sabato, Ottobre 23

Editoria: arriva la riforma field_506ffbaa4a8d4

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Quali sono le falsità che circolano su questa riforma?

Da un lato c’è la vecchia storia di cosa era il finanziamento all’editoria, si finanziavano giornali inesistenti, i giornali di partito, degli amici… tutte queste situazioni di fatto sono state ripulite dal 2010 con nuovi criteri e con questa nuova legge vengono tutti superati. Non ci sono finanziamenti diretti ai grandi giornali, lo ripeto il focus è la piccola editoria e non c’è neanche una delega in bianco. I criteri di delega sono estremamente precisi e costruiscono un meccanismo per il finanziamento rigoroso e oggettivo. Non ci sarà una discrezionalità di qualcuno e tantomeno di qualcuno della politica. Ci sarà la possibilità di partecipare a dei bandi e permetteranno di ottenere i finanziamenti. E’ un meccanismo estremamente trasparente  non è un fondi per dare i soldi ai giornali degli ‘amici’.

Sono finiti i tempi in cui si davano i fondi senza criterio, giusto?

Si, assolutamente. Qualcuno può non essere d’accordo che esista un fondo per il pluralismo e che non sia d’accordo che esista un intervento pubblico a sostegno della stampa locale, però non si può dire che è un fondo discrezionale. Altre preoccupazioni che sono nate rispetto al fatto che viene fatto un intervento nel Consiglio Nazionale dell’ordine dei Giornalisti e che lascerebbero intendere un intervento di legge che crei problemi al lavoro e al riconoscimento dell’attività dei pubblicisti, anche questo non è vero. Non c’è nulla nella Legge. L’unica cosa è un articolo che parla della riduzione dei componenti del Consiglio Nazionale. Abbiamo ritenuto che tramite questo intervento si possa rafforzare  il ruolo del Consiglio che oggi è diventato un organismo retorico, e questo lo dicono tutti. Andando a ridurre le dimensioni e razionalizzare le competenze si vuole ridare quella autorevolezza e forza. Capisco che sulla base di alcuni emendamenti che sono stati presentati e che non sono stati ritenuti validi ci potevano essere delle altre aspettative da parte di alcuni. Voglio aggiungere che si interviene, e questo non accadeva da molto tempo, sul tentativo di razionalizzazione e sostegno alla rete di vendita, nel rapporto tra edicola e distributori. I giornali devono arrivare realmente a tutti i cittadini, quindi parliamo di tutta la filiera.

E per quanto riguarda l’online? Non si può più chiudere gli occhi e pensare che il web non sia vincente rispetto alla carta…

L’accesso a questi contributi passerà dalla necessaria messa anche online della testata. Sarà un elemento condizionante. Noi non diciamo che la carta non deve esistere più, non sono in grado di valutarlo ma esistono esperienze negli Stati Uniti di ritorno alla carta soprattutto per i giornali locali e di quartiere. La carta non è uno strumento superato, ma la compresenza con l’online sia un elemento importante.

 

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