mercoledì, Settembre 22

Economia sudafricana spinta o spenta dal nucleare? field_506ffb1d3dbe2

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sudafrica energia nucleare_Medupi

Johannesburg – Lo sviluppo dell’energia nucleare in Sudafrica appare una lama a doppio taglio. I potenziali vantaggi economici di questa fonte energetica sono stati misurati sul suo notevole costo e il sostanziale impegno di tempo indispensabile per sviluppare le centrali. Secondo alcuni, la spinta economica garantita coprirà anche il costo iniziale dello sviluppo; altri si chiedono come farà un’economia già  così sotto sforzo a sopportare l’impatto dei costi iniziali.

Secondo la South African Nuclear Energy Corporation il nucleare potrebbe rivitalizzare l’economia nazionale e contribuire alla più ampia industrializzazione. Le crisi energetiche del Sudafrica sono state un tema caldo per anni. Eskom, il principale fornitore di energia elettrica del Paese, fornisce circa il 95% dell’elettricità sudafricana e circa il 45% di elettricità di tutto il continente. Tre settimane fa, Eskom ha dichiarato l’emergenza energetica, e i sudafricani si sono preparati a ulteriori blackout. Eskom, comunque, è riuscita a non far spegnere le luci.

L’Amministratore esecutivo dimissionario di Eskom, Brian Dames, che si è dimesso nello scorso mese di marzo, ha detto che il Sudafrica sta ancora patendo le ripercussioni della decisione di ANC di non costruire nuovi impianti, come era stato richiesto da Eskom nel 1998. La costruzione della centrale di Medupi, avviata nel 2007, è  stata rallentata da ritardi legati a difetti di progettazione e da agitazioni sindacali. «Ci vorranno 10 anni per risolvere la questione», ha detto Dames.

Nel suo discorso alla Nazione dello scorso giugno, il Presidente Jacob Zuma ha sottolineato l’urgenza di affrontare la crisi energetica: «Abbiamo bisogno di rispondere con decisione ai limiti energetici del paese, per creare un ambiente favorevole alla crescita». «La situazione richiede una radicale trasformazione del settore, per sviluppare un mix energetico sostenibile che comprenda carbone, energia solare, eolica, idroelettrica, gas, ed energia nucleare» ha aggiunto.
Zuma ha assunto il fermo impegno di sviluppare ulteriormente l’energia nucleare e lo sfruttamento delle riserve di gas naturale. Ha detto che «la potenzialità del nucleare supera i 9 GW, ma il gas naturale sarà l’indiscusso protagonista del cambiamento nella nostra economia».

Il Dipartimento dell’Energia ha pubblicato il suo Integrated Electricity Resource Plan (IRP) -progetto integrato per l’energia elettrica (IRP)- per il 2010-2030. Vi si sottolinea che il mix sudafricano per la generazione di energia entro il 2030 dovrebbe così comporsi: 48% carbone; 13,4% nucleare; 6,5% idroelettrico, 14,5% altre fonti rinnovabili; e 11% di picco sarà garantito dalle turbine a gas a ciclo aperto. Sebbene il nucleare sia incluso nel mix energetico solo dal 2023, il suo sviluppo è già adesso una priorità.

Il Direttore esecutivo della Free Market Foundation, Leon Louw, ritiene che l’energia nucleare sarebbe una «catastrofe». Dice: «Il Governo ha dimostrato definitivamente di non essere in grado di gestire la questione energetica».
Louw non si oppone al nucleare in linea di principio, e crede che sia sicuro e affidabile, ma la sua preoccupazione è che l’energia nucleare sia nelle mani del Governo, e che sia costosa e esposta al sistema delle tangenti. «L’unico modo per avere il nucleare è quello di lasciare che gli investitori privati ​​rischino del denaro proprio e che noi non ne siamo responsabili. Versare in questo settore il denaro del Governo sarebbe irresponsabile e finirebbero per pagare tutto i contribuenti».

Louw ritiene che il Governo dovrebbe piuttosto investire in piccole centrali elettriche e in turbine a gas -un modo più immediato ed economico per  affrontare la crisi energetica, soprattutto se si considera la debolezza dell’economia del Sudafrica.

Il costo dello sviluppo del nucleare è stato stimato in circa 1 miliardo di Rand, anche se Kelvin Kemm, fisico nucleare e direttore generale di Stratek Business Strategy Consultants, dice che è più probabile che sia di molto superiore.
Louw stima che ci vogliano sette anni per sviluppare il progetto, Kemm dice che in Corea, nei prossimi cinque anni, saranno costruite delle centrali nucleari. Crede che l’energia nucleare sia la strada da percorrere, dato che le centrali elettriche attuali del Sudafrica presto non saranno in grado di soddisfare il fabbisogno energetico del Paese.

Secondo il direttore dell’Energy Research Centre dell’Università di Cape Town, Harald Winkler, il tempo medio complessivo per la costruzione di centrali nucleari, dal 2003, è stato di 9,4 anni. Carbone e energia nucleare presentano lo svantaggio di maggiori investimenti ma il vantaggio di spese operative inferiori.

Il gas presenta il vantaggio dei costi fissi più bassi, ma soffre anche di maggiori costi operativi. Un docente di ingegneria nucleare, Dawid Serfontein, ha detto, circa l’energia nucleare, «se paghi molto di più ottieni molto di più, ma i prestiti con elevati tassi di interesse, non funzionano»

«Dobbiamo andare avanti con il nucleare, senza dubbio e più velocemente possibile», dice Kemm, «non importa quanto alto sia il prezzo da pagare. Nel lungo periodo il nucleare sarebbe una scelta di gran lunga migliore rispetto alle centrali a carbone, e ad fonti energetiche rinnovabili, come il vento e l’energia solare».

In termini di energie rinnovabili, per quanto riguarda le turbine eoliche, Kemm dice che sono state progettate per un ciclo di 20 anni, rispetto ai reattori nucleari, progettati per 60. Anche il nucleare -sostiene- è una fonte costante di energia, rispetto all’energia eolica e solare, entrambe inaffidabili e dipendenti dal clima.

Mike Rossouw, Presidente della Energy Users Intensive Group, che rappresenta le imprese energivore   -miniere e fabbriche- dice: «Non penso che ci sia abbastanza attenzione in merito alla fornitura di carbone per Eskom. Questa è un’area in cui il Governo deve fare di più». Le scorte di carbone di Eskom sono collocale per lo più all’aperto, anche a causa dei costi elevati di stoccaggio, e sono esposte a danni in caso di pioggia pesante.

«Il settore non è sufficientemente liberalizzato», dice Cornelis van der Waal, un analista in tema di energia per la società di consulenza Frost & Sullivan. «Abbiamo bisogno di più partecipanti nel comparto della produzione di base per il Sudafrica».

L’esperto di energia della commissione per la pianificazione nazionale, Anton Eberhard, ha detto che il Sudafrica ha bisogno di indagare a fondo le implicazioni dell’energia nucleare, compresi i costi, le opzioni di finanziamento e gli accordi istituzionali. Il Sudafrica «ha bisogno di un piano B, il nucleare potrebbe rivelarsi troppo costoso».

L’energia nucleare può essere la risposta alla crisi energetica del Sudafrica, ma saremo in grado di sopravvivere all’impatto finanziario? E i fondi per costruire le centrali elettriche proverranno dai contribuenti, già allo stremo delle loro forze? Forse, quando le centrali saranno costruite, avremo tutta l’elettricità che serve, ma vivremo nelle tende, ammucchiati per farci caldo, senza TV, elettrodomestici, frigoriferi, stufe, o perfino cibo, perché non potremo permetterci altro? Rischiamo di avere un sacco di benzina ma non avere più nessun’auto per mettercela dentro.

(Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli)

 

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