione del proprio Sé egocentrico mettendo in relazione anche conflittuale con il diverso da noi, ovvero tutti nei confronti di tutti gli altri, con proprie storie, costumi, provenienza etnica, differenze culturali, disparità economiche, credo religiosi.

E la società, ancora lontana, prescrive, limita, chiude, apre, stimola, in una dimensione il cui ingresso è sempre fonte di paura, panico, incapacità, contraddizione. Insomma, si tratta di non dimenticarsi che i giovani di cui parliamo, del futuro che vagheggiamo o promettiamo, delle opportunità che favoriremo si scontreranno con i propri canoni cercati con entusiasmo frammisto a defezione, dai propri limiti, incapacità, errori. Insomma tutto il corredo di cui gli adulti vorrebbero emendarsi attribuendo ai più giovani l’onere di dover cercare soluzioni. Giovani sempre nel proprio divenire, soprattutto oggi nel vorticoso caotico agire in una società globale, migliori di quanto li pensiamo per stereotipi e sempre più incazzati verso una società adulta che dà spesso prova molto carente della sua apparente superiorità morale con cui cerca di etichettarli, senza fare i conti con se stessi prima di osannarli o condannarli in quanto turbolenti, difficili, sbruffoncelli ed indisciplinati.

Dimenticandosi, gli adulti, degli errori ed incapacità di quando i giovani erano loro. Viviamo in un mondo la cui modalità competitiva in diversi settori della vita sociale si riflette sul modo di esprimersi socialmente, secondo i valori e lo stato morale della società odierna. I percorsi educativi del passato fatti di riti passaggio articolati e visibili, in una lineare progressione che portava dall’adolescenza alla maturità con scostamenti relativi, avvenivano in un mondo la cui centralità era il luogo dove si viveva per allargarsi ad un ‘altrove’ vicino, sostituito oggi da un villaggio globale le cui forme interattive ed il cui confronto quotidiano permanente si manifestano istantaneamente con modalità comunicative elettroniche che hanno in misura rilevante sostituito le tradizionali agenzie e strategie educative e di crescita degli individui.

La comunicazione odierna è una forma individualizzata dell’esistenza che si riflette nell’approccio individuale di giovani ed adulti, ciascuno nel proprio mondo virtuale. Tempo e spazio dell’istante hanno ormai devastato le consolidate coordinate della conoscenza, dei saperi, del formarsi che con un tempo allungato era il principale canale di crescita, che richiede tempo, errori, successi, in un susseguirsi di tempi intermedi ciascuno dotato di una precipua particolarità. Oggi si sa sempre meno e si conosce sempre più, si orecchia di più e si approfondisce meno. Ed i tristi risultati si vedono, equivocando nel ritenere che ciò che di trash passa la tv per fare audience costituisca l’insieme dei giovani. La profondità del sapere e la fatica della conoscenza è sfidata dalla velocità del conoscere e dallo strafalcione divenuto ormai esempio da seguire. Nuove forme di espressione si manifestano, tutte improntate ed assoggettate ad immagini compulsive sui social, un balletto su Tik Tok, arma micidiale usata da ragazzine che a 10 anni muoiono per rifare giochi pericolosi proposti da oscuri ‘influencer’. Così nel mare magnum dell’offerta che oggi la televisione sempre più presenta e su cui si dovrà parlarne, prendono piede programmi come ‘Il collegio’ alla quinta edizione ed il recente ‘La caserma’. A cui farà seguito, e non poteva mancare in un paese pio e cattolico, a parole, come il nostro, un futuro, udite udite, “Ti spedisco in convento”!!Io propongo gratis alla piattaforma che ha avuto questidea paraeducativa per il prossimo futuro magari “La prigione”, poi “L’ospedale” e così di seguito. Poi arriverà Il sexishop, Gli scambisti, ecc. ecc!!! e magari anche “L’ufficio”, forse il più interessante perché dati i tempi bui molti non lo vedranno mai nella realtà! Mi soffermo su Il collegio. Interessante e fuorviante per i motivi che dirò. Un gruppo di ragazzi cosiddetti problematici, scelti via casting, viene inserito in una realtà distopica, un’interazione un mese in un mondo altro, diverso dal reale mondo di provenienza. Venendo così in qualche modo entomologizzati” come gli insetti studiati dalla biologia per la loro anatomia, vita, abitudini. Gli adulti (insegnanti, militari, suore) divengono una sorta di autorevoli maestri di vita. Insomma una sorta di spuria agorà, la piazza principale della polis greca. Il sottotestopotrebbe essere “alla ricerca delle regole perdute” oppure “aiuto mamma ho perso le regole” parafrasando il famoso mamma ho perso l’aereo! Il carattere di finzione fa sì che vi sia consapevolezza da parte dei giovani che si è in un luogo dove le regole cui attenersi ferreamente costituiscono lo scotto da pagare ad una situazione eccezionale e straordinaria, proprio fuori del loro ordinario andamento di vita. Soprattutto è a tempo, dunque si finge di applicarsi con impegno sapendo che quella retorica finzionale svanirà nella realtà più difficile a cui torneranno.

Poi, regola fuori tempo oggi, i ragazzi devono abbandonare pc cellulari e tablet staccandosi totalmente dal mondo virtuale. E qui siamo in un mondo inesistente fuori di tempo e spazio che è quello dell’oggi vissuto di virtuale. Farne a meno accentua il carattere di finzione e costruzione di un set recitativo che nella realtà non esiste. Il chief creative officer, oscuro inglesismo che fa figo come ogni provincialismo linguistico, almeno abbozza che “non li definirei programmi educativi” e vorrei pure vedere! ma udite, lo scopo sarebbe quello di far pensare e riflettere i ragazzi ed il pubblico sulla loro vita… niente di meno! Allora il sottotesto è: questi ragazzi perfetti sconosciuti fanno un casting simil tanti altri esempi non proprio educativi, come quello con un gruppazzo di vip o pip per 6! mesi chiusi in una casa a provare relazioni per poi uscirne vincitori per una prossima carriera nel sottobosco cultural kitsch dell’epoca. Poi, i ragazzi ‘in collegio’ sono investiti della responsabilità di dover cambiare abitudini, comportamenti, studiare di più, rispettare il prossimo, rispettare mammà e papà. Insomma un surrogato di un’educazione civica che qualche supponente politico decenni fa si convinse dell’inutilità. Educazione a scuola, ovvero nella realtà concreta, non instudi dove si profilano i diversi personaggi ad usumpubblicitario. Ma il deficit più rilevante di cui parlavo è che in tutto questo teatrino la famiglia d’origine dei ragazzi è fuori lontana, è rimasta estranea ad un presunto cambiamento dei propri figli, non avendo contribuito in alcun modo a modificare relazioni, dialoghi, comportamenti, socialità. Pare proprio come il caso di una persona che va in officina a farsi aggiustare un pezzo che ha dei difetti ed aspetta il ‘pezzo’ nuovo che verrà montato da specialisti (qui gli insegnanti). In una sintesi, rotto il meccanismo inter relazionale del confronto tra famiglia scuola ed allora parrocchia, i processi evolutivi sono sottoposti a sbalzi in un clima familiare che se ha per fortuna tolto di mezzo metodi punitivi anche violenti, ha anche smussato le asimmetrie di ruolo per cui ciò che dicevano i genitori era legge in quanto titolari di un ruolo, per cui la relazione ha preso il sopravvento su misure più rigide.

Ma nel contempo ciò ha comportato anche la fuga dal proprio autorevole esempio di genitori, con mamme che vogliono competere con figlie di 30 anni di meno, con risultati talora osceni. Oppure padri che rassicurati da una presunta autonomia del figlio cellulare-munito non si preoccupano più di stimolare e criticare abdicando così alla propria funzione di porre dei limiti e delle regole ormai superate dall’esterno della vita sociale. Ma il problema più grande che può obnubilare le menti è che la finalità del set televisivo è il rispetto delle regole. Quali? Quelle che nella società vengono disattese ogni giorno nella prevalenza dei comportamenti truffaldini, corruttivi, di collusione, commistione tra obiettivo pubblico e malversazioni private? Nelle pratiche economiche che ci vedono al primo posto per corruzione ed evasione fiscale di oltre 120 miliardi di euro l’anno, dove l’arricchimento diffuso illegale e/o criminale è parte costitutiva del nostro agire pubblico? E le famiglie che ricevono il pacco dono del proprio giovane ripulito e corretto, dopo, quali modi di relazionarsi instaureranno? O anche questo fa parte del post casting a spese della produzione? Mio figlio quando aveva 17 anni mostrava già una sua curiosità nel voler capire ed oggi sta dando corpo alle sue aspettative. Mi disse che i giovani sono alla ricerca di un’autorità con cui confrontarsi. Questo poco più di dieci anni fa. Aveva già capito molto… non è mai una fortuna come diventano i figli, gioca molto impegno e responsabilità dei genitori.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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