venerdì, Settembre 17

Ecco l'iceberg che affonda le banche field_506ffbaa4a8d4

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Che tipi di quesiti sono?

Sono domande che spaziano dal livello di istruzione e professione del cliente alla conoscenza ed esperienza in materia di investimenti. Dal nucleo familiare alla posizione patrimoniale fino agli obiettivi di investimento e la propensione al rischio. Una radiografia del cliente. Le domande più importanti per la banca: per quanto tempo puoi investire e qual è il margine di rischio che sei disposto ad accettare. I dati vengono inseriti sul computer. Così poi si dovrebbe rifiutare di eseguire operazioni non congrue. Cioè se il cliente è un anziano e ha solo la terza elementare, il sistema telematico dell’istituto in automatico dovrebbe rifiutare la sottoscrizione di prodotti finanziari rischiosi.

Il MiFID dunque dovrebbe tutelare il cliente?

In realtà il MiFID dovrebbe tutelare per primo la banca. Infatti ora, dopo il default delle 4 banche tra cui Popolare Etruria, anche le altre corrono ai ripari, stipulano nuovi MiFID per tutelarsi dai vecchi che non erano poi così precisi. Lo fanno perché hanno paura ma anche per tutelare i propri dipendenti ed evitare contestazioni o cause. 

Nello scandalo delle 4 banche i MiFID firmati dai clienti non risultano in linea con i prodotti che poi sono stati venduti, le famigerate obbligazioni subordinate. Come se lo spiega?

Dal punto di vista del rischio, le obbligazioni subordinate sono solo una ’tacchetta’ in più rispetto alle obbligazioni normali. E’ probabile che anche le banche non si fossero rese conto della trappola insita che è scattata per le 4 banche. E’ possibile che gli istituti di credito caduti in default avessero loro stessi per primi sottovalutato il prestito subordinato. Il MiFID non era così ferreo come si immaginava. La verità è che sembrava impossibile che una banca potesse fallire. Questo è il punto. Del resto l’impossibile fino a che non si verifica resta impossibile. Ma se si verifica diviene possibile, reale come il fallimento che ha trascinato in disgrazia Banca Marche, Popolare Etruria, CariChieti e CariFerrara. Quando il Titanic fu costruito qualcuno lo battezzò ‘l’inaffondabile’. 

Si ma ad affondare le banche non è stato lo scontro improvviso col l’iceberg. Si sapeva già da tempo che le banche erano malate. Lo sapeva Bankitalia e la Consob che doveva controllare.

Si! Oltre a Bankitalia e Consob, i vertici delle banche hanno giocato sporco. E’ anche la politica commerciale degli istituti di credito la responsabile. Ritorno al gioco di prima della vittima e del carnefice. A quel punto i funzionari e i direttori di banca sono diventati insieme agli oltre 100mila risparmiatori le vittime della trappola. Pensi che anche molti funzionari e direttori avevano acquistato le obbligazioni. Mi ripeto, se la banca sta bene le subordinate sono prodotti sicuri. Ma se fallisce, i prestiti obbligazionari subordinati vengono equiparati alle azioni con massimo rischio. Ormai era troppo tardi: le porte della stalle aperte e, dei buoi, più nessuna traccia. 

Mentre le 4 banche cadevano in default che area tirava nella sua banca?

In quel momento non ci sono stati cambiamenti funzionali mirati alla tutela della banca o variazioni nelle strategie commerciali. C’era e c’è ancora area di terrore. Ma per altri motivi. La mia banca sta subendo una fusione e soprattutto i dirigenti, come me, rischiano il posto. E adesso, da noi, i direttori più che pensare al bene della banca o dei clienti pensano alla propria sedia. Rischi di finire in sovrannumero, di perdere il lavoro. Comunque lo scandalo che ha colpito le 4 banche è piccola cosa rispetto ai veri problemi del sistema creditizio italiano. Banca Marche, Popolare Etruria, CariChieti e CariFerrara sono istituti medio piccoli che rappresentano forse l’1% delle banche nazionali. E in questo momento non è la pressione commerciale il punto focale che sta mettendo sotto schiaffo il settore. Sono le partite sofferenziali e gli incagli il vero problema che ci sta colpendo, un problema di cui si parla troppo poco. 

Ci spieghi

Il caso delle obbligazioni subordinate è stato eclatante e particolare. Ma il vero problema di un banca sono le sofferenze e gli incagli. Come per Veneto Banca e Popolare Vicenza. Per le due banche venete c’è anche il problema del prezzo gonfiato delle azioni stabilito dai Cda secondo criteri anche un po’ misteriosi che adesso dovranno fare i conti con il mercato. Non cadranno in default ma si prevede una perdita spaventosa ai danni degli azionisti. Una situazione complicata insomma. Ma il vero schiaffo sono, come dicevo, le partite sofferenziali e gli incagli e non solo per Veneto Banca e Popolare Vicenza, anche per tante altre, forse tutte, compresa la mia. 

Cosa sono concretamente le sofferenze e gli incagli di una banca?

Hanno origine dal mancato recupero dei finanziamenti che la banca elargisce, non solo ai privati come ad esempio mutui per gli immobili o prestiti personali, ma anche dai finanziamenti alle imprese. In particolare le partite cosiddette sofferenziali sono i prestiti che la banca non riuscirà più a recuperare. Si avviano le varie procedure come intimazioni di pagamento e decreti ingiuntivi ma diventa impossibile recuperare il prestito. Le partite incagliate invece si riferiscono a quei clienti che momentaneamente sono in difficoltà ma che si spera si possano riprendere. Le sofferenze delle banche italiane sono stimate in circa 200 miliardi di euro e gli incagli 140 miliardi. Per esperienza diretta temo che il 20% se non il 30% degli incagli siano destinati a finire in sofferenza, sic et simpliciter.

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