giovedì, Settembre 16

Economie emergenti sicure

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BangkokParadossale ma vero: in Economia e Finanza una cosa apparentemente lieve come la cosiddetta “volatilità” è vista come una minaccia mentre una idea assolutamente astratta qual è la stabilità è un valore assoluto. Ebbene, in base a quanto affermato nella giornata di ieri dalla Banca di Thailandia , le economie emergenti asiatiche sono sufficientemente robuste per sopportare il peggioramento dell’andamento globale dei fondi e la volatilità dei tassi di cambio previsti per il prossimo anno a causa delle politiche economiche delle più grandi economie mondiali che si differenzieranno molto al proprio interno.

La fluttuazione nei fondi globali è incostante, fluisce in modo disomogeneo ed i tassi di cambio cambieranno in modo naturale e continuo. «Non si tratta di un fenomeno nuovo e l’abilità di affrontare queste fluttuazioni dipende da quanto i fondamentali economici di ogni singola Nazione sono forti in epoca di volatilità», ha affermato il portavoce della Banca di Thailandia, Cirathep Senivongs Na Ayudhya.

Il possibile default della Russia è un evento specifico di una Nazione che potrebbe esplicare effetto domino sui sentimenti che aleggiano nei mercati emergenti soprattutto nell’ambito più strettamente monetario. Allo stesso tempo, i problemi presenti in Turchia e Argentina non sono originati nel settore finanziario, a causa del mancato rilascio dei prestiti, ma sono piuttosto correlati ad un eccesso di denaro in conto corrente e di deficit di budget, una situazione vista generalmente come un “deficit gemellare”.

«Le economie emergenti asiatiche sono relativamente forti, nonostante Malaysia e Indonesia siano state colpite dalla caduta dei prezzi del petrolio. Ma se si guarda il contesto nel suo complesso, molte economie emergenti asiatiche oggi sono meno dipendenti dalle sole esportazioni e sono piuttosto concentrate sulla domanda interna. Oltre all’Indonesia, i bilanci su partite correnti dell’Asia emergente sono in gran parte in surplus. I debiti internazionali sono comunque sotto controllo e le riserve sono alte», ha aggiunto il portavoce della Banca di Thailandia.

«La Russia è in fase di difficoltà già  dal 2008 poiché la sua economia fa ancora fortemente affidamento sulle agenzie di stato invece di affidarsi maggiormente ai meccanismi del mercato, il che significa che la sua economia ha bisogno di riforme strutturali,» ha aggiunto Chirathep. I suoi problemi strutturali accoppiati con l’appesantimento delle sanzioni imposte dalle economie più avanzate e triplicati con la caduta dei prezzi del petrolio allo stato attuale potrebbero condurre ad un potenziale default e le fluttuazioni nei flussi dei fondi, potrebbero intaccare la sensibilità dei mercati delle economie emergenti. In ogni caso, l’economia russa conta il 2 per cento di quella mondiale, il che vuol dire che potrebbe pure non esserci alcun effetto sulla crescita del PIL . La calma nelle attività economiche alla fine dell’anno significa che l’effetto della situazione russa sui flussi globali di fondi e sui sentimenti del mercato monetario non manifesteranno particolari effetti agli inizi dell’anno in arrivo.

 

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