mercoledì, Aprile 14

Ecco la ricetta per combattere l'astensionismo in Europa field_506ffb1d3dbe2

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Jamar astensionismo

E’ l’ultima settimana prima delle elezioni. La parola passa ai cittadini. Ma il vincitore rischia di essere non un partito o un gruppo politico ma un “non partito”, il partito cioè di coloro che non voteranno perché non considerano importante la loro voce. Come combattere questo astensionismo? Creare uno spazio pubblico europeo e ridare il sogno europeo ai giovani, dice Jimmy Jamar,  rappresentante della Commissione Europea in Belgio, intervistato da noi de L’Indro. 

 

Cosa pensa dell’idea della partecipazione diretta dei cittadini al processo d’integrazione europea? Come coinvolgerli nelle questioni europee?

Sono estremamente preoccupato dal disinteresse dei cittadini nei confronti del progetto europeo e dall’espandersi di partiti estremisti e populisti in quasi tutti i paesi membri dell’Ue. Questi partiti sono tutti d’accordo su un punto solo: la loro opposizione all’Europa. Penso che non sempre ci rendiamo conto dell’impatto che la crisi ha avuto sui cittadini in Europa. Abbiamo assistito, a mio avviso, a una “regressione” notevole dell’atteggiamento degli europei nei confronti dell’Europa. Eravamo abituati ad avere un 20% di sostenitori convinti della causa europea, generalmente tra le élites. Avevamo anche una massa di “neutri” o indifferenti, intorno al 60%, gente che non sapeva granché dell’Europa ma che aveva l’impressione che questo progetto fosse comunque utile e benefico per loro. E tradizionalmente avevamo tra il 10 e il 15% di oppositori irriducibili all’Europa.

Quello che ora è cambiato a causa della crisi, è che una buona parte di questi neutri e indifferenti ha sposato le posizioni degli euroscettici. Per la prima volta, la gente ritiene che questo progetto, il progetto europeo, non sia più in grado di proteggerli. E questo ci obbliga ora a rivedere radicalmente il modo di comunicare con i cittadini, il modo di spiegar loro l’Europa.

Tutti insieme dobbiamo anche riesaminare quello che vogliamo fare con questo progetto europeo. Io sono più che mai convinto che non riusciremo a farlo senza i cittadini. Bisogna allora creare nuovi strumenti per integrarli nella gestione di questo progetto. Il primo di questi strumenti, che stiamo cercando di realizzare in Belgio, è la creazione di un vero e proprio spazio pubblico europeo, un ambito cioè di scambi e dibattiti in cui i cittadini possano esprimere le loro idee su come questo progetto vada gestito. L’esperienza delle venti consultazioni cittadine che abbiamo organizzato in Belgio negli ultimi quindici mesi conferma che quando si riesce ad entrare in contatto con i cittadini, quando si dà loro la possibilità di esprimersi, il risultato è una partecipazione attiva. Abbiamo coinvolto varie migliaia di persone in questi incontri: il risultato è stato un dibattito aperto, critico ma anche costruttivo. E’ una prima tappa importante.

Nei cinque anni di vita di questo Parlamento il principio della partecipazione diretta dei cittadini al processo legislativo era stato già introdotto con l’entrata in vigore della Iniziativa Europea dei Cittadini. Lei pensa che l’iniziativa sia stata gestita bene dalla Commissione europea?

Il 19 marzo 2014 la Commissione ha deciso di dare un seguito positivo alla primissima iniziativa europea dei cittadini giunta al traguardo (al termine cioè della fase di raccolta e convalida delle firme, ndr), chiamata “Right2Water” (diritto all’acqua, ndr). A sostegno di questa proposta di legge sono stati raccolti quasi 1,7 milioni di firme in Europa. Lo scopo di questa petizione era di insistere sull’importanza dell’accesso all’acqua per tutti i cittadini. Anche se la gestione e il miglioramento dei servizi idrici sono interamente di competenza degli stati membri, la Commissione ha deciso di avviare un esame delle lacune legislative che ancora esistono e di individuare gli ambiti in cui si devono fare sforzi aggiuntivi sia al livello europeo che nazionale per rispondere alle attese espresse dai cittadini con la loro mobilitazione di massa su questo argomento.

La Commissione europea ha allora proposto di organizzare una consultazione pubblica per capire quali miglioramenti apportare alla direttiva sull’acqua potabile. In seguito incoraggerà la trasparenza e le buone pratiche per garantire la fornitura di acqua potabile ad un prezzo abbordabile per tutti. La Commissione si è anche impegnata seguire da vicino le azioni messe in atto dai vari stati. Infine, essa ha deciso che l’accesso all’acqua potabile sarà una delle sue priorità a partire dal 2015. In Belgio “Right 2Water” ha raccolto più di 40.000 firme.

L’iniziativa europea dei cittadini, lanciata il 1 aprile 2012, è lo strumento di cui dispongono i cittadini per “contare” nel programma di lavoro della Commissione. Essa permette a un milione di cittadini, provenienti da almeno un quarto dei paesi membri dell’Ue, di invitare la Commissione europea a prendere dei provvedimenti nei settori di sua competenza. Nel complesso, fino a questo momento oltre 5 milioni di cittadini dell’Ue hanno firmato almeno una ventina di iniziative di legge su argomenti diversi. Il che vuol dire che questo strumento comincia ad essere conosciuto dai cittadini d’Europa.

Ritorniamo al voto di domenica e al rischio astensionismo. Lei lo vede come un vero rischio o pensa che il sistema riuscirà a gestire le fiammate delle ali estreme dei partiti che protestano?

Il rischio a mio avviso c’è. Il Parlamento europeo ha creato per questa campagna lo slogan ”Questa volta è diverso”. Con questo il Parlamento ha voluto ricordare i nuovi diritti che gli sono stati attribuiti dal Trattato di Lisbona. Ma io penso che dietro questo slogan ci sia qualcosa di più fondamentale: per la prima volta rischiamo di avere nel Parlamento europeo un gruppo politico di partiti di estrema destra. Per la prima volta inoltre avremo una massa di eurodeputati chiaramente euroscettici, che siano di destra o di sinistra, ma quello che è ancora più importante è che in alcuni paesi i partiti tradizionali non osano più assumere posizioni favorevoli all’Europa: sono diventati in un certo senso “ostaggi “ di queste idee. Molti governi europei, comunque, appoggiando l’idea di un’Europa “capro espiatorio” (il ritornello “è colpa dell’Europa” lo conoscono tutti) hanno così essi stessi contribuito direttamente all’impennata delle posizioni euroscettiche, che ora rischiano di paralizzare la loro azione. Non dobbiamo nasconderci gli errori fatti, ma bisogna anche che ciascun Paese reagisca e si assuma le proprie responsabilità.

Quale scenario immagina per l’Europa alla fine di quest’anno?

Un aspetto radicalmente nuovo, e al quale va prestata la massima attenzione, è che per la prima volta il progetto europeo potrebbe seguire una direzione diversa, che bloccherebbe la marcia in avanti che abbiamo vissuto da oltre 50 anni. In questo periodo, nonostante le crisi, nuove iniziative sono state prese con l’ampliamento delle competenze dell’Unione europea e l’allargamento a nuovi paesi membri.

Oggi, dopo il 25 maggio, io vedo vari scenari possibili: alcuni paesi vorranno certamente approfittare della situazione venutasi a creare con il risultato delle elezioni per “riportare in patria” una serie di competenze o per limitare il potere d’iniziativa della Commissione europea. Altri paesi potrebbero invece considerare i risultati come un vero trampolino di lancio per proporre una marcia in avanti verso una Unione politica. L’impennata dei populismi e la crisi in atto alle frontiere orientali dell’Unione potrebbero favorire questa presa di coscienza nel voler andare più lontano nella realizzazione del progetto europeo.

Un’ultima domanda. Qual è il ruolo dei giovani in questo progetto europeo?

I giovani sono il futuro dell’Europa. Sono loro che determineranno l’orientamento del progetto europeo. Ma perché essi possano continuare a credere nell’Europa, bisogna assolutamente migliorare la situazione della disoccupazione, specialmente quella giovanile. Bisogna trovare nuovi strumenti per spiegar loro quello che rappresenta l’Europa e quello che l’Europa fa per loro in concreto. Oggi molti giovani si allontanano dall’Europa perché non la vedono come una fonte di opportunità. Noi dobbiamo ricreare il sogno europeo con e per i giovani. Questa dovrà essere la base della nostra nuova visione e del modo per comunicarla.

 

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