mercoledì, Ottobre 20

Ecuador: il petrolio mette a rischio il socialismo

0
1 2


Quindi la crisi c’è e si comincia insinuare tra la popolazione, scettica sul futuro del Paese. Correa è quindi sicuro che il 2016 potrebbe rivelarsi ancora più insidioso del 2015.

Un anno duro che potrebbe persino influenzare le simpatie politiche degli ecuadoriani, ma il Presidente ricorda che si è lavorato e si lavorerà sempre al meglio nonostante le avversità, e questo periodo non deve far dimenticare al mondo che in Ecuador si sono combattute con successo la povertà e la miseria, e si continua a lottare contro il divario tra poveri e super ricchi , ed in questo senso si stanno facendo grandi sforzi per ridistribuire la ricchezza. Inoltre, fa notare Correa, l’Ecuador ha messo da parte alcune risorse economiche a cui si è ricorso per arginare gli effetti del basso prezzo del petrolio e sono stati fatti investimenti che miglioreranno le condizioni del Paese. Investimenti sulle reti idroelettriche che faranno dell’Ecuador un Paese esportatore di energia elettrica; si è lavorato per la costruzione di raffinerie e su progetti per lo sfruttamento minerario che procedono a passi da gigante. Quest’anno dovrebbero già arrivare un miliardo di dollari appunto dal settore minerario, mentre la Cina continua a garantire al Paese prestiti significativi, proprio in queste settimane dovrebbero arrivare 800 milioni. Tutte queste iniziative tendono a riattivare l’economia statale e accelerare l’economia nazionale.

Malgrado tutto, sul petrolio il Presidente non perde le speranze, perché, a suo dire, mai nessuno è stato capace di prevederne gli balzi, in positivo o negativo, e poi perchè in Ecuador una delle imprese petrolifere più note del mondo, di cui però non ha voluto divulgare il nome, ha appena stipulato un contratto miliardario con lo Stato.
Aspetti positivi accompagnati anche dalla speranza, ci dice off record il Ministro dell’Energia, che ormai questo prezzo così basso del petrolio non conviene più a nessuno e presto dovrebbe tornare ad aumentare.

Correa non perde, infine, l’occasione per accanirsi sulla moneta nazionale, il dollaro statunitense, che non gli permette di promuovere una svalutazione, che invece in questo momento sarebbe un toccasana per il Paese; ne sono la prova le svalutazioni già operate come contromisura alle difficoltà economiche da Paesi come la Russia, il Messico, la Norvegia ed il Canada per citarne alcuni.

Altro elemento di preoccupazione rimane senz’altro quello politico, dato che l’aspetto economico influenzerà sicuramente, secondo Correa, anche il panorama politico, e a un anno appena dalla prossima tornata elettorale potrebbe essere un serio problema.

Siamo riusciamo a strappare un sorriso al Presidente Correa proprio sul tema politico chiedendogli come mai l’opposizione continua attaccarlo sebbene lui non potrà essere candidato alle prossime elezioni e questi attacchi potranno alla lunga rivelarsi utili al candidato sostenuto dal suo movimento politico, l’Alianza País. Il Presidente ci ha risposto che l’opposizione non saprà cosa fare quando lui abbondonerà la vita politica : “Soffriranno di depressione quando io non sarò più Presidente. Quale sarà il loro motivo per alzarsi ogni giorno? Con un bicchierino accanto canticchieranno: ‘Se non te ne fossi andato sarei così felice’. Il loro attacco ci fa bene perchè se attaccano me proteggono il mio successore. Stanno commettendo un errore strategico (…) Noi vinceremo le prossime elezioni”. E anticipa alcuni nomi del suo possibile candidato alla presidenza: Lenin Moreno, suo ex Vice Presidente, e Jorge Galss, attuale Vice Presidente.

Infine, Correa aggiunge che andrà a vivere in Belgio per alcuni anni per evitare che la sua immagine possa rendere difficile la gestione del Paese al prossimo Presidente, perché, con crisi o senza crisi, con elezioni o senza elezioni, il Presidente Rafel Correa rimane, dice lui, senza ombra di dubbio, il Presidente più amato e celebrato di tutta la storia ecuadoriana.​

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->