sabato, Settembre 25

Ecco perchè creare una rosa è arte e tecnica field_506ffb1d3dbe2

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Le rose moderne sono il frutto di innesti e ibridazioni molto complesse, con una fase di creazione assai lunga, che comporta anche la perdita del 60 % delle piantine giovani per selezionare la specie più forte e capace di superare i test di prova che durano svariati anni: dal momento dell’ibridazione a quello della messa in commercio della nuova pianta passano infatti circa 7-10 anni.

Uno tra gli elementi fondamentali della rosa, sia antica che moderna, è il profumo, che tuttavia rappresenta un carattere recessivo nelle diverse varietà.
Suddiviso in cinque tipi fondamentali (quello che deriva dalla rosa antica classica, quello che è proprio della rosa tea, il musk, l’aroma di mirra e quello di frutta o spezie) e, adottato come valore aggiunto in molti Concorsi Nazionali e Internazionali, viene valutato da appositi specialisti, che assegnano premi alle piante più dotate e ai vivaisti che le hanno prodotte. Il resto lo fa il pubblico, con le sue esigenze, le scelte e i gusti in materia di rose, che determina la ricerca continua di nuove creazioni, come ad esempio la ‘rosa blu’.

Sull’argomento abbiamo chiesto informazioni a Beatrice Barni, della ben nota dinastia di vivaisti pistoiesi che forniscono rose in tutta Italia e la cui ditta venne fondata nel 1882, quando Vittorio Tommaso Barni iniziò la produzione di piante ornamentali per i giardini più importanti della nobiltà fiorentina. A partire dal 1935, Pietro e suo figlio Vittorio si dedicarono alla coltivazione della rosa in proprio, senza importazioni dall’estero, facendola diventare gradualmente la loro attività principale.

 

Signora Barni, ci parla delle ibridazioni e varianti nello sviluppo di una nuova rosa?

L’aspetto tecnico dell’ibridazione di una rosa è dovuto alla mano dell’uomo che si sostituisce all’azione naturale degli insetti o del vento, ma l’ottenimento del risultato non è mai scontato. Innanzitutto, determinanti sono le condizioni climatiche nel momento in cui viene effettuato l’incrocio: giornate umide o piovose, cielo nuvoloso o assenza totale di ventilazione sono fattori certamente non favorevoli all’impollinazione. Altri motivi di insuccesso sono poi i fenomeni di incompatibilità genetica: la maggior parte degli ibridi moderni reca 28 cromosomi, condizione responsabile del maggior sviluppo organico delle piante, che può costituire, però, anche un ostacolo, con mancata fecondazione e fallimento dell’incrocio. Se, però, la fecondazione ha esito positivo, si forma un ‘cinorrodo’ con all’interno numerosi semi, frutto dell’ibridazione operata fra due piante genitoriali diverse. Nella fase di semina e germinazione delle piccole piante, altre difficoltà da affrontare sono legate soprattutto alle condizioni climatiche della stagione, talora in parte risolte con l’uso delle serre. Poi vi è la delicata e difficile fase di selezione dei nuovi individui, che rappresentano, a tutti gli effetti, delle nuove varietà di rose. Fin dal primo anno vanno selezionate piantine con caratteristiche sufficientemente valide per la messa in commercio, escludendo quelle che non sarebbero poi in grado di soddisfare le selettive richieste del mercato: circa il 60% delle nuove nate viene, infatti, eliminato, sulla base di un alto e specializzato livello di esperienza. A volte può accadere, però, che una pianta, valutata poco interessante al primo anno di osservazione in serra, possa, invece, rivelarsi un’ottima varietà negli anni successivi. La selezione sui nuovi individui, dopo i primi tre anni in serra, prosegue in misura ancora più attenta nei campi di prova. Ad oggi una rosa deve essere: a) vigorosa e resistente alle varie malattie, per una facile manutenzione; b) adattabile a qualsiasi tipo di clima; c) rifiorente per tutta la stagione; d) interessante da un punto di vista estetico (per bellezza e profumo dei fiori; portamento armonioso; fogliame lucido e folto; spinosità scarsa; formazione di bacche ornamentali, quando la pianta è a riposo). Per essere sicuri che una nuova varietà rispetti tutte queste caratteristiche, occorre valutarla nei campi di prova per almeno 4-5 anni; pertanto dalla fase dell’ibridazione a quella della messa in commercio passano circa 7-10 anni. In questo tempo, si possono verificare attacchi di malattie propri delle piante e si devono osservare le caratteristiche estetiche delle fioriture, perché alcuni colori risultano molto sensibili: le tonalità gialle spesso non sono stabili alla luce diretta del sole, tendendo a scolorire quando i fiori si aprono; i colori rosso o rosa acceso, invece, si possono ossidare, trasformandosi in toni magenta. Anche le tinte rosso scuro presentano il rischio di bruciature sui petali. Da un punto di vista formale, alcuni boccioli allungati possono evolvere in forme di fiori doppie, con difficoltà nell’apertura per l’eccessivo numero di petali, oppure per scarsa consistenza. La ricerca comporta perseveranza, esperienza e sacrifici, ricompensati, però, dall’apprezzamento e dall’ammirazione del pubblico per ogni nuova varietà.

 

La ‘Rosa blu’ è diventata un mito. Come si produce una rosa blu che in natura non esiste?

Per ragioni inspiegabili, questo argomento, all’inizio proprio solo degli esperti, è diventato rapidamente di dominio pubblico fino a creare un mito. Poiché il gene responsabile della pigmentazione blu non è presente in natura nella rosa, è impensabile che si possa ottenere tale colore attraverso l’ibridazione. E molte varietà definite blu hanno alla base sempre il rosso, in combinazione con altre tonalità presenti nella rosa. Tuttavia, nel 2004, dopo 14 anni di ricerche, la ditta giapponese Florigene di Melbourne ha prodotto, con le tecniche dell’ingegneria genetica, e poi immesso sul mercato, la prima ‘rosa blu’, denominata ‘Suntory Blue Rose Applause’, attraverso l’introduzione nel DNA della rosa del gene della pansè, responsabile della produzione del pigmento Delfidina, che conferisce il colore blu ai petali. Fra le rose da giardino, un posto importante spetta alla varietà ‘Blue Monday’ (prodotta dalla ditta tedesca Tantau nel 1964), con fiori solitari grandi e doppi, dal colore stabile lilla-azzurro chiaro, e un intenso e persistente profumo. Anche le ‘Lavender Dream (dell’ibridatore olandese Peter Ilsink, 1984) e ‘Ametista’ (1985) mostrano tinte color lavanda o malva violacee. Una particolare novità è stata ottenuta nel 1999 dall’inglese Frank R. Cawlishaw, che con ‘Rhapsody in Blue’ ha realizzato un’interessante floribunda dai fiori semi-doppi, di colore viola intenso, tendenti al blu in certe condizioni di esposizione solare. Negli ultimi anni, è stata creata negli Stati Uniti e diffusa in Europa nel 2006 la ‘Purple Eden’, a fiori doppi con petali carnosi e vellutati dalla colorazione tendente al blu. Anche la varietà ‘Barbra Streisand’ dello stesso ibridatore, presenta una tinta lavanda sfumata, associata ad un intenso profumo. Nel 2007 sono poi comparsi rosai a cespuglio come ‘Burgundy Iceberg‘ (Australia), che è una mutazione con tinte porpora e prugna della popolare floribunda bianca ‘Iceberg’, e nel 2009 la ‘Scent of Woman’  di Barni, di colore viola scuro e profumo molto persistente.

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