sabato, Settembre 18

Ecuador: il petrolio mette a rischio il socialismo

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Quito – Vento in poppa e crescita economica e sociale a ritmi degni di un Paese industrializzato hanno caratterizzato l’Ecuador -e gran parte del Sudamerica- nell’ultimo decennio; favorendo anche una spesa pubblica che ha fatto accarezzare l’idea, a più di un analista, che finalmente il ‘cambio di epoca’  – slogan del Governo ecuadoriano guidato con successo dal Presidente Rafael Correa -, rappresentasse ormai una conquista sociale inattaccabile. Il ‘Socialismo del siglo XXI’ ha, infatti, determinato lo sviluppo e la modernizzazione del Paese che oggi può contare su scuole di ultima generazione; ospedali pubblici all’avanguardia e una rete stradale da far invidia anche a molti Paesi europei.

Il PIL ecuadoriano è riuscito a toccare crescite del 7 e 5% rispettivamente nel 2011 e 2012, e il Paese ha goduto di introiti petroliferi che nel 2012 hanno battuto ogni record (quasi 9 miliardi di dollari) stabilendo una media senza precedenti dal 2010. Un’inflazione tra le più basse del Sudamerica, mentre l’economia del mondo occidentale e quella europea in primis soffrivano una delle più gravi crisi economiche di tutti i tempi e rimettevano in discussione tutti i principi economici e sociali sin qui rispettati.

Tutto questo accadeva in Ecuador ancora fino a un anno fa, da allora sembrano essere passati decenni e il crollo improvviso e imprevedibile del greggio ha ridimensionato la crescita e lo spirito, le aspirazioni del Paese, che adesso vede un futuro molto più complesso e incerto. Ed è lo stesso Presidente Rafael Correa ad esporci questo futuro nel corso di una conferenza stampa aperta alla stampa internazionale.

«Sono molto preoccupato per la questione economica», esordisce il Presidente che parla di una crescita del Paese, nel 2015, pari all’ 1%. Il Paese, abituato a un prezzo del petrolio intorno ai 100 dollari al barile, si è visto di colpo ridurre gli attivi di oltre il 70%, il greggio ecuadoriano, infatti, è pagato, in media, 25 dollari contro i trenta previsti come caso estremo per il 2015 dal Governo ecuadoriano.

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