sabato, Ottobre 23

Eco di realtà e follie

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«Adoro il falso, ma cerco il vero»
ha detto, dice, dirà Umberto Eco
che nella lunga cavalcata comunicativa da
‘Il problema estetico in San Tommaso’
sino al (forse) postumo
‘Pape Satàn Aleppe’ 
passando per le tante opere semiotiche e letterarie
ci ha anzitutto guidato nella riflessione sulla riflessione
vale a dire ad usare la nostra testa ‘in proprio’, non dando nulla per scontato.
E così come ultimo, ma non ultimo, contributo ha voluto
affidarsi ed affidarci
questo suo
‘In nome della cosa’

 

L’affabulazione di Umberto Eco, sia che riguardi il versante più strettamente accademico quanto quello ‘latu sensu’ narrativo, ha alla base il legame tra finzione e realtà, tra mondo possibile e mondi di riferimento. Fra questi c’è un rapporto di parziale identità, di concepibilità ed in ultima analisi di accessibilità: lo stesso immaginarlo, ed immaginarli, lo rende e li rende veri. Introduciamo questa opera estrema, o forse ‘Opera prima’, attingendo anche alle riflessioni di Ulla Musarra-Schrøder, esimia studiosa dell’opera di Italo Calvino ed attenta esegeta di quella di Eco. Con un ultimo, decisivo e fecondo dubbio: ma l’’affascinante Ulla’, come è abitualmente appellata, esiste davvero oppure è a sua volta un’altra invenzione dello stesso, sì insomma di lui, cioè di Lui? Ed a sua e nostra volta, queste righe cosa sono, di chi sono, le ha scritte Lui, o forse le sta addirittura scrivendo mano a mano, visto che…

Ah saperlo, ma saperlo, saperlo davvero ammesso che sia possibile, sarebbe certo meno affascinante che fantasticare su come questo ‘In nome della cosa’ sia una narrazione dal, sul, o forse proprio ‘del’ Maestro di Alessandria.

 

1. LA DONNA E I CAVALIERI

«Ma sei sicura?».

«Embé, c’è scritto, no? E che l’abbia scritto lui è fuori discussione. Almeno questo. E poi ce l’ha detto più e più volte, e ancora due giorni prima. E allora…».

«E allora c’è che mi sembra un po’ grossa come cosa e quindi, come dire…».

«Altro che grossa, enorme. Ma che la sua volontà fosse quella non c’è dubbio».

«Certo, ma…».

«E allora se è certo significa che non ci sono dubbi. Così voleva, e così facciamo!».

La ‘ragazza’ guardò ferma ed affettuosa da sotto il caschetto di capelli neri il suo interlocutore, mèntore e collaboratore. E sì, lo sapeva bene che stavano per fare una cosa letteralmente ‘dell’altro mondo’, quello da inventarsi giorno per giorno in maniera imprevedibile e in qualche caso pericolosa. In questo caso molto, molto pericolosa. Ma se si erano messi in quell’avventura «come degli autentici pazzi», ed erano parole sue, di lui, cioè di Lui, allora adesso che le circostanze impreviste li portavano a rendere operativo in tempi rapidissimi un altro versante di quella pazzia non potevano certo tirarsi indietro. Ed anche lei di dubbi ne aveva tanti, eccome, ad essere sincera dal punto di vista pratico e delle possibili conseguenze ne aveva anche ben più degli altri, ché benissimo si immaginava dati cause, pretesto, le eventuali conseguenze, e allora proprio per questo lei per prima non poteva mollare, perché nonostante impegni e promesse sarebbe bastato un nonnulla a far venire giù tutta l’architettura, e allora ti saluto e sono. Per questo irrigidì per un momento ancora la mascella e…

«Si è detto che si fa e allora lo facciamo. Prima forse, anzi certamente, volendo si poteva interloquire, obiettare, dissentire… In una parola rifiutare. Ma adesso non siamo più in grado di tirarci indietro. Anzi, letteralmente: non ne abbiamo più il diritto. Secondo me neanche la possibilità morale. D’accordo?».

«D’accordo» disse finalmente sereno il suo più tenace contraddittore, che in fondo attendeva solo che qualcuno di loro, cioè qualcuna, cioè proprio lei, lo forzasse a fare quel che in realtà più di chiunque altro desiderava compiere rispettando le precise indicazioni del suo antico, perenne amico. Sorrise sottotraccia e lei lo notò, compiaciuta.

«D’accordo» ripeterono ad uno ad uno tutti gli altri, stendendo istintivamente le mani verso il centro, dove si avvicinarono e si congiunsero come per un improvvisato giuramento cavalleresco.

«Mi sembra giusto» disse uno, o forse lo dissero tutti insieme.

E così fu.

 

1. Continua

 

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