giovedì, Ottobre 21

Ecuador: la scossa che non ci voleva field_506ffbaa4a8d4

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Quito – Il conto delle vittime del terremoto di magnitudo 7,8 della scala Richter che sabato scorso ha colpito l’Ecuador continua aumentare. Una macabra tombola il cui ultimo numero, però, non sarà il 90 e nemmeno il 413, l’ultima cifra delle vittime accertate fino a ieri sera, e questo perché sono tantissimi i dispersi e tantissime le persone ancora intrappolate tra le macerie, mentre le probabilità che si continuino a trovare sopravviventi, scavando tra gli edifici rasi al suolo, col passare dei giorni sfuma. E poi, migliaia di feriti, atti di sciacallaggio, mancanza di energia elettrica e acqua potabile nelle città devastate e nei  paesini rimasti isolati dai quali arrivano le richieste di bare. Moltissime bare.

La regione costiera ecuadoriana è in ginocchio, e lo è l’intero Paese, che deve affrontare questo dramma proprio nel mezzo di una crisi economica molto pesante, dovuta ai bassissimi introiti generati dalla vendita del petrolio il cui prezzo, in questo 2016 nero per l’ Ecuador, è ai minimi storici.

Il Presidente Rafael Correa che, visibilmente provato, ormai passa le sue giornate tra le vittime e nei centri più compromessi dal movimento tellurico, ha destinato 600 milioni di dollari all’emergenza. Ma è evidente che non basteranno,  la Croce Rossa parla di almeno 100.000 sfollati, e la ricostruzione sará l’ennesima sfida da vincere per il Paese. Intanto gli aiuti internazioanli cominciano ad arrivare. Squadre di soccorso messicane, cilene, colombiane,peruviane ma anche venezuelane e cubane, fra i primi a giungere sul posto,sono già al lavoro. Dall’europa sono state la Spagna e la Svizzera a farsi subito presenti mentre invece dall’Italia Renzi ha comunicato via twitter, sabato stesso, che anche la nostra protezione civile sarà a disposizione degli ecuadoriani e questo sarebbe senz’altro un gesto ben visto da un popolo che in questo momento ha bisogno di sostegno e di non essere abbandonato.

Una grandissima prova di maturità la stanno dando anche i cittadini ecuadoriani che risiedono nella capitale ed in altre città non coinvolte, in maniera grave, dal terremoto e che per questo stanno contribuendo con la raccolta e l’invio verso le zone più danneggiate di viveri, vettovaglie ed acqua. E ci sono anche i tanti volontari che stanno cercando vittime e sopravvissuti e spesso rimangono sopraffatti dai volti e dalle espressioni di dolore dei corpi senza vita,talvolta bimbi, strappati alle rovine. Volti che fanno piangere anche il Capitano dei pompieri di Manta che mentre narra il ritrovamento di un cadavere scoppia in lacrime.

Ma quali son le zone più colpite?  L’epicentro, per la cronaca, è stato individuato in una zona che comprende ben 3 cittadine del paese; Esmeraldas, Santo Domingo e Pedernales. Ma in realtà sono sei le regioni ad essere state dichiarate in stato d’emergenza, Esmeraldas, Los Ríos, Manabí, Santa Elena, Guayas y Santo Domingo de los Tsáchilas, e quindi moltissime le città coinvolte o addirittura devastate dal sisma ; posti molto noti in Ecuador come Manta e Portoviejo ma anche Guayaquil, la seconda città più importante dell’Ecuador dove alcuni ponti sono crollati e dove moltissime abitazioni hanno ceduto alla violenza della natura. Persino nella capitale, Quito, a quasi 3000 metri sul livello del mare il terremoto che è durato quasi un minuto è stato avvertito con forza e solo per fortuna i danni sono stati, in generale, quasi nulli rispetto a quelli occorsi nel litorale.

Purtroppo però ci sono anche i centri piccoli anzi invisibili che in un primo tempo sono rimasti totalmente isolati e dove è tuttora difficilissimo far arrivare gli aiuti .piccoli centri come Canoa, Jama , Bahia, Rocafuerte e tanti altri di cui nemmeno tutti gli ecuadoriani sanno i nomi ; piccoli posti di cui forse troppo tardi sapremo le storie.Come quella del Signor Realpe che è uscito a far pascolare le vacche ed al suo ritorno non ha trovato più il suo piccolo villaggio. Ed in mezzo a tanta disgrazia c’è purtroppo anche spazio per gli avvoltoi della politica che cercano a tutti i costi di screditare il Presidente Correa per avevenimenti che niente hanno a che vedere con la volontà umana ma di questo ne sappiamo abbastanza anche in Italia.

Mi piacerebbe concludere dicendo che ormai tutto è sotto controllo e che presto l’Ecuador supererà questa treagedia ma purtroppo cominciano ad affiorare problemi sanitari dato che il caldo decompone i corpi in minor tempo e quindi potrebbe esserci ben presto una crisi umanitaria di dimensioni molto maggiori . Spetta dunque al mondo scrivere la parola fine con l’invio di aiuti urgenti per un paese che da solo non può farcela.

 

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