venerdì, Ottobre 22

Ecco l'iceberg che affonda le banche field_506ffbaa4a8d4

0
1 2 3


Hanno fatto piangere oltre 100mila risparmiatori e per mesi popolato di articoli le pagine dei giornali. Le obbligazioni subordinate delle quattro banche cadute nell’abisso sono solo un piccolo tassello, seppur spietato e meschino, del Sistema creditizio italiano. Un mosaico complesso che ora rischia di perdere un’altra tessera, anzi due. Veneto Banca e Popolare Vicenza. Due navi dalla rotta poco prudente che rischiano l’affondo. Due banche che per far quadrare bilanci e consensi hanno sottovalutato sofferenze e incagli e sopravvalutato il prezzo delle azioni. 

Per Veneto Banca e Popolare Vicenza il conto sarà salato. Si stima un buco di 5 miliardi di euro bruciati con il giochetto delle azioni vendute a prezzi gonfiati. Dove? Direttamente agli sportelli degli uffici. A chi? Ai pensionati, alle famiglie, ai risparmiatori, agli imprenditori. A tutti. 

Come per Banca Marche, Popolare Etruria, CariChieti e CariFerrara, a scatenare lo tsunami che si è abbattuto sulle due banche venete pare sia, ancora una volta, una politica commerciale senza scrupoli, rea dei consigli catastrofici forniti da impiegati e funzionari ai propri correntisti sotto la pressione implacabile della dirigenza

Un meccanismo bestiale, inesorabile come la roulette russa: la grande scommessa di migliaia di clienti e il gioco che sembra truccato e senza rivincita della banca. Cerchiamo di fare chiarezza sull’universo spesso occulto degli istituti di credito. A raccontarci quel mondo è un direttore di banca che preferisce restare anonimo, un funzionario con oltre trent’anni di esperienza nel settore. 

Com’è strutturata un banca?

Nella banca esistono vari comparti. Per la vendita di prodotti finanziari al pubblico c’è il retail che ha una struttura a cascata. Il capo è il direttore retail che si confronta normalmente con i direttori d’area dove per area si intende una struttura che accorpa 20, 30 anche 40 filiali. Dipende dalla grandezza dell’istituto e da quanto è grande l’area territoriale. I direttori d’area governano i responsabili retail d’area e questi, in fine, danno istruzioni ai direttori di filiale. Se poi la filiale è grossa e per grossa si intende con almeno 10 dipendenti ci può essere qualche funzionario sotto il direttore di filiale che può vendere i prodotti finanziari. In ogni caso il direttore supervisiona sempre i funzionari. In cima c’è quindi il direttore retail che in un normale organigramma è tra i primi dirigenti dell’istituto: é uno tra i profili più alti. Si interfaccia con i massimi livelli. Risponde direttamente all’Amministratore delegato (AD). E sopra l’AD c’è il Consiglio di amministrazione (Cda) che risponde ai soci della banca. Una caduta verticale a pioggia, dal vertice alla base. 

Come si articola la vendita dei prodotti finanziari nel comparto retail?

Supponiamo che i vertici della banca decidano di piazzare 100 milioni di euro in prestiti obbligazionari. Il direttore retail e la sua struttura stabiliscono quanto e come deve essere frazionata la vendita presso le varie aree. Se la banca ha 10 aree che sono circa uguali, ciascuna avrà il 10% da piazzare: 10 milioni per area. Se ogni area ha 30 filiali sono 330mila euro di obbligazione per singola filiale. Se la filiale è grande possiamo ipotizzare 110 mila euro per il direttore che affida le altre due quote pari a 220 mila euro ai due funzionari sottoposti: 110mila euro per ognuno.

Quando si tratta di vendere prodotti finanziari, a che genere di pressione siete sottoposti?

Dal momento in cui il vertice della banca stabilisce che il prodotto deve arrivare sul mercato al momento in cui termina il periodo di vendita (periodo di collocamento del prodotto) il ’tam tam’ è snervante. Telefonate continue, spesso la sera e domande del tipo: “Come mai ne hai vendute solo un terzo? Non ti fidi dei prodotti del tuo datore di lavoro? Dovresti fare di più, guarda che c’è poco tempo, guarda che poi mi dispiace, stiamo attenti perché qua ci giochiamo qualcosa…”. Generalmente questo è il tono e anche senza che sia palese, si innesca una pressione psicologica. Per non aver raggiunto il budget è difficile che si arrivi al licenziamento, certo. Ma si va da piccoli dispetti fino a declassamento a note di demerito. Ad esempio, alcuni direttori e funzionari sono stati spostati in una filiale lontano da casa oppure sono stati demansionati. 

In questo gioco psicologico mirato al risultato, spesso a discapito del cliente, secondo lei il funzionario è vittima o carnefice?

Tendenzialmente un vittima. Certo può diventare un carnefice. Se tre anni fa qualche direttore dell’Etruria ha piazzato prestiti obbligazionari subordinati a vecchietti di 80 anni con la terza elementare, significa essere carnefici. Se il funzionario è bravo nel suo mestiere, è attento alla preparazione finanziaria del cliente ma è sottoposto ad una pressione psicologica costante che può mettere a repentaglio la sua carriera, la situazione diventa complicata. Se ad esempio ti dicessero che entro il 20 febbraio scade il termine per la vendita dei prodotti e a te mancano, supponiamo, 60mila euro da piazzare, lei cosa farebbe? Si troverebbe tra l’incudine e il martello. Si troverebbe costretto a venderli come può, anche in maniera poco precisa, magari al primo pollo che capita. 

Si è tanto parlato di MiFID

MiFID è l’acronimo di ‘Markets in financial instrument directive‘. E’ un questionario che una banca o un intermediario finanziario deve far compilare al cliente prima di fargli sottoscrivere ordini di acquisto su prodotti finanziari. In poche parole: prima mi dici chi sei e qual è la tua conoscenza sulla finanza, dopo io ti propongo il prodotto adatto alla tua preparazione finanziaria e al rischio che puoi correre.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->