mercoledì, Maggio 25

Ecco la Cina liberale, quella dei cinesi I cittadini cinesi hanno opinioni diverse su molti argomenti politici e non sempre supportano le scelte del governo. Sono più liberali e il sostegno al governo non è eterno, il giudizio dei cinesi circa le politiche di Xi Jinping, potrebbe mutare

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Le Olimpiadi di Pechino non si sono ancora concluse, ma è già tempo di bilanci. Nell’ottica occidentale la Cina ha speso tantissimi quattrini con motivazioni ben precise. Una motivazione interna ed motivazione esterna che si equivalgono: «Per l’immagine internazionale, il prestigio e il volto della Cina, come direbbero i cinesi, niente è troppo costoso», ha dichiarato al ‘New York Times‘ Jean-Pierre Cabestan, scienziato politico della Hong Kong Baptist University. «Per il leader cinese, Xi Jinping, le Olimpiadi sono un’opportunità per dimostrare al mondo l’unità e la fiducia del suo Paese sotto la sua guida». Mirano a mettere in luce il fermo controllo del partito-Stato in un momento in cui tanti altri Paesi sembrano essere politicamente in difficoltà. E l’obiettivo sembra essere stato perfettamente riuscito.
Pechino risponde attraverso il ‘
Global Times‘, il quotidiano in lingua inglese del governo. «Le Olimpiadi hanno fornito il palcoscenico perfetto per la Cina e il suo popolo per mostrare la propria prosperità e orgoglio nazionale. Tuttavia, i Giochi invernali di Pechino quest’anno sono molto di più. Il motto ufficiale ‘Insieme per un futuro condiviso’ e il modo in cui è stato presentato nella cerimonia di apertura dimostrano che i Giochi di quest’anno non sono solo un evento per un solo Paese. Si dedicano anche all’unione del mondo e alla promozione della pace».
Resta il fatto, che nemmeno la propaganda cinese riesce scalfire, che l’immagine della Cina nel mondo è deteriorata.

Ma la questione più scottante e urgente per il governo è l’opinione pubblica interna. I cinesi cosa pensano del governo? Certamente i vertici del Partito Comunista Cinese (PCC), al governo da circa 70 anni ininterrotti, hanno dati precisi sul tema, tanto precisi quanto riservati. Dall’esterno monitorare la soddisfazione dei cittadini cinesi per le prestazioni del governo è praticamente impossibile. Non per nulla spesso le ricerche si contraddicono.

Roy and Lila Ash Center for Democratic Governance and Innovation della Kennedy School of Government dell’Università di Harvard a Cambridge, in Massachusetts, nel 2020, ha condotto e pubblicato la ricerca dal titolo ‘Understanding CCP Resilience: Surveying Chinese Public Opinion Through Time‘. Il lavoro, condotto dal 2003 in avanti, e firmato da Edward Cunningham, Tony Saich, e Jessie Turiel, sosteneva che «dall’inizio del sondaggio, nel 2003, la soddisfazione dei cittadini cinesi nei confronti del governo è aumentata praticamente in modo generalizzato». «Dall’impatto di ampie politiche nazionali alla condotta dei funzionari locali della città, i cittadini cinesi considerano il governo più capace ed efficace che mai».
I tre ricercatori annotano alcuni elementi di spicco. Il primo elemento è che «i gruppi più emarginati nelle regioni interne più povere sono in realtà relativamente più propensi a segnalare un aumento della soddisfazione». In secondo luogo, «
gli atteggiamenti dei cittadini cinesi sembrano rispondere (sia positivamente che negativamente) ai reali cambiamenti nel loro benessere materiale, il che suggerisce che il sostegno potrebbe essere minato dalla doppia sfida del declino della crescita economica e del deterioramento dell’ambiente naturale». Da ciò i ricercatori concludevano che il PCC «non può dare per scontato il sostegno del suo popolo. Sebbene la censura statale e la propaganda siano diffuse, il nostro sondaggio rivela che le percezioni dei cittadini sulle prestazioni del governo rispondono maggiormente a cambiamenti reali e misurabili nel benessere materiale degli individui. Per i leader di governo, questa è un’arma a doppio taglio, poiché i cittadini che si sono abituati all’aumento del tenore di vita si aspettano che tali miglioramenti continuino e i cittadini che elogiano i funzionari governativi per politiche efficaci possono effettivamente biasimarli quando tali fallimenti politici li colpiscono». Sebbene il sondaggio, dunque, confermi la buona resilienza del PCC, il rallentamento della crescita economica e il degrado ambientale potrebbero incidere negativamente sulla soddisfazione dei cinesi nei confronti del governo.

Il CSIS Trustee Chair in Chinese Business and Economics e lo Stanford Center on China’s Economy and Institutions (SCCEI), hanno realizzato un sondaggio, del quale in questi giorni hanno pubblicato l’analisi -‘Public opinion in china: a liberal silent majority?‘-, che, sostengono gli autori, Ilaria Mazzocco e Scott Kennedy, «gettano nuova luce sulle opinioni dei cittadini cinesi,sfidando alcuni luoghi comuni sull’argomento».
I risultati del sondaggio, realizzato dai
professori di Stanford Jennifer Pan e Yiqing Xu, «mostrano che i cittadini cinesi hanno opinioni diverse su molti argomenti politici e non sempre supportano le scelte del governo».

In Occidente si presume che le opinioni dei cittadini cinesi siano in gran parte modellate dalla macchina di propaganda del Partito Comunista, e che, nella misura in cui i cittadini cinesi hanno opinioni indipendenti, non oseranno condividerle a causa dei pericoli di farlo. «Le persone in Cina hanno opinioni diverse e ben formate su un’ampia gamma di questioni di politica pubblica. Non tutti i cittadini sono favorevoli alle attuali politiche del governo, né tutte le loro opinioni riflettono la propaganda statale. E, nonostante i rischi, sono disposti a condividere le loro opinioni».
«I dati dell’indagine raccolti attraverso una varietà di canali e metodologie da Pan e Xu nel corso di diversi anni mostrano che i residenti urbani cinesi sono più liberali del previsto e più liberali delle posizioni ufficiali del loro governo. Inoltre, le opinioni politiche degli intervistati sono rimaste relativamente stabili nel tempo e sono state correlate tra le questioni in modi paragonabili a quelli dei Paesi democratici».

«Le implicazioni della ricerca accademica per la comunità politica sono profonde. I politici americani presumono che Xi Jinping e il PCC non debbano affrontare sfide da parte dell’opinione pubblica nazionale, tranne forse da parte di gruppi ipernazionalisti. Ma l’opinione pubblica può divergere dalla linea del partito ed è più diversificata e liberale di quanto ci si potrebbe aspettare. Ci sono molti nazionalisti, ma c’è anche una maggioranza silenziosa a favore della riforma economica e del liberalismo politico.
Una migliore comprensione del ruolo dell’opinione pubblica e delle opinioni ideologiche in Cina, potrebbe fornire elementi i su alcuni dei fattori trainanti e dei vincoli del processo decisionale cinese. In particolare, può far luce sui livelli di sostegno al regime, soprattutto da parte della classe media e degli imprenditori, che sono gruppi sociali relativamente nuovi nella Cina post-Mao».
La ricerca di Pan e Xu mostra che, in media, i cinesi più ricchi e istruiti hanno maggiori, non meno probabilità, di avere opinioni politicamente liberali, pro-mercato e non nazionaliste. Ciò è particolarmente significativo in un momento in cui il governo sta prendendo una svolta sempre più illiberale, statalista e nazionalista. Pur non essendo un segno che la Cina sia sulla via della democratizzazione, i dati indicano che il partito-Stato deve fare i conti con opinioni ideologiche ben formate tra i suoi cittadini che divergono dalle sue».

«Anche il rapporto tra nazionalismo, proteste pubbliche e politica estera ha importanti implicazioni per i politici statunitensi. Ci sono diverse interpretazioni del nazionalismo cinese. Alcuni credono che le proteste siano coltivate dal governo, che i politici siano vincolati dai manifestanti, o entrambi. Una conclusione chiave è che una parte influente della popolazione ha opinioni nazionaliste che possono essere facilmente infiammate.
Pan e Xu sostengono che molti cinesi sono molto patriottici, ma pochissimi sono favorevoli alla guerra nel perseguimento di tali obiettivi. Ciò è particolarmente vero per gli intervistati più ricchi e più istruiti. Questa scoperta fa eco ai risultati di un’indagine di due decenni fa, che mostrava che la classe media emergente cinese era molto più internazionalista e contraria al militarismo rispetto ad altri gruppi sociali.
Ci sono diversi spunti dalla ricerca di Pan e Xu che meritano l’attenzione di Washington. Questi includono la sorprendente stabilità dell’opinione pubblica cinese; l’inaspettata ampiezza di vedute su questioni legate alla politica, all’economia e al nazionalismo; e la variazione sistematica di opinione, che suggerisce che il pubblico diventerà più liberale man mano che il Paese si modernizza e interagisce più profondamente con il resto del mondo. Queste intuizioni dovrebbero influenzare il modo in cui Washington sviluppa e comunica la politica americana in Cina».
«
È importante notare che le opinioni politiche in Cina non si allineano perfettamente lungo uno spettro pro/anti-regime, o ciò che potrebbe essere considerato un tipico divario sinistra-destra, come fanno negli Stati Uniti e in molte altre democrazie. Invece, si raggruppano attorno alle preferenze per i mercati rispetto all’intervento statale nell’economia, più contro meno democrazia nel governo e più contro meno nazionalismo».

Una netta maggioranza degli intervistati, «quasi il 60% nei sondaggi condotti nel 2018 e nel 2019, ha sostenuto che consente alle persone di esprimere le proprie opinioni sulle politiche del governo, siano esse positive o negative. Inoltre, un’ampia minoranza si è opposta alle limitazioni alla libera assemblea e alle manifestazioni». La libertà di parola è preferita anche se dovesse portare all’instabilità sociale. «La scoperta è sorprendente a causa dell’opinione convenzionale secondo cui gli individui cinesi, sia nella burocrazia che nel pubblico, sono altamente contrari al conflitto pubblico e a tutto ciò che potrebbe potenzialmente creare ‘caos’. Ricerche precedenti indicavano che il cittadino medio cinese era molto avverso al rischio e attribuiva molto più valore alla stabilità sociale che alla libertà politica. I risultati mostrano che c’è una minore accettazione delle tendenze attuali nella governance di quanto si pensasse in precedenza e un sostegno più tacito alle proteste».

Anche le opinioni sull’economia non sono del tutto in linea con quelle del regime di Xi. Il pubblico è disposto ad accettare un certo livello di disuguaglianza in ciò che lo Stato considera un bene pubblico. «Questo è importante perché la disuguaglianza è sempre più politicizzata in Cina ed è l’obiettivo principale del programma di ‘prosperità comune’ dell’Amministrazione Xi.
«La proprietà fondiaria è un argomento controverso in quanto è di proprietà dello Stato e storicamente è stata oggetto di diffuse politiche di collettivizzazione. La politica fondiaria ha anche implicazioni per l’equità dato che ha fornito una rete di sicurezza per molti residenti rurali.

Il sondaggio mostra che l’opinione pubblica è divisa sulla proprietà della terra, con una esigua maggioranza di intervistati che si oppone alla proposta che gli individui dovrebbero essere autorizzati a possedere, acquistare e vendere terreni.Esiste una minoranza consistente e stabile che sostiene l’espansione delle libertà economiche e si oppone alla crescente interferenza statale nell’economia».
«Ci sono più prove che un gran numero di cinesi non approva l’interventismo del governo» in economia, «desiderano condizioni di parità in cui la performance del mercato, piuttosto che la proprietà pubblica, determini il successo di un’azienda». Diverso è l’atteggiamento quando si parla di commercio. La grande maggioranza degli intervistati sostiene i dazi sulle merci estere per proteggere le industrie nazionali.

Sul fronte della politica estera, «sebbene i sentimenti patriottici siano diffusi, non sostengono la guerra vera e propria», piuttosto che «il governo dovrebbe salvaguardare il più possibile la sovranità nazionale e l’integrità territoriale attraverso mezzi diplomatici ed economici per evitare conflitti militari. Ciò suggerisce che i cittadini non vedono la guerra come uno strumento desiderabile per proteggere la sovranità nazionale e si opponerebbero alle politiche che la provocano apertamente».
Ciò nonostante, il nazionalismo è popolare. «Su questioni che non riguardano la guerra, Pan e Xu hanno trovato diffusi atteggiamenti nazionalistici». Solo «una scelta è più impopolare dell’aumento della presenza militare a costo della guerra: ridurre la presenza militare cinese nel Mar Cinese Meridionale per mantenere relazioni amichevoli».

La ricerca di Xu e Pan mostra che l’ideologia in Cina è correlata al reddito e all’istruzione in modi che rimangono stabili nel tempo. Gli intervistati con redditi più alti e livelli di istruzione più elevati hanno maggiori probabilità rispetto agli intervistati con livelli di reddito più bassi e livelli di istruzione più bassi di avere opinioni liberali, favorevoli al mercato e meno nazionaliste.

Ciò significa che «le élite del Paese, composte dai membri più istruiti e più ricchi della popolazione,non sono favorevoli a politiche più autoritarie,stataliste e nazionalistiche. L’opinione pubblica in un Paese autoritario come la Cina ha un impatto meno diretto sul processo decisionale rispetto ai Paesi democratici, ma il sostegno delle élite è importante per la sopravvivenza del regime. Inoltre, la voce della classe media è generalmente più influente nel plasmare la politica rispetto a quella dei cittadini della classe inferiore», smentendo il luogo comune che vuole che le élite cinesi siano più favorevoli al regime rispetto ad altri segmenti della popolazione grazie ai loro legami con la leadership e perché hanno beneficiato delle politiche del partito-Stato.

«I risultati di questo flusso di ricerca hanno implicazioni critiche per la politica americana nei confronti della Cina», affermano, concludendo l’analisi del sondaggio, Ilaria Mazzocco e Scott Kennedy. «A Washington si dovrà tenere conto che «i cittadini cinesi hanno opinioni complesse ma coerenti che spesso differiscono in modo significativo dalle strutture e dalle politiche ideologiche del governo ufficiale. In una parola,Xi Jinping deve affrontare autentiche sfide politiche interne popolari».

«La direzione presa dall’amministrazione Xi in materia di economia e libertà civili, compreso il programma di ‘prosperità comune’, potrebbe essere in contrasto con le preferenze di ampie porzioni della popolazione, soprattutto tra i cittadini cinesi più istruiti e più ricchi. Si ritiene che la classe media sia soddisfatta dell’operato del partito, ma le scelte politiche del regime potrebbero apportare un cambiamento a tale sostegno. Allo stesso modo, il nazionalismo in Cina è stato finora considerato sia un motore che un fattore abilitante degli atteggiamenti militaristi del governo nei confronti del Mar Cinese Meridionale, di Taiwan e di altre controversie irredentiste. Invece, le scoperte di Pan e Xu suggeriscono che il sentimento patriottico non dovrebbe essere equiparato a un assegno in bianco che le autorità cinesi potrebbero incassare liberamente per andare in guerra. La popolazione cinese sembra essere molto contraria al conflitto nonostante i forti livelli di nazionalismo. Questo atteggiamento potrebbe certamente influenzare il modo in cui il governo prende le decisioni in una crisi».

Informazioni queste che derivano dalla ricerca di Pan e Xu, che possono «aiutare a rafforzare la politica americana in Cina. Gli Stati Uniti possono aspettarsi che l’attuale leadership cinese, anche se più tollerante al rischio rispetto alle precedenti amministrazioni, debba affrontare una opinione pubblica che potrebbe limitare sia la politica interna che quella estera e che tali preoccupazioni, non solo le singole opinioni di Xi, possano spiegare colpi di scena nelle politiche cinesi. Una migliore comprensione dell’opinione pubblica cinese, in tutte le sue variazioni, può aiutare Washington a prevedere meglio dove andranno le politiche ufficiali cinesi o quali sfide dovranno affrontare se non sono coerenti con un’ampia fascia di opinione pubblica.
Inoltre, dato che alcuni segmenti importanti dell’opinione pubblica cinese hanno opinioni più liberali rispetto all’amministrazione Xi, Washington dovrebbe considerare come l’inquadramento e la difesa delle sue politiche sarebbero percepiti da queste orecchie potenzialmente comprensive. Le difese delle politiche verso la regione indo-pacifica e verso la Cina bilateralmente che sono del tutto antagoniste possono portare a una perdita di sostegno da parte di alcuni segmenti della società cinese. Questo a sua volta può ridurre le preoccupazioni dei massimi leader cinesi sull’adozione di un approccio più conciliante nei confronti degli Stati Uniti e della comunità internazionale in generale.
Infine, questi risultati mostrano che ci sono reali vantaggi nel mantenere gli scambi interpersonali con la Cina. Può darsi che gli studenti cinesi che vengono negli Stati Uniti siano più predisposti all’affinità con l’America rispetto al cinese medio, ma anche così, studiare negli Stati Uniti fornisce sostentamento a quelle opinioni e rafforza i legami che avvantaggiano l’economia e la sicurezza nazionale dell’America. Sebbene gli Stati Uniti debbano affrontare in modo intelligente le sfide derivanti dal furto dei diritti di proprietà intellettuale o dalle operazioni di intelligence cinesi, tali sforzi dovrebbero essere compiuti nella consapevolezza che gli obiettivi della connettività hanno e possono ancora dare i loro frutti».

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