lunedì, Maggio 17

Editori in estinzione? in Toscana si cambia

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L’editoria è in crisi?   E’ vero che in Italia il libro sta perdendo terreno? Se così è, cosa occorre fare per restituire al libro stampato il suo fascino, la sua presa sul grande pubblico, una maggior diffusione? I dati di un Rapporto dell’Aie, l’Associazione Italiana Editori, di appena un anno fa, confermano tale tendenza negativa, indicando il biennio trascorso come quello della ‘grande trasformazione’, ovvero di un «cambiamento indotto dalla crisi, dall’impatto dirompente del digitale, dallo scenario economico nel quale il libro si muove». Cresce il mercato digitale, cresce anche il peso e il ruolo dell’editoria italiana in chiave internazionale, ma diminuiscono gli editori rispetto al 2012 (-1%) e scende ancora il fatturato arrivato a 2,660 miliardi di euro con una flessione del -6,8%. Sono dati preoccupanti che commentiamo insieme ad Anna Pampaloni, collega che vanta una lunga esperienza in importanti case editrici (come la Giunti, ad esempio) e una grande consuetudine, per formazione e ‘familiarità’ con il libro e la letteratura ( suo padre, Geno, giornalista, grande critico letterario e scrittore, è stato stretto collaboratore di Adriano Olivetti, Direttore Editoriale della Vallecchi e collaboratore di Indro Montanelli a ‘Il Giornale‘ e a ‘La Voce‘).

Al di là dei numeri”, dice Anna, “mi è rimasto impresso nella mente quanto detto al Salone di Torino riguardo alle attuali attitudini degli italiani: cioè che il 70% non sono capaci di leggere testi complessi”. Tutta colpa di Internet? “Non tutta, certo è che le giovani generazioni preferiscono altri strumenti di ‘acculturazione’ ed il web è in grado di dar risposte immediate alle loro esigenze e curiosità. Il loro approfondimento tende, però, a frastagliarsi, a farsi sempre più specialistico e ristretto al loro campo d’interesse del momento. Scaricano tutto gratis dal web, anche per la ricerca scolastica e universitaria e così avvertono sempre meno l’esigenza del libro”.

 

C’è dunque un vero e proprio stacco generazionale?

Purtroppo sì, e ciò mi dà amarezza: la nostra generazione di cinquantenni è cresciuta con l’amore per il libro stampato: che bello gustarne esteticamente la bellezza, apprezzarlo al tatto e sentirne perfino l’odore….

 

Un’attitudine questa assorbita soprattutto in famiglia, no?

Sì, certo, con mio padre in casa si parlava spesso di scrittori, di classici e di contemporanei, anche di Premi Letterari. Oggi mi pare che gli stessi non abbiano più quel richiamo sul grande pubblico che avevano fino ad un decennio o due fa ….e non è semplice ricordare i vincitori degli ultimi Strega o di premi altrettanto famosi… Mah, forse è colpa dell’età…oppure i  tempi e i comportamenti stanno cambiando troppo velocemente e non sempre in meglio.

 

Dunque, c’è da essere pessimisti?

Direi di sì, se non ci faremo venire nuove idee e, comunque, la speranza che il libro torni ad essere percepito come un bene prezioso, una ricchezza e uno strumento di conoscenza oltreché di stimolo e godimento intellettuale, non demorde.

 

Un attento osservatore dei processi in atto è il collega Andrea Schillaci, che ha alle spalle una lunga esperienza direzionale nella Editoriale Olimpia, nata da una costola della Vallecchi e da poco scomparsa. E’ una delle molte collane che, proprio a Firenze, hanno chiuso i battenti.
Anche qui in Toscana”, dice Andrea, “le cose non sono andate meglio rispetto al resto del Paese. C’è stato un calo generalizzato di fatturato e addetti. La produzione è diminuita e anche la percentuale dei lettori nel 2013 ha raggiunto il punto più basso dal 2007:  il 47,5% (dato riferito al 2013). E pensare che Firenze è stata una delle grandi capitali dell’editoria italiana, nell’Ottocento e nel secolo scorso”.

I dati dell’Irpet (Istituto regionale per la programmazione economica toscana) segnalano che nel periodo 2004-2012 il calo di addetti e imprese è stato del 12%. Al 30 ottobre 2014 si contavano 452 imprese (edizioni di libri, periodici e altre attività editoriali) con circa 955 addetti (fonte Unioncamere),  e una produzione di 3.859 titoli (che è il numero più basso dal 2007). Le aree di mercato registrano la netta prevalenza di titoli di varia per adulti (3.248) rispetto ai titoli per ragazzi (488) e ai titoli educativi (123).
La regione è scesa alla sesta posizione a livello nazionale per opere pubblicate, dopo la Lombardia, il Lazio, il Piemonte, l’Emilia Romagna e il Veneto.

Qui, il fenomeno della grande concentrazione editoriale nel Nord”, rileva Schillaci, “è stato assai rilevante. E pensare che soltanto alcuni decenni fa, nel secondo dopoguerra, il graduale sviluppo dell’editoria scolastica aveva visto affermarsi editori toscani quali Le Monnier e Sansoni, Giunti-Marzocco, D’Anna, Bulgarini, La Nuova Italia che arrivarono nei primi anni Ottanta a raggiungere insieme 150 miliardi di fatturato, circa un terzo di quello nazionale”.

Dunque, la scomparsa dell’editoria scolastica ha assestato un duro colpo al sistema toscano.
Il fenomeno di assorbimento da parte dei grandi gruppi editoriali ha avuto il suo culmine negli anni 90, con acquisizioni da parte di grandi gruppi di numerosi marchi storici toscani: Sansoni e Nuova Italia, passate alla Rizzoli; Salani a Longanesi; Le Monnier acquisita da Mondadori, solo per citarne alcune. Naturalmente non mancano eccezioni come Giunti, oggi terzo gruppo a livello nazionale che ha incorporato numerose sigle editoriali e che ha sempre mantenuto la propria base a Firenze, o case editrici storiche di qualità come la Olschki, nata nel 1886 e che prosegue la propria produzione nel campo delle scienze umanistiche sempre in mano alla stessa famiglia; sempre nel capoluogo toscano, Passigli Editore, Barbera Editore che resistono.

Nonostante la crisi, negli ultimi anni si sono avuti anche segnali positivi come l’affermazione di case editrici nuove (Mandragora, Edifir, Polistampa, Sillabe, Maschietto Editore, Scala Group) che operano con grande professionalità e creatività prevalentemente nel campo dei cataloghi di grandi mostre ed eventi vari. Un tipo di editoria che può contare sul sostegno degli enti pubblici.
Nel complesso, però, la situazione editoriale toscana (e, forse anche nazionale) registra una diminuzione delle piccole case editrici a vantaggio delle medie imprese.

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