mercoledì, Aprile 21

Ecuador: caos nelle carceri fuori controllo Intervista esclusiva a Patricio Barriga, ex candidato alla Vice Presidenza della Repubblica, e a José Serrano, ex Ministro degli Interni

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In appena 4 anni l’Ecuador è diventato un Paese irriconoscibile. Infatti da quando il Presidente Moreno ha assunto il potere , l’Ecuador é precipitato nel caos istituzionale e sociale. Sono state smantellate tutte le istituzioni dello Stato e aboliti diversi ministeri che servivano a un funzionamento moderno ed efficiente.

Ostaggio del FMI e di diversi gruppi di potere, il Presidente ha governato a discapito delle fasce piú vulnerabili della poplazione arrivando persino a favorire, attraverso un decreto legge, licenziamenti a tappeto durante la pandemia e relegando alla povertá migliaia di famiglie.

Un Paese allo sbando ed anche uno dei peggiori nell’affrontare il Covid-19 per cui l’Ecuador é diventato famoso quando il mondo ha visto con orrore le immagini dei cadaveri abbandonati per strada o abbandonati negli scantinati degli ospedali.

E per questo, purtroppo, non devono sorprenderci le immagini che stavolta ci arrivano dalle carceri ecuadoriane dove da martedí sono scoppiate delle rivolte, soprattutto nella ‘capitale economica’ di Guayaquil, che hanno causato almeno 80 morti, ma il numero sarebbe destinato a crescere dato che la situazione non è ancora sotto controllo e i detenuti continuano ad avere il conttrollo delle prigioni.

Scene cruentissime che mostrano corpi decapitati o smembrati e dati alle fiamme per una lotta tra bande armate. Perché nel Paese governato da Lenin Moreno la corruzione ha dotato i detenuti oltre che di coltelli anche di armi da fuoco e, secondo dichiarazioni non confermate, addirittura di granate.

E tutto ció avviene a poche settimane dalle elezioni presidenziali che hanno consacrato un ballottagio, da disputarsi a metá aprile, tra l’erede dell’ex Presidente Rafael Correa ed il banchiere rappresentante del centro destra Guillermo Lasso.

Il Presidente Moreno ha mandato un messaggio a reti unificate in cui ha annunciato lo stanziamento dei fondi per gli istituti penitenziari e ha dichiarato, con assoluta tranquillità, che la situazione è sfuggita di mano per via del potere delle organizzazioni criminali e per il cattivo lavoro svolto dal suo predecessore. Quindi lui non avrebbe nessuna responsabilitá. Peccato peró che l’organizzazione dei diritti umani dell’ONU non sia d’accordo ed abbia rammentato al governo che è dovere dello Stato garantire l’incolumitá dei reclusi.

L’Indro’ ha dialogato, in esclusiva, con Patricio Barriga, ex candidato alla Vice Presidenza della Repubblica, e con José Serrano, l’ex Ministro degli Interni.

Secondo Barriga, il Paese si trova nel caos e nell’ anarchia: “Stiamo vivendo l’abbandono statale. Ci troviamo in una situazione di anomia dovuta anche ai tagli operati dal governo nei confronti del settore pubblico che adesso comincia a mostrare tutti i suoi limiti. A tutto questo dobbiamo aggiungere la sfiducia nei confronti delle istituzioni: la gente non crede nel governo, non crede nel Parlamento né nella giustizia e pertanto questo ha contribuito alla violenza generalizzata”.

Sulla situazione nelle carceri, Barriga non ha dubbi che tra le cause si possa elencare, oltre alla guerra tra bande, anche l’esistenza di organizzazioni criminali molto piú potenti ed influenti di quanto si pensi, capaci di corrompere tutte le autoritá penitenziarie. Ciò è successo perché “la politica neoliberale che ha ridotto le risorse destinate al sistema penitenziario e pubblico in generale è anch’essa causa di quanto sta accadendo. Sono stati licenziati molti membri della polizia penitenziaria con la giustificazione che bisognava eliminare la burocrazia perché era inefficiente quando in realtà quello che hanno ottenuto è uno Stato inefficiente”.

Molto piú allarmanti e preoccupanti le dichiarazioni dell’ex Ministro Serrano che afferma che fosse noto che si stesse preparando una rivolta nelle carceri: “Io sono stato informato direttamente dalla Polizia e dal nostro Ministero degli interni che ci sarebbe stata un ammutinamento ed anche le autoritá ne erano al corrente. Addirittura il giorno prima che cominciassero gli scontri si sapeva anche la strategia che avebbero adottato i detenuti, ma purtroppo i nostri funzionari non hanno fatto nulla. Possiamo parlare di negligenza e dolo. Sono sicuro che ci siano funzionari che stanno ricevendo denaro per non intervenire e permettere che proseguano queste tragedie e che nei prossimi provocherá un’escalation di violenza anche per le strade di altre città del Paese come Guayaquil, Manta e Quevedo.”

Dietro le rivolte, secondo Serrano, “ci sono le bande che vogliono accaparrarsi il controllo del territorio e la vendita della droga. Parliamo di diverse bande e di regolamento di conti tra i loro membri. Nel 2019 si fonda la banda dei ‘Los Lagartos’ che affronta quella dei ‘Los Choneros’: durante questa guerra muore uno dei leader di una banda che per rappresaglia fa uccidere 5 membri dei Choneros. Purtroppo la mancanza di controllo da parte delle autoritá preposte dall’ attuale governo, colpevole di aver distrutto sia la pubblica sicurezza quanto la riabilitazione sociale, hanno favorito il ciclo di morte e vendetta dei rispettivi gruppi. Le organizzazioni criminali stanno beneficiando dello smantellamento delle istituzioni statali e soprattutto del Ministero degli interni che ha preferito dedicarsi alla politica mentre la Polizia si dedicava alla protezione dei funzionari pubblici trascurando la popolazione. È mio dovere avvertire che quello che sta succedendo è appena l’inizio di una vera e propria guerra tra bande destinata a continuare se lo Stato non riuscirá a riprendere il controllo”.

Le organizzazioni criminali hanno fatto già pervenire dei manifesti con le proprie condizioni a diversi canali TV e questo – afferma Serrano – “è l’ennesima prova della negligenza del governo. Ci ritroviamo in una terra senza legge dove nessuno vuole assumersi le proprie responsabilità. È urgente che si riesca a catturare i criminali e porteggere i nostri cittadini.

L’abolizione, nel 2018, del Ministero di Giustizia, diritti umani e culti e la sua sostituzione con semplici segreterie di Stato decisa dal governo con il pretesto dell’austerità è stata – dice Serrano – “una decisione assurda, presa molto alla leggera, dato che non si basava su nessuna analisi tecnica. Il Ministero è stato diviso in due istituzioni che hanno iniziato a stilare nuovi regolamenti e protocolli di sicurezza. L’ ex Ministra di Giustizia, Rosana Alvarado, ha cominciato lo smembramento del Ministero di Giustizia autorizzando, tra l’altro, l’ingresso di diversi oggetti all’interno delle carceri, oggetti sino ad allora vietati proprio perché pericolosi. Infine sono stati aboliti anche corsi di formazione per le guardie penitenziarie e quello che sta succedendo è l’esatto riflesso della mancanza di pianificazione e dell’incompetenza delle persone incaricate delle nostre carceri.”

L’ex Ministra degli Interni, Maria Paula Romo, “è la principale responsabile della disarticolazione delle politiche di pubblica sicurezza ed anche l’attuale Ministro, ex vice di Romo, sembra non esssere all’altezza della situazione. Vede, nel 2010 lo Stato decide di prendere le redini della situazione all’interno dei centri di reclusione sino ad allora sotto il controllo delle bande criminali. Per tale ragione si riforma l’allora ministero di Governo e lo si trasforma in Ministero degli interni che prende sotto la propria competenza anche la Polizia Nazionale proprio per far specializzare questo Ministero nella sicurezza dei cittadini. Però nel 2019 si riadotta la vecchia struttura eliminando il Ministero degli interni per rimettere quello di governo che invece di occuparsi dei temi di sicurezza pubblica si è occupata di poltica e ci siamo ritrovati con una Ministra (Romo) che conferiva incarichi pubblici ed assegnava l’amministrazione degli ospedali. Per questo ripeto che quella violenza che si vive nelle carceri non è altro che la logica conseguenza delle scelte sin qui adottate. Non è un caso, tra l’altro, che anche le morti in Ecuador siano aumentate a 7,7 all’anno ogni 100.000 abitanti mentre le mafie si sono riappropiate delle carceri e lottano per il potere. In poche parole, non si puó ridurre il ruolo del Ministero di governo al solo controllo del perimetro delle prigioni lasciando da parte il controllo interno e il lavoro dell’intelligence per sgominare le bande criminali”.

Se la riforma carceraria avviata dall’ex Presidente Correa era opportuna, perché oggi stiamo vivendo in questa situazione? “L’ unico governo che si è preoccupato della riabilitazione sociale é stato quelo di Correa. Correa aveva adottato un processo di riforma integrale che andava dalla pubblica sicurezza alla riabilitazione sociale. Correa aveva creato infrastrutture adeguate, un modello di gestione penitenziaria ed una politica di formazione per le guardie penitenziarie. Ma poi anche una serie di politiche pubbliche che tendevano a rafforzare il nostro sistema carcerario. È una grave irrsponsabilitá ció che ha provocato l’attuale governo eliminando il Ministero di giustizia, ma soprattutto affidando i ministeri chiave a gente incompetente. Quello che ha ottenuto Correa è sotto gli occhi di tutti e significa riduzione del numero dei delitti, riduzione della violenza in carcere e riduzione di omicidi”.

Più dura è l’opinione dell’ex Ministro sul Presidente Moreno: “Da tre anni l’Ecuador non ha più un Presidente. Abbiamo vissuto solo persecuzioni politiche e la disarticolazione degli apparati di pubblica sicurezza” che hanno reso il Paese insicuro. “Nel 2016” – ricorda, invece, Serrano – “eravamo riusciti a collocare l’Ecuador tra i Paesi piú sicuri dell ‘America Latina con risultati storici come per esempio un indice di omicidi di 5,5 per ogni 100.000 abitanti.e potevamo vantare tre tra le città più sicure del Sud America. Credo che oggi si sia passati da un modello che vuole prevenire a un modello che vuole reprimere. Non sará che il governo vuole far pretende privatizzare il sistema penitenzario?

Una domanda che nasconde tante insidie e speculazioni tutte lecite mentre intanto ancora si continua a sparare dentro la prigione di Guayaquil dei cui reclusi i familiari piangono e si disperano per non sapere nulla dei propri cari o perché invece già sanno della loro morte.

E continuano a moltiplicarsi anche gli appelli di alcuni detenuti che invocano l’intervento dell’esercito dato che anche loro sono vititme della rivolta e non mangiano o bevono giá da 72 ore, temendo per la propria vita.

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