mercoledì, Aprile 21

Ecuador: Correa tiene duro

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Quito Rafael Correa non si rassegna, anzi, combatte con foga e decisione i piccoli gruppi di potere che riescono a strumentalizzare alcuni settori degli indigeni che prestano il fianco alla destra, alla ricerca della riscossa, camuffandola come protesta popolare.
Non riusciranno, dice il Presidente, “a riportare il Paese al passato, a farlo ripiombare nell’ingiustizia sociale”, nonostante questo 2015 “sia stato senz’altro l’anno più duro da quando sono diventato Presidente”. Il prezzo del petrolio gli gioca contro, mentre l’eruzione del temibile Vulcano Cotopaxi ha ulteriormente aggravato il clima già teso del Paese, eppure dalla sua parte ha, dice, il 70% della popolazione.

Martedì scorso il Presidente Correa ha aperto le porte del palazzo presidenziale ai giornalisti della stampa estera presente nel Paese per esporre le sfide che sta affrontando l’Ecuador e la sua rivoluzione.

Le manifestazioni organizzate dall’opposizione, le critiche e gli scontri con alcuni settori indigeni del Paese (guidati da CONAIE) che reclamano diritti al Governo che per loro ha fatto più di qualunque altro Governo sono stati i temi che noi abbiamo proposto al Presidente.
In democrazia tutti hanno il diritto di protestare”, ci dice, ma le proteste devono essere pacifiche e legittime, e le manifestazioni contro il suo regime sono state tutt’altro che pacifiche, anzi, caratterizzate da episodi di estrema violenza che hanno fatto registrare almeno 130 poliziotti seriamente feriti –compreso il sequestro e la tortura di un membro delle forze dell’ordine che ha rischiato di morire.
I media internazionali e il ‘romanticismo’ che si nutre in vari Paesi nei confronti degli indigeni, secondo Correa, favoriscono una visione molto distorta dei fatti verificatosi nel Paese, suggerendo che ci sia stata una feroce repressione nei confronti dei protagonisti delle proteste.
Riguardo la legittimità delle proteste Correa ha le idee chiarissime, CONAIE, secondo lui, non protesta per rivendicare diritti ma per imporre una propria linea politica e tenere sotto scacco il Governo. Sono quindi gli interessi politici, più che quelli sociali, che riescono a strumentalizzare quelli che lui definisce ‘piccoli gruppi’.
Viviamo in democrazia, se volessero far ritirare, come dicono, alcune riforme che l’Esecutivo ha mandato all’Asemblea Nacional potrebbero raccogliere firme e impugnare il processo in maniera legale”, secondo Correa l’unico obiettivo dell’opposizione e destabilizzare il Paese e farla finita con il Governo che ha attivato la rivoluzione sociale.

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