sabato, ottobre 20

Ecuador-Stati Uniti: a volte, ritornano Una nuova egemonia statunitense nella regione latina? L’Ecuador cambia rotta

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In America Latina c’è da tempo chi prova a sfidare l’egemonia degli Stati Uniti nella regione. C’è chi ci riesce e c’è, invece, chi con gli USA proprio non ha intenzione di rompere.

Facciamo qualche passo indietro. Nel 2015, Mauricio Macri ha vinto le elezioni presidenziali in Argentina e, un anno dopo, abbiamo assistito alla vittoria di Dilma Rousseff in Brasile. Ed ecco il via ai preannunciati cambiamenti nella politica economica ed estera. I due paesi hanno abbracciato la liberalizzazione finanziaria ed economica, hanno optato per misure di austerità e per riforme del lavoro caldamente osteggiate dai coinvolti in prima persona. Tutto ciò, ha migliorato le relazioni con gli Stati Uniti e con le istituzioni finanziarie internazionali.

Nel verso opposto, Venezuela, Bolivia ed Ecuador, rimasti ad ostacolare gli Stati Uniti nella presa di controllo dell’intera regione. Ma qualcosa, poi, è cambiato. Dall’elezione come presidente di Lenin Moreno nel 2017, l’Ecuador sembra essersi allontanato da una politica estera radicata nel principio di sovranità.

E Moreno, ora, ci lascia senza più dubbi.

Come mai? Per la riforma della legge sullo sviluppo produttivo, approvata il 21 Giugno scorso  e che arriva a puntino con la visita di Mike Pence nel Paese. Difficile non credere che sia pura casualità. La revisione dimostra un avvicinamento al settore economico ecuadoriano ma, soprattutto, un apertura chiara agli interessi geopolitici degli Stati Uniti.

Mentre gli americani annunciavano il nuovo tentativo di «ripristinare la democrazia in Venezuela» e Trump si affaccendava, occupatissimo, ad affrontare le critiche del mondo sulla questione migrazione, il vicepresidente statunitense è arrivato, -per la terza volta-, in America Latina il 26 Giugno, toccando Brasile, Ecuador e Guatemala. Il globo ad affannarsi con indignazione contro Donald, ma non Lenin Moreno.

Durante la conferenza stampa congiunta, il leader latino non ha detto una parola sulla politica migratoria made in USA, anzi. Ha ringraziato il Governo degli Stati Uniti per «il suo impegno a porre fine a questo problema umanitario». Non è da ignorare, per lo stesso, il «rispetto» mostrato dagli americani nei confronti dell’Ecuador e l’impegno nel «prendere ulteriori provvedimenti per isolare il regime di Maduro.» Il 4 Luglio, il Ministro degli Esteri ecuadoriano, Jose Valencia Amores, ha annunciato la sospensione del viaggio del rappresentante dell’Ecuador in Venezuela. Gli Stati Uniti hanno reagito affermando di aver trovato il Paese «rispettoso e desideroso» di assicurarsi un accordo commerciale ambito dalla sua stessa classe economica.

Nel classico gioco del ‘complimento su complimento’, Moreno ha ringraziato Pence per la «volontà di sostenere le esigenze finanziarie dell’Ecuador rafforzando il dialogo con organizzazioni». «Lavoreremo per eliminare ogni impedimento con l’obiettivo di tenere un dialogo bilaterale sul commercio e sugli investimenti entro la fine del 2018». E certo non si può dire che il presidente non abbia iniziato a mettere in pratica le promesse. Ha già lavorato, infatti, su due fronti: quello delle riforme economiche e quello della cooperazione bilaterale in materia di sicurezza, contribuendo allo smantellamento dell’Unione delle nazioni sudamericane (UNASUR).

Ma vediamo tutto nel dettaglio.

Parliamo, innanzitutto, di riforme. Il 21 giugno, come su citato, su richiesta del ramo esecutivo ecuadoriano, l’assemblea nazionale ha approvato la legge sullo sviluppo produttivo. L’approvazione -ed il suo iter- è stata duramente osteggiata dagli economisti e dagli attivisti che sostengono sia una chiara minaccia nei confronti dei servizi sociali, nonché, una grave violazione della Costituzione del 2008.

Perché? Perché la legge bandisce l’approvazione del budget annuale del Paese ed il meccanismo del deficit ‘primario’. Una disposizione che, secondo l’economista ecuadoriano Andres Arauz, che ha precedentemente lavorato nella Banca centrale, influenzerà negativamente la spesa sociale. «Ogni anno ci devono essere più entrate (tasse) che spese (istruzione, salute, sicurezza) … Ci sono solo due modi per far coincidere i numeri. Aumentare le entrate o ridurre le spese».

 

La legge prevede riduzioni fiscali ed esenzioni per gli investitori stranieri fino a 15 anni, nonché, esenzioni per tutti i nuovi investimenti sul pagamento dell’imposta sulla valuta inviata all’estero. Altro punto toccato dalla riforma è la remissione del debito per le società private che non hanno pagato la loro quota di tasse al servizio di entrate ecuadoriano. Invece di aumentare le entrate pubbliche per sostenere la spesa sociale, la legge incita lo Stato a rinunciare alle entrate e a tagliare la spesa pubblica.

Il sociologo Jonathan Baez ha descritto la mossa come un «auto-sabotaggio con l’obiettivo di accedere ai prestiti multilaterali come unica possibilità di finanziamento». vincere, -se un accordo sarà firmato con gli Stati Uniti-, saranno le élite economiche del Paese, le più soddisfatte delle importazioni di beni perché eviteranno di pagare le tasse. Gli economisti hanno subito lanciato l’allarme, avvertendo che l’eliminazione della ‘seconda tassa’ potrebbe incidere gravemente sull’economia dollarizzata dell’Ecuador consentendo l’estrazione di ingenti somme di denaro. A Ma non solo: così facendo, L’Ecuador starebbe rinunciando ad almeno 2.2 miliardi di dollari.

Perfettamente in linea con le raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI), uno degli articoli della legge vieta i prestiti della Banca Centrale al Ministero delle Finanze. Altro motivo di preoccupazione poiché, quegli stessi prestiti hanno aiutato il Governo precedente a fronteggiare il problema della mancanza di liquidità, peraltro, senza intaccare la spesa sociale e senza fermare i grandi progetti infrastrutturali.

Ma non finisce qui. La legge riporta in vita dal regno dei morti, i Bilateral Investment Treaties (BIT), precedentemente dichiarati incostituzionali e che consentono agli investitori stranieri di evitare i tribunali del Paese, portando le controversie legali dinanzi all’arbitrato internazionale. L’articolo 422 della Costituzione dell’Ecuador del 2008 proibisce i «trattati o gli strumenti internazionali in cui lo Stato ceda la giurisdizione sovrana agli organismi arbitrali internazionali». Aggirata ancora una volta la suprema legge, Moreno si é dichiarato soddisfatto per aver approvato queste riforme, inevitabili per scongiurare una crisi economica ‘imminente’. Ma sulla crisi economica, i dubbi sono parecchi.

Gli indicatori economici, infatti, sono in positivo, -arriva circa al 3% la crescita economica del Paese-, e contraddicono la narrativa di inevitabilità. Ma Moreno non è che ci abbia fatto poi molto caso. L’obiettivo è rendere l’Ecuador un Paese attraente per gli investimenti. Il prezzo è ignorare i costi delle finanze interne e le persone che fanno affidamento sui servizi sociali dello Stato.

Ma ne varrà la pena?

O si rischia di scivolare verso il fondo ancora una volta?

Veniamo agli Stati Uniti.

Le relazioni diplomatiche tra i due stati si erano offuscate sotto il Governo di Correa, non tanto per volere del presidente ma per il risultato di più du due decenni di mobilitazione sociale  con un unico fine: il rifiuto della politica estera americana in Ecuador. Un rifiuto netto, specie relativamente all’espansione militare e alla promozione degli accordi di libero scambio. Ora siamo a distanza di un decennio circa da quando i movimenti sociali, la società civile organizzata e i governi progressisti dell’America Latina sconfissero efficacemente l’Area di libero scambio delle Americhe (FTAA), un progetto sponsorizzato dagli Stati Uniti e l’aria che tira sembra diversa.

Proprio l’Ecuador è stato in prima linea per liberare il Sud America dalla presenza militare statunitense attraverso la promozione della cooperazione militare regionale all’interno dell’UNASUR. Una delle vittorie diplomatiche più significative degli Stati Uniti finora è stata propria quella di far entrare in crisi la UNASUR, l’unico organismo di integrazione regionale che non prevedesse la presenza statunitense. Il tutto è accaduto quando sei alleati degli Stati Uniti e membri del gruppo di Lima hanno annunciato il loro ritiro temporaneo. L’Ecuador era uno degli altri sei membri rimasti.

Quest’anno, gli USA hanno aiutato il Paese nel fronteggiare una serie di attacchi e rapimenti sul confine settentrionale dell’Ecuador con la Colombia. Grazie a questa gentile offerta, gli USA hanno ri-ottenuto l’Office for Security Cooperation che Correa aveva eliminato nel 2014 sostenendo di aver avuto un’influenza indebita sulle istituzioni di sicurezza nazionale dell’Ecuador. Pence ha ringraziato Moreno per questo gesto durante la sua visita.

Ovvio, l’Ecuador si comporta cosi per una ragione. «C’è una maggiore pressione da parte del Governo ecuadoriano nei confronti di quello degli Stati Uniti per firmare un accordo commerciale; molti prodotti ecuadoriani stanno già entrando negli Stati Uniti senza tariffe», spiega David Suarez del Centro per i diritti economici e sociali (CEDES). «L’austerità deve essere intesa nel suo senso ideologico e politico come tagli alla spesa per le persone e vantaggi o sussidi al capitale privato».

Ma Pence non è arrivato in Ecuador da Moreno per firmare un accordo di libero scambio. È arrivato per ottenere un sostegno ‘latino’ per la campagna statunitense contro il Venezuela e per aprire la strada ad un maggiore controllo militare sulla regione.

E gli Stati Uniti, ora, potrebbero essere influenzati nell’accettare un accordo di libero scambio con l’Ecuador? Magari si, viste le premesse, ma se il Paese latino vorrà raggiungere la meta, certo, dovrà pagare un prezzo. E forse è un costo che il Governo ecuadoriano ha già iniziato a pagare.

«Gli Stati Uniti lavoreranno con l’Ecuador per affrontare la minaccia del traffico di droga e delle organizzazioni criminali», afferma Pence. E questa non è una buona notizia per chi vive al confine settentrionale dell’Ecuador, poiché, se la cooperazione statunitense con Colombia e Messico resterà quella che è, allora sarà probabile un aumento della violenza.

Inoltre, l’effetto della riduzione del bilancio dello Stato sarà la perdita dell’accesso all’istruzione pubblica gratuita e alla salute. Il Ministero per l’inclusione sociale ed economica ha riportato una riduzione di 10 milioni di dollari nel loro budget e molti, d’altronde, hanno già perso l’accesso a programmi sociali come il bonus per lo sviluppo umano.

Verrà ristabilita l’egemonia americana?

Sembra che la via sia quella giusta. Ma qui, in ballo, c’è molto altro.

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