venerdì, Maggio 14

Ecovillaggi, un modello economico applicabile?

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L’ecovillaggio è una soluzione sociale sostenibile, sia dal punto di vista economico che ambientale, che si sta diffondendo in in tutto il mondo. Si tratta di piccole comunità rurali o urbane ecosostenibili composte da un gruppo di persone che lavorano insieme, con un ideale e una visione condivisa in armonia e cooperazione con la natura. «Vi sono ecovillaggi nati con l’obiettivo di ridare vita ad un vecchio borgo abbandonato ed altri sorti intorno all’idea di sperimentare un modello sociale alternativo basato sui principi della solidarietà e della nonviolenza. Alcuni sono legati ad una scelta di vita spirituale, spesso fuori dai dogmi delle religioni istituzionalizzate; altri ancora si sono formati per sperimentare un modello di società a basso impatto ambientale basato sulla riduzione dei consumi e l’autosufficienza e in molte comunità si assiste ad una crescente fusione di uno o più orientamenti», scrive il sito di ‘Umani in divenire‘ (Il Movimento Universale Umani in divenire è una ONLUS iscritta al Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato e sul Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo).
Un luogo ricco e diversificato in cui le necessità della vita quotidiana possono essere soddisfatte recando benefici sia all’individuo che alla comunità. Salve, sono Checco e vivo a Bagnaia dal 1980. Risponderò alle domande riferendomi alla Comune di Bagnaia in particolare: ogni comune o ecovillaggio funziona con modalità e accordi propri, può dare idee ed esperienza ma non è mai del tutto copiabile”, ci rispondono dalla Comune di Bgnaia, che nasce nel 1979, con l’obiettivo di sperimentare nel quotidiano la condivisione delle risorse umane ed economiche.

Inanzitutto vorrei comprendere meglio il sistema economico della comune. Se ho ben capito si tratta di un sistema sostenibile sia sotto il prtofilo economico che ambientale. Ma se uno stipendio mensile è di circa 150 euro (come leggevo in diversi articoli) come fate ad utilizzare la tecnologia? Come potete comprare un PC o uno smartphone?
Per stipendio si intende una paghetta mensile (ora 180 euro) che ognuno di noi gestisce in maniera autonoma; inoltre possiamo gestire altre 1.200 euro annui per le ferie o altre scelte.

I bambini vanno a scuola? Come si sostengono le spese per l’istruzione?
La proprietà immobiliare (abitazioni, fabbricati rurali, terreni agricoli (30 ha lavorati, 50 boschivi) sono intestati a La Comune di Bagnaia ONLUS ed è una proprietà indivisa. La gestione dell’azienda agricola si attua tramite la cooperativa agricola La Comune di Bagnaia SCARL. I prodotti dell’azienda sono utilizzati per l’ autoconsumo (tendiamo all’autosufficienza) e in parte sono venduti all’esterno. Produciamo vino, olio, ortaggi, frutta, cereali e foraggi per animali (bovini, suini e di bassa corte), miele, legna da ardere (a conduzione biologica). Ogni membro ha conferito a titolo di donazione alla comune i propri averi indipendentemente dal valore diverso, anche nulla. Maturati tre anni di permanenza, ogni membro, nel desiderio di lasciare la comune, avrà diritto ad una liquidazione, che è uguale per tutti. I proventi si ricavano dalla vendita dei prodotti agricoli, dagli stipendi di chi ha scelto il suo lavoro all’esterno e ora anche dalle pensioni. Con questo La Comune soddisfa tutti i bisogni: acquisto macchinari agricoli o altri costi aziendali, auto, carburanti, assicurazioni, spese mediche, spese scolastiche (con possibilità di studi all’estero), spese elettriche (usufruiamo di installazioni per energie rinnovabili (solare fotovoltaico, fitodepurazione) e tutto ciò di cui una normale famiglia ha bisogno, compresa la possibilità di aiutare i propri parenti. Le decisioni si prendono in comune con il metodo del consenso anche per spese o investimenti economici.

Perché nasce la comune? E, sebbene comprendo che ogni persona abbia motivazioni differenti, in generale quali sono le motivazioni che spingono le persone ad entrare in una comune? Le motivazioni hanno a che fare con la crisi economica?
L’idea iniziale era quella di creare un microcosmo solidale che si distinguesse dalla generalità borghese dove vigeva l’organizzazione capitalista-consumista. Ultimamente riceviamo molte richieste di adesione per desiderio di fuga dalla metropoli o insicurezza economica, se non disperazione, demotivazione dal lavoro. È mia opinione che il sistema non abbia nessuna intenzione di cambiare rotta. Noi e le poche e piccole realtà come queste non saremo certamente in grado di ostacolare questa tendenza. Ci accontentiamo di sapere che ci sono altre, anche se poche, persone che insieme portano avanti quello che è anche il nostro progetto esistenziale-politico-culturale.

Secondo lei il sistema economico della comune potrebbe sostituire l’attuale sistema economico che pare aver fallito nell’assicurare il diritto alla vita a tutto il pianeta? Insomma il vostro sistema economico potrebbe sostituire l’attuale?
Siamo contenti di essere riusciti a realizzare e sviluppare il nostro sogno di 36 anni fa, ma pensiamo pure che la nostra scelta sia molto particolare e possa essere vista come azzardata ed estrema, per cui poco proponibile.

Siamo una formula di vita sostenibile sia per le persone che per l’ambiente, che segue un modello economico di decrescita. Noi lavoriamo su due fronti: quello della decrescita con l’autoproduzione alimentare ed energetica; e quello delle entrate”, ha dichiarato Katia Prati, Presidente associazione di promozione sociale ‘Tempo di Vivere‘, che con la sua famiglia ha dato vita ad un ecovillaggio con la struttura di comunità intenzionale, che nasce nell’agosto 2014 come luogo fisico composto da quattro nuclei famigliari (una famiglia con bimbi, una coppia e due singol).

Da dove provengono le entrate?
Mettiamo a disposizione del ‘pubblico’ le nostre professionalità e la nostra esperienza in ambito di counseling, naturopatia, agricoltura sostenibile, autocostruzione, autoproduzione domestica, risparmio energetico e cucina naturale. Teniamo corsi, workshop ed organizziamo eventi. Alcune delle attività che proponiamo sono, per esempio, corsi di comunicazione (efficace, empatica, non violenta), incontri di counseling individuali e di gruppo, corsi di Scollocamento Solidale, trattamenti individuali di Riflessologia Podalica Olistica, Kinesiologia Applicata, Floriterapia, Analisi Iridologica, consulti naturopatici, corsi sui Rimedi Naturali, Workshop di Autocostruzione (stufe a razzo, costruzioni in paglia e terra cruda, thermocompost, ecc.), corsi di cucina naturale e panificazione, Corsi di autoproduzione di microrganismi effettivi, corsi di permacultura, di ‘Food Forest’ e orto sinergico. Inoltre, offriamo la possibilità di soggiornare in ecovillaggio con la formula del turismo ecosostenibile (soggiorni di ricerca interiore e crescita personale, soggiorni di riequilibrio naturale fisico-energetico, ecc.)

Sono attività a pagamento?
In linea di massima sì, spesso però per le attività offerte durante soggiorni prolungati chiediamo solo un’offerta libera. I prezzi sono etici e servono a coprire le spese vive (pasti, costi della sede, rimborso spese del docente quando chiamiamo qualcuno a collaborare, ecc.).

Pensi che questo tipo di sistema possa essere una soluzione alla crisi?
Secondo me quello che c’è di buono nella crisi è che aiuta la gente a scoprire le proprie risorse, noi lo abbiamo fatto, anche se la nostra scelta non è stata dettata dal bisogno, ma da un atto di consapevolezza. Vivere insieme significa ridurre le spese di vita quotidiana (un solo affitto, un solo contatore, bollette inferiori a quelle che si avrebbero con la somma della spesa di quattro nuclei familiari divisi, spesa alimentare ridotta, macchine condivise, ecc.), avere un minor impatto sull’ambiente, avere all’interno della comunità maggior sostegno alla famiglia con bambini (educazione e accudimento condivisi) e al residente anziano. Inoltre, questa scelta determina minor frazionamento sociale e annullamento del senso di solitudine e abbandono.

Potreste rappresentare un pericolo per il sistema globale che si basa su uno stile di vita più consumista?
Io non credo, la nostra finalità è quella di mettere in pratica uno stile di vita alternativo. Collaboriamo con il Comune come membri della Consulta delle associazioni e offriamo gratuitamente iniziative utili al sociale (seminari gratuiti sulla soluzione dei conflitti, serate di confronto sulle possibili vie alternative per uscire dalla crisi…), siamo membri del DES di Modena (Distretto di Economia Solidale) e del gruppo appena nato dei Professionisti Solidali di Modena (affiliato con quello già rodato del DES Monza-Brianza). La nostra presenza sta ripopolando zone paesaggisticamente meravigliose che si stavano spopolando e il nostro stile di vita a basso impatto e rispettoso della natura permette la rivitalizzazione di aree quasi abbandonate. Mio marito lavorava a ‘Il Sole24Ore‘, si è licenziato e abbiamo venduto la casa per dare vita e finanziare l’associazione e questo progetto. Adesso siamo in fase iniziale ma speriamo di crescere e diventare completamente autosufficienti, dialogando sempre in armonia con l’esterno. La scelta di vivere assieme ad altre persone, di creare una comune, nasce dalla convinzione che questo sia funzionale alla crescita personale, al superamento del frazionamento che si vive nella società di oggi, al risparmio economico e di risorse ambientali. Una frase che credo spieghi bene la situazione di chi sceglie una vita di comunità è quella di Mimmo Tringale (direttore del mensile ‘AAM Terranuova‘): «… chi interpreta l’esperienza degli ecovillaggi come una sorta di fuga dalla società o come scelta individualistica si sbaglia. Dietro il vuoto di valori vomitato quotidianamente dalle tv, pubbliche e private, si nasconde un bisogno diffuso di una nuova socialità. Lo slogan: ‘Un mondo migliore è possibile: noi lo stiamo costruendo’ coniato dalla Rive (Rete Italiana Villaggi Ecologici) racchiude molto bene il contributo che l’esperienza degli ecovillaggi può offrire al processo di trasformazione della società». Stiamo sperimentando un’alternativa sostenibile, non è una guerra al sistema.

 

 

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