sabato, Novembre 27

ECOFIN, ok al bilancio UE field_506ffbaa4a8d4

0

Sì all’accordo sul bilancio UE e all’abolizione del segreto bancario, no alla Tobin Tax. Queste le principali novità emerse dall’ECOFIN, il consiglio composto dai ministri dell’economia e delle finanze degli Stati membri.

È stato il Ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan, a presiedere l’assemblea, e a specificare che i ventotto Paesi dell’Ue hanno «raggiunto l’accordo sul bilancio per il 2015 e sugli emendamenti per quello del 2014, consentendo di pagare le fatture sospese per servizi già erogati, di salvaguardare i bilanci dei Paesi membri e di trovare risorse per il rilancio della crescita».
Ma proprio su quest’ultimo aspetto Padoan ha sottolineato: «Pensare che sfondare il tetto del 3% possa produrre più crescita è profondamente sbagliato, perché produrrebbe una reazione negativa sui mercati». Padoan ha indicato invece come strada maestra per l’Italia la «la via d’uscita dal debito».

Per quanto riguarda invece il tema dell’evasione fiscale delle multinazionali, il consiglio ha varato due provvedimenti. Il primo consiste nella «modifica a una direttiva Ue» la cosiddetta la direttiva sulle sussidiarie, con lo scopo di prevenire l’evasione. Questo emendamento, chiamato ‘clausola anti-abuso’, ha appunto lo scopo di evitare che le società abusino delle regole europee sullo spostamento dei profitti. L’altro provvedimento approvato riguarda l’estensione a dividendi, interessi, rendite finanziarie e altri profitti, nello scambio automatico di informazioni tra autorità fiscali. Questa direttiva sulla cooperazione amministrativa, secondo lo stesso Padoan, «è un passo cruciale nella lotta all’evasione, e segna la fine del segreto bancario».

Nulla di fatto invece sulla Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, la cui discussione è stata rinviata alla prossima presidenza di turno dell’Ue che inizia a gennaio.

E il tema della crescita è al centro anche di uno studio elaborato dall’OCSE, secondo cui si va inasprendo il divario economico tra la popolazione. La crisi ha ampliato il fossato tra la fetta più ricca e quella più povera della società, in tutte le economie avanzate, e questo ha conseguenze negative, quantificabili e significative, sulla crescita. Pertanto l’Ocse invita i Governi a impegnarsi in politiche di redistribuzione della ricchezza, soprattutto per evitare la marginalizzazione delle fasce più deboli. In Italia, in particolare, «il reddito disponibile per il 10% più povero della popolazione è un decimo di quello del 10% più ricco».

Una situazione aggravata dal sensibile aumento in Italia della disoccupazione, dopo il lieve calo registrato a settembre. Secondo l’OCSE, infatti, i disoccupati in Italia a ottobre sono aumentati di 0,3 punti percentuali, facendo salire «il tasso al 13,2%», mentre nell’insieme dell’area euro il dato resta stabile.
La situazione si aggrava anche tra gli under 25, «il cui tasso di disoccupazione a ottobre è passato dal 42,7% al 43,3%, terzo più elevato dell’area Ocse dopo Spagna (53,8%) e Grecia (49,3% in agosto, ultimo mese per cui ci sono dati).

Le speranze per un’inversione di tendenza sull’occupazione sono riposte in buona parte sul Jobs Act, su cui oggi è arrivato ‘l’endorsement’ di Christine Lagarde, direttore dell’Fmi, intervenuta all’Università Bocconi di Milano per l’inaugurazione dell’anno accademico. Lagarde ha definito il provvedimento uno strumento «importante per combattere questo dualismo generalizzato nel mercato del lavoro italiano, diviso tra chi ha protezioni forti e precari non tutelati, e rendere il mercato del lavoro migliore per lavoratori e imprese».

Ma quello del direttore dell’Fmi è stato un intervento a tutto campo sulla situazione economia italiana, in cui vi è necessita di una «riforma giudiziaria», da affiancare a quella del mercato del lavoro, «per ridurre la disoccupazione giovanile». «In Italia ci vogliono oltre mille giorni per far valere in giudizio un contratto, più del doppio della media Ocse. Una maggiore efficienza del settore giudiziario abbasserebbe il costo del credito, incoraggerebbe gli investimenti e dunque faciliterebbe l’impiego». «Dimezzare la durata delle controversie di lavoro aumenterebbe di circa l’8 percento la possibilità di ottenere un impiego» ha concluso Lagarde.

Diametralmente opposti alle considerazioni del direttore dell’FMI i leader di CGIL e UIL, rispettivamente Susanna Camusso e Carmelo Barbagallo, che oggi hanno confermato lo sciopero generale per venerdì. Per Barbagallo le motivazioni dello sciopero «restano tutte in vita». Sulla stessa linea Susanna Camusso, la quale ha precisato: «se il governo tira dritto, noi continueremo, troveremo le forme utili per continuare a contrastare l’azione sbagliata del governo».

Il clima di sfiducia dei giovani italiani però continua a crescere. Secondo Coldiretti la maggioranza, circa il 51%, è pronta ad emigrare per motivi di lavoro. Lo studio è stato presentato in occasione della presentazione del report Istat su “Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente”, dal quale si evidenzia nel 2013 il record degli italiani in fuga dal proprio Paese.

Infine le borse. Giornata da dimenticare per le piazza d’affari europee, trascinate al ribasso dal crollo di Atene che ha perso il 12,93%.

Oltre ai ribassi delle piazze asiatiche, infatti, hanno pesato le tensioni legate alle elezioni presidenziali anticipate in Grecia, e ai nuovi minimi da cinque anni toccati dal prezzo del petrolio, che colpiscono i titoli energetici e minerari.

Sotto tiro anche i bancari. Londra perde il 2,14% a 6.529 punti% con Tesco che arretra di oltre il 7% dopo l’emissione del secondo ‘profit warning’ in tre mesi. Milano cede il 2,81% a 19.390 punti, anche per effetto del downgrade di S&P. Francoforte perde il 2,21% a 9.793,71 punti e Parigi il 2,55% a 4.263 punti. Madrid lascia sul terreno il 3,79.

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->