mercoledì, dicembre 19

Economia circolare: futuro dell’energia in UE

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Bruxelles – Per rendere il nostro pianeta pulito e sicuro, è tutto il nostro sistema di vita che va cambiato, comprese le tecniche di produzione e di consumo. Così, diventa sempre più importante limitare l’utilizzo delle materie prime,  anche quelle già utilizzate vanno, nei limiti del possibile, riutilizzate. E’ quindi della massima importanza ricorrere al riciclaggio valorizzando le scorie  per recuperare tutti i materiali possibili e ridurre lo sfruttamento dei quantitativi esistenti in natura che sono sempre più scarsi.

Tutto questo ce lo spiega Patrick Clerens, Segretario Generale di Eswet (European Suppliers of Waste to Energy Technology), un’associazione europea creata per informare politici e  governi sulla migliore gestione dei rifiuti. “Noi non ci rivogliamo al pubblico ma ci limitiamo a parlare con i responsabili  del settore in ogni paese fornendo loro statistiche, documenti e dati concreti”, dice Clerens.

Operate a livello europeo?

Siamo un’associazione europea il cui obiettivo è quello di fornire attrezzature e creare impianti. Noi costruiamo gli impianti, non li gestiamo. E gli impianti sono basati su una tecnologia squisitamente europea per la trasformazione di energia dai rifiuti, la cosiddetta ‘waste to energy’.

Ci sono anche imprese italiane nella vostra associazione?

Si, la Termomeccanica Ecologia,  che fornisce impianti ovunque nel Paese.

In cosa consiste, allora, la vostra azione a livello locale? Se si vuole creare un inceneritore chi fa il primo passo?

Sempre a livello locale, è una compagnia a rivolgersi a noi. Come ha fatto Indaver che si rende conto della necessità di gestire al meglio i rifiuti e compie i passi necessari per contattare sia le autorità responsabili sia noi per la fornitura delle attrezzature.

Ma voi vi occupate anche della informazione al pubblico sulla necessità di queste installazioni?

Noi informiamo i responsabili, i parlamentari,  non direttamente i cittadini. I politici non sono specialisti, spesso sono all’oscuro degli sviluppi della tecnologia,  siamo noi ad informarli sui modi migliori per affrontare alcuni problemi come la gestione dei rifiuti, ad esempio.  In Italia Termomeccanica si occupa di costruire gli impianti e fornire le attrezzature ma non le gestisce. Sono compagnie come Indaver  che avete visitato a Doel a farlo.

Chi fa il primo passo?

Sono le autorità locali a decidere che hanno bisogno di un impianto moderno per il riciclaggio dei rifiuti e sono loro a rivolgersi agli esperti nazionali e saranno poi i membri dell’associazione ad offrire la loro esperienza per la costruzione degli impianti. Dopo di che viene lanciato un bando pubblico per trovare la compagnia che potrà costruire l’ impianto e gestirlo. Ogni regione, ogni città potrà partecipare con le proprie imprese, i propri esperti.

Ma sarà difficile far accettare al pubblico di vivere accanto ad uno di questi impianti!

Sarà pure così ma è compito degli amministratori locali cercare di spiegare agli abitanti che con questi impianti non ci sono pericoli di nessun genere dalle emissioni di impianti di riciclaggio come questi. E si guadagna dalla vicinanza di questi inceneritori che possono fornire energia per riscaldamento a prezzi molto convenienti.

La tecnologia di questi impianti potrà essere semplice, ma sono i cittadini che vanno educati a convivere con essa!

La tecnologia di questi impianti prevede che le emissioni siano soltanto vapore acqueo. Tutte le sostanze vengono recuperate prima, in primo luogo quelle pericolose. Posso dire una cosa: si introduce più diossina nell’aria in occasione di un barbecue di quanta ne produce un inceneritore di rifiuti. Ma la gente non se ne rende conto. Si pensa che impianti del genere emettano diossina, ma non è così.  Il vero problema è il seguente: si vuole o non si vuole un inceneritore? Il problema è: cosa si fa con le scorie che restano,  che non si riciclano? E qui vanno fatte delle scelte: o si decide di mettere il non riciclabile in un ‘buco’, una discarica,  e poi i miei figli o i figli dei miei figli un giorno dovranno scavarlo, con tutti i pericoli che questo comporta, oppure si decide di affrontare direttamente il problema senza rimandarlo alle generazioni future. E si provvede, quindi, a eliminare adesso e subito i materiali di rifiuto,  sotto la nostra responsabilità, senza rinviare il problema alle generazioni future. Il problema è quindi chiedersi: cosa vogliamo fare?  Quali altre scelte vogliamo fare per noi e per i nostri figli e i figli dei nostri figli?   Questa è la domanda da porsi! La cosa peggiore che si possa fare è bruciare i rifiuti all’aperto, senza impianti di incenerimento che potrebbero invece contribuire a riciclare i materiali utili eliminando quelli pericolosi. Ma questo è un problema politico, sono i politici a dover vietare di bruciare i rifiuti all’aperto. Chi ricorre a questo sistema mette a rischio la vita di coloro che abitano nei dintorni, e questo va spiegato ai cittadini che hanno paura di un pò di vapore acqueo che emerge dagli impianti gestiti con le moderne tecnologie. Un vapore che, ad esempio, nell’impianto di Doel viene anche utilizzato per il riscaldamento di 250.000 abitazioni e fabbriche della zona a prezzi assolutamente competitivi rispetto ai prezzi dei gestori nazionali.

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