mercoledì, Ottobre 20

Economia australiana: risultati e incertezze field_506ffb1d3dbe2

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L’Australia continua sul proprio cammino di crescita, rimanendo la meta più ambita dai giovani di tutto il mondo. Il Paese, infatti, può vantare diversi successi in ambito economico, sociale, e geopolitico che hanno costantemente aumentato la sua attrattiva internazionale nel corso degli ultimi quindici anni. I vantaggi di una terra sconfinata, ricca e sottopopolata sono evidenti da sempre in un contesto geografico dominato da Paesi asiatici con caratteristiche opposte, ma è soltanto di recente che il sistema Australia si è imposto come riferimento socio-economico nel mondo. A cominciare dal fatto che l’Australia è l’unico grande Paese occidentale ad aver evitato le tenaglie della recessione globale, grazie agli importanti scambi commerciali e alla prontezza di risposta dei governi federali. L’Australia è, inoltre, il Paese con la più alta qualità di vita, il primo al mondo assieme alla Norvegia -secondo lo Human Development Index (HDI) dell’ONU- ed il primo in assoluto stando all’ultimo rapporto dell’OCSE.

Il benessere sociale e la rilevanza come potenza regionale sono, tuttavia, il frutto di una prosperità economica sulla quale l’intero Paese ha fatto affidamento, caratterizzata da molti punti di forza e da alcune, limitate, incertezze. Le principali sono l’eccessivo costo del lavoro, l’elevato debito privato, la dipendenza dalle esportazioni di minerali e gas e la bolla del mercato immobiliare. Dello stato di salute dell’economia australiana ne abbiamo, quindi, discusso con Daniele Fano, economista indipendente alla guida della Segreteria Tecnica del Ministero del Lavoro italiano.

 

Dottor Fano, l’economia dell’Australia sta facendo scuola per i risultati ottenuti, qual è la sua opinione al riguardo?
I risultati sono certamente molto incoraggianti. Un Paese con ritmi di crescita attorno al 3%, con un tasso di disoccupazione inferiore al 6% e una forbice sociale ridotta può sicuramente vantare politiche di successo. L’importante è non perdere di vista il cammino intrapreso finora.

Ci sono, tuttavia, alcuni punti interrogativi sulle prospettive future di questa economia, alcune debolezze che preoccupano i suoi colleghi. Cominciamo dalla cronica dipendenza dalle esportazioni di materie prime come minerali e gas naturale.
L’Australia è il principale fornitore dei minerali necessari per la crescita dei grandi Paesi asiatici. Risulta quindi chiaro come l’economia australiana sia legata all’andamento di economie come quella cinese e, in misura minore, di Giappone, Indonesia e India. L’Australia deve indubbiamente lavorare sulla diversificazione dei settori della propria economia, come sta facendo grazie all’importanza dei servizi, ma deve, nonostante tutto, continuare a lavorare nei settori dove possiede un maggior vantaggio comparato, come quello minerario. Non credo ci siano grandi preoccupazioni sotto questo profilo.

Proseguiamo con un’ulteriore fonte di preoccupazione: l’elevato debito privato degli Australiani. Può diventare un problema, a suo avviso?
L’Australia è indubbiamente un Paese con un elevato debito delle famiglie, con una media del 185% rispetto al reddito disponibile. Tuttavia, pur essendo un dato in assoluto elevato, è ancora modesto se confrontato con il debito privato di Paesi come Canada o Danimarca. Bisogna tenere conto, poi, della natura del debito delle famiglie. Se il debito privato degli australiani è infatti costituito per la maggior parte da mutui per l’acquisto di case, ed è questo il caso, ciò non è di per sé un dato negativo. Inoltre è necessario incrociare questo dato con quello della ricchezza effettiva della popolazione australiana e, anche qui, risulta che questo debito è sostenibile.

Molti, a cominciare dall’OCSE e dal Fondo Monetario Internazionale, hanno visto nell’eccessivo costo del lavoro un potenziale problema per un’economia come quella australiana. I dati parlano di un aumento del 54% solo negli ultimi 10 anni. Lei è d’accordo?
Si, concordo anch’io. Un elevato costo del lavoro è un peso per le imprese e può essere sostenibile solo nel caso di un’economia fiorente e relativamente chiusa ad una forte concorrenza straniera. I salari minimi, poi, non aiutano affatto i datori di lavoro. Il percorso che sta seguendo l’Australia, tuttavia, è incentrato sull’abbattimento delle barriere doganali e sull’apertura al maggior numero possibile di trattati di libero scambio, che rappresenterebbero uno slancio per l’economia nazionale ma, paradossalmente, metterebbero a rischio migliaia di posti di lavoro. È infatti evidente che se lo stesso prodotto può essere realizzato ad un prezzo molto più basso altrove, l’impresa sarà spinta a spostare la produzione. E se questo prodotto avrà un minore costo di produzione potrà essere venduto ad un prezzo inferiore, quindi il consumatore finirà probabilmente con l’acquistare quel prodotto piuttosto che un altro. È questo il caso, per esempio, dell’industria automobilistica australiana, costretta a spostarsi in Corea del Sud.

Un ultimo dubbio è rappresentato dagli alti prezzi del mercato immobiliare australiano, cresciuti del 80% dal 2000 ad oggi. Potrebbe essere un rischio per l’economia?
Se è vero che comprare casa in Australia è costoso, è anche vero che questo è in linea con l’elevato costo delle vita in generale. L’Australia è, oltretutto, un Paese che può vantare stipendi alti e più che proporzionati al costo della vita. Viene da sé che una bolla immobiliare, se di proporzioni eccessive, rischia di scoppiare, ma non credo sia questo il caso. Inoltre è chiaro come i prezzi alti del mercato immobiliare concorrano ad aumentare il debito privato delle famiglie australiane ma, come dicevamo all’inizio, i dati mostrano come la situazione sia attualmente sotto controllo.

Il percorso dell’Australia è osservato attentamente dai suoi colleghi, dai nuovi partner commerciali e dagli investitori stranieri. Quali prospettive deve avere l’Australia per continuare su questo cammino di crescita?
Come accennavo prima, l’Australia deve continuare a fare ciò per cui possiede un maggiore vantaggio comparato e una maggiore predisposizione strutturale. È quindi importante continuare il processo di diversificazione dell’economia tramite lo sviluppo del settore terziario, ma è importante anche continuare a migliorare l’efficienza dell’industria mineraria. Il settore agroalimentare, poi, è sicuramente uno degli ambiti dove l’Australia può fare tanto, imponendosi con un export di qualità. Un’ultima considerazione: siamo oramai in una ‘knowledge economy’, un’economia del sapere, ed è quindi di vitale importanza investire in una popolazione istruita e specializzata negli ambiti utili all’economia e alla società del Paese. L’Australia se ne è resa conto da tempo e deve stare attenta a non abbassare mai i propri standard educativi.

 

Un quadro positivo, dunque, per un’economia forte ma che deve tenere sotto controllo alcuni ambiti potenzialmente dannosi. Per fare ciò sarà tuttavia necessario mantenere saldi i pilastri sui quali si regge l’intero sistema economico. Questi sono, in primis, una forte industria mineraria che contribuisce al 10% del PIL nazionale, cui va aggiunto un altro 9% derivato dall’indotto. A contribuire fortemente alla crescita economica sono poi i servizi, che costituiscono circa il 70% del PIL, il costante flusso di immigrati specializzati ed un forte comparto bancario. Anche il settore pubblico concorre al buon andamento dell’economia con un debito pubblico in crescita ma molto inferiore a quello dei Paesi di area OCSE, mostrando inoltre una trasversale rapidità nell’affrontare problematiche di rilevanza nazionale. Un settore importante è inoltre quello del commercio internazionale e delle sue prospettive future, risorsa fondamentale per il benessere economico del Paese. Sono già diversi, infatti, gli accordi di libero scambio (FTA) con gli storici partner commerciali, mentre altri, a cominciare da quello con la Cina, potrebbero essere stipulati entro un anno.

Queste sono le sfide che deve affrontare l’Australia e non c’è dubbio che il loro esito verrà considerato attentamente dagli osservatori internazionali, ma il trend attuale conferma l’ottimismo per le prospettive future del Paese.

 

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