domenica, Maggio 9

Ecco perché l’Iran non può accettare le richieste americane Le richieste degli Stati Uniti sono state rifiutate da Teheran. Per capire le implicazioni di tali dichiarazioni abbiamo intervistato Massimo Campanini, orientalista ed esperto di storia del Vicino oriente arabo.

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In quale modo tali richieste potrebbero essere fonte di ulteriore destabilizzazione nella regione?

Innanzitutto, la politica americana e quella dei suoi fedeli alleati europei in Medio Oriente è da decenni una politica assurda e sbilanciata a favore di Israele e Arabia Saudita che già di per sé costituisce implicitamente un motivo di destabilizzazione e disequilibrio, una precarizzazione della zona. Oltretutto è chiaro che questi tipi di movimenti non possono lasciare indifferente la Russia, così come la Turchia. Queste cose possono avere un effetto dirompente e negativo. È ovvio che ne derivi la potenzialità di una destabilizzazione. L’asse Israele e Arabia saudita non è esplicito, da una parte, perchè ovviamente Riad non ha ancora fatto ufficialmente la pace con Israele, nonostante abbiano ottimi rapporti anche se non visibili e non esibiti. Israele ha questa ossessione nei confronti dell’Iran perchè è perfettamente consapevole che il mondo arabo non costituisce più un pericolo, l’unico pericolo per Israele è di fatto l’Iran. Gli arabi un’altra guerra con Israele non la faranno mai, basti vedere cosa ha fatto di recente Israele ai palestinesi massacrando gratis e ammazzandone 80, però nessun Paese arabo ha protestato. È evidente che gli arabi non sono più un avversario per Israele; che poi evitino di fare esplicitamente la pace con Israele dipende dal fatto che la popolazione araba, la gente comune, l’opinione pubblica araba ha ancora forti remore nei suoi confronti. I rapporti devono essere morbidi ma non possono essere ufficializzati. Il mondo arabo non è dunque più un problema per Israele, l’unica potenza che potrebbe sfidare Israele è l’Iran, il quale rappresenta il nemico che deve essere creato, demonizzato, combattuto con le armi della propaganda, con le armi fisiche. Di recente Israele ha bombardato postazioni iraniane in Libano e in Siria, evitando un attacco diretto in territorio iraniano. In questo nuovo schema mediorientale potrebbe esserci anche la Turchia che, all’interno del doppio bilanciamento sciita-sunnita, sta cercando di svolgere un ruolo di terza potenza. Tuttavia,  la Turchia da una parte è turca, non è né araba, nè persiana; i Paesi arabi sono stati per secoli dominati dai turchi ottomani e certo non vedono i turchi in maniera positiva dal punto di vista politico. Recep Tayyip Erdogan, il Presidente turco, è sottoposto continuamente a provocazioni, tentativi di colpi di Stato e di destabilizzazione, denunce politiche che lo rappresentano come il nuovo dittatore, infatti in Occidente se non abbiamo qualcuno da demonizzare non siamo tranquilli. Dopo Saddam Hussein, dopo Ruhollah Khomeini, ora c’è Erdogan. Abbiamo sempre bisogno di un demonio contro cui combattere. La posizione della Turchia nello scacchiere è molto ambiziosa ma estremamente fragile. Del resto ciò che veramente conta, forse, è la posizione della Russia. Mosca ha degli interessi da difendere, interessi che verrebbero compromessi dal crollo dell’Iran, un crollo che quindi la Russia non può permettersi per fare un favore a israele, e Vladimir Putin, il Presidente russo, non mi pare una persona con cui si possa scherzare.

L’Iran sembra chiaramente intenzionato a rifiutare le richieste di Pompeo. Quali potrebbero essere dunque le prossime mosse americane?

Dipende da quanto gli americani sono ideologizzati o più pragmatici. Se sono realisti possono continuare ad andare avanti a suonare le trombe dell’anti-iranismo accusandoli di essere antisemiti, terroristi e di mettere in pericolo l’equilibrio, aumentando certe sanzioni a livello commerciale. Sanzioni che in realtà sono facilmente aggirabili e che vanno contro gli interessi dell’Europa, che ha sempre cercato in qualche modo di aggirare queste sanzioni. Se invece sono meno pragmatici e si lasciano guidare da ideologie, dalle paure e dalle richieste esterne di Israele, considerando che Trump è un personaggio imprevedibile che non ha una chiara linea di politica estera, potrebbero anche pensare di fare una sorta di mini contenuto attacco militare. Però, una cosa di questo genere scatenerebbe un vaso di pandora peggiore di quello dell’Iraq.

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