martedì, Aprile 20

Ecco i nomi del nuovo Governo libico field_506ffbaa4a8d4

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L’accordo c’è e oggi comincia una nuova era per la Libia. Dopo mesi e mesi di discussioni e rinvii finalmente ci sono i nomi del Governo di unità nazionale che dovrà portare il Paese fuori da anni di guerra civile. «Mi congratulo con il popolo libico e il Consiglio presidenziale per la formazione del Governo di accordo nazionale» ha detto soddisfatto l’inviato dell’Onu Martin Kobler, che giusto ieri aveva parlato con i membri di Tobruk per spingerli a trovare in fretta l’intesa. «Ora, esorto l’HoR a riunirsi prontamente e ad approvare il Governo» ha poi scritto in un tweet.

Anche il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha espresso la sua felicità per la rosa di nomi proposti per il Governo. «Dopo una notte di trattative è arrivato il varo del nuovo Governo libico da parte del consiglio presidenziale libico» ha scritto il Ministro, sempre via Twitter. «Un passo avanti in una situazione ancora fragile, ma ora serve l’ok del Parlamento». Il nuovo Governo di accordo nazionale sarà composto da 32 Ministeri presieduti dal Primo Ministro Fayez Mustafa al-Sarraj. Suoi vice, come si legge nell’articolo 2 del decreto numero 3/ 2016, saranno Fathi Abdel Hafiz al-Mujbiri, Ahmad Omar Mitiiq, Mousa al-Kuni Belkani e Abdelsalam Saad Husayn Kajman.

Il decreto entrerà in vigore dalla data di approvazione da parte del Parlamento che ora dovrà porre la fiducia sui nomi: Marwan Ali per il Ministero degli Esteri; al Taher Mohamed Sarkaz per le delle Finanze, Khalifa Rajab Abdul Sadeq per il Petrolio, Mohamed Faraj al Mahjoub per la Cooperazione internazionale, Bedad Qonso Masoud per la Governance locale, Mohamed Soliman Bourguiba per la Salute, Khair Melad Abu Baker per l’Istruzione, Mahmud Gomaa per l’Istruzione superiore, Abdul Motalib Boufarwa per l’Economia, Khaled Muftah Abdul Qader per la Pianificazione, Atef al Bahary per le Telecomunicazioni, Hisham Abdullah al Ministero dei Trasporti, Faraj al Taher Snoussi per l’Industria, Osama Saad Hamad per l’Energia elettrica, Adel Mohamed Sultan per l’Agricoltura, Freddy Mansour al Shafey per il Lavoro, Mokhtar Abdullah Gouili per la Formazione professionale, Ahmed Khalifa Bridan per gli Affari sociali, Osama Mohammed Abdul Hady per le Risorse idriche.

Il numero dei civili uccisi nelle violenze in Iraq è aumentato in modo drammatico nel corso degli ultimi due anni. I dati arrivano dal rapporto delle Nazioni unite (Unami – UN Assistance Mission for Iraq) che ha registrato 18.802 morti e 36.245 feriti in un lasso di tempo che va dal 1 gennaio 2014 al 31 ottobre 2015. «Anche la crudeltà dei dati non riesce a riflettere esattamente quanto soffrano i civili in Iraq» ha detto il responsabile dell’Onu, Zeid Ra’ad Al Hussein. «Queste cifre contano solo coloro che sono stati uccisi da azioni violente, ma non considerano tutti coloro che sono morti per mancanza di accesso a cibo, acqua o servizi medici essenziali». Secondo le Nazioni unite circa 3,2 milioni di persone sono sfollate interni in Iraq, dall’inizio del 2014, cioè da quando i jihadisti dello Stato Islamico hanno cominciato a conquistare vaste aree nel nord-ovest del Paese.

Le Nazioni Unite hanno prestato un’attenzione specifica alle atrocità compiute dai jihadisti, riportando nei dettagli numerosi assassini, esecuzioni in pubblico, decapitazioni, persone bruciate vive o buttate dall’alto degli edifici, abitazioni rase al suolo. Ma anche bambini soldato uccisi perché tentavano la fuga, abusi sessuali su donne e bambini, ridotti in schiavitù, questi ultimi sarebbero 3.500. «Tutti questi comportamenti possono essere considerati crimini di guerra, crimini contro l’umanità e anche genocidio, secondo il rapporto che si basa in gran parte su testimonianze di sopravvissuti o di parenti». In Iraq sono anche state ritrovate diverse fosse comuni, alcune nelle zone sotto controllo Isis, altre addirittura risalenti all’epoca di Saddam.

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