martedì, Maggio 11

Ecuador: Guillermo Lasso dalla banca alla Presidenza Riflette perfettamente lo stereotipo dell’uomo di destra latinoamericano vicino agli americani e al FMI, eppure per la sua elezione è stato fondamentale il voto indigeno

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Ieri undici aprile, in Ecuador, Guillermo Lasso ha vinto il ballottaggio contro Andres Arauz, candidato progressista e sponsorizzato dall‘ex Presidente Rafael Correa. A suo favore il 52% delle preferenze. Un risultato che riflette un Paese diviso e con serie difficoltà economiche, sociali e sanitarie che il nuovo Presidente sarà chiamato affrontare fin dal primo giorno dopo il suo insediamento, previsto per il prossimo 24 Maggio.
Lasso aveva ottenuto al primo turno il 19,74% delle preferenze, con lui si erano posizionati: Andres Arauz, di Unión por la esperanza, con il 32%, e Yaku Perez di MUPP con 19,39%.

Chi sia Guillermo Lasso e soprattutto su quale sarà la sua linea politica è ciò che forse più conta per riuscire a decifrare la sua vittoria, frutto di una rimonta sul filo di lana nei confronti del suo avversario.
Cattolico convinto, banchiere di successo e funzionario di spicco di diversi governi, riflette perfettamente lo stereotipo dell’uomo di destra latinoamericano vicino agli americani e al FMI, che adesso, sostengono gli osservatori, influiranno notevolmente sulle decisioni politiche del Paese.
Lasso è fondatore e leader del movimento politico CREO, che nelle ultime elezioni si è affermata come quinta forza politica del Paese. Risultato deludente se si pensa che è passato da 22 a 12 seggi.

Considerando il peso di CREO, sarà imprescindibile per Lasso cominciare a dialogare e cercare accordi anche con quei partiti e movimenti che ideologicamente gli sono lontani, come Izquierda democratica (di centro-sinistra), e MUPP, il movimento indigeno che sarà l’ago della bilancia della prossima legislatura, dato che potrà concedersi il lusso di allinearsi a suo piacimento sia con la forza di governo che con la prima forza di opposizione, vicina all’ex Presidente Correa, e condurre i giochi all’interno dell’Asamblea Nacional (il Parlamento).

La strada del neo Presidente sarà da subito tutta in salita ed al contempo dovrà affrontare una delle peggiori crisi economiche e sanitarie mai vissute in Ecuador. Qui ormai l’indice di povertà e di disoccupazione sono tra i più allarmanti della regione latinoamericana e la lotta al coronavirus sino ad oggi è stata persa dallo Stato e dalle 60.000 vittime di Covid-19 che oramai si contano, anche se l’Ecuadpr ad oggi si ostina a riconoscerne soltanto 16.000 morti, ignorando i più di 40.000 morti in eccesso solo nel 2020.

Un Paese in ginocchio causa, soprattutto, le scellerate decisioni del suo attuale Presidente, Lenin Moreno, che si è dimostrato incapace di reggere le sorti del Paese nei 4 anni di mandato. Nessuna politica pubblica a favore dei settori della popolazione più vulnerabili, neppure nel periodo più duro della pandemia, e, anzi, ha favorito leggi che hanno fatto licenziare migliaia di lavoratori senza riconoscere loro i diritti più elementari, quali per esempio una liquidazione adeguata. E poi la repressione violenta e spietata contro gli indigeni, che durante le proteste di ottobre 2019 hanno lasciato sul terreno 9 morti; e come dimenticare l’umiliazione di coloro che sono stati costretti ad abbandonare i cadaveri in strada quando, nel 2020, il Covid-19 sconvolse il Paese.

Lasso dovrà misurarsi con tutto questo e al contempo dovrà mantenere le tante promesse della campagna elettorale, che vanno dalla creazione di posti di lavoro ai 9.000.000 di vaccinati nei primi 100 giorni di governo, una promessa che in un Paese dove ad oggi si è vaccinato a malapena e con innumerevoli contrattempi e scandali il 2% di una popolazione di 17.000.000 di abitanti suona incredibile.

Eppure il Presidente Guillermo Lasso, ieri sera, durante il discorso della vittoria, ha assicurato che manterrà tutte le sue promesse, dichiarando di volere un Paese libero e prospero: «Comincerò a lavorare sui vaccini sin da domani. Voglio vedere tutti gli ecuadoriani liberi senza paura di esprimere liberamente le proprie opinioni».
Un discorso conciliatore e pieno di speranza in netta contrapposizione con i discorsi dell’ex Presidente Rafel Correa che tuttavia oggi in Ecuador continua ad essere un leader.

Se qualcuno crede che per Lasso sia stato facile raggiungere il trionfo si sbaglia di grosso, infatti nonostante le sue notevoli risorse economiche e la sua alleanza tacita con la stampa nazionale è la terza volta che ci prova, e fino a ieri gli era andata male.
Nel 2013 contro il suo acerrimo nemico Correa, e nel 2017 contro l’attuale Presidente Moreno, aveva perso. Solo ieri, a 65 anni, ha finalmente raggiunto la presidenza, superando, senza non poche apprensioni, il primo turno in seconda posizione, appena per un soffio davanti al candidato degli indigeni, Yaku Perez, che ancora oggi si dice vittima di una frode elettorale.
Ieri, al ballottaggio, Guillermo Lasso é riuscito ad ottenere 52% dei voti, una grande rivincita contro il candidato di Correa, Andres Arauz, molto più giovane e spavaldo, ma anche forte del trionfo del primo turno e sicuro di ottenere il voto dei sostenitori di Correa. Invece, qualcosa non ha funzionato, e dopo aver ottenuto il maggior numero di ‘asambleistas’ e aver pensato che il ballottaggio sarebbe stato una passeggiata, con la maggior parte dei sondaggi che lo davano vincitore, Arauz ha cominciato a perdere colpi mentre Lasso ha cominciato a mettersi sulla stessa lunghezza d’onda degli elettori. Soprattutto gli indecisi e gli indigeni gli hanno regalato la vittoria nelle località che una volta erano le roccaforti di Rafael Correa.

E così l’Ecuador, dopo circa 30 anni, torna essere governato dal liberalismo e dall’ideologia che sulla carta dovrebbe favorire la minoranza degli ecuadoriani e cioè la classe a cui appartiene anche lo stesso Lasso: l’elite che oggi festeggia con gioia il ritorno, formale, al potere.

Con Lasso sono in molti a pensare che abbiano vinto le banche e i gruppi di potere economico più influenti del Paese, ma sono anche i poveri ad avergli dato il voto. Una cosa è certa, il Paese non può sopravvivere ad altri 4 anni in continuità con l’attuale governo, con cui il neo Presidente ha comunque convissuto. Oggi non conta, oggi in Ecuador si festeggia a tutti i costi, senza se e senza ma, il Paese è ormai allo stremo e almeno per un giorno vuole illudersi e credere, ancora, nella politica e nei politici . Almeno per u, giorno hanno vinto tutti, anche Arauz che chiama Lasso e si congratula per la sua vittoria.

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