sabato, Aprile 17

Ecco i costi della malagiustizia

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Riesplode l’emergenza carceri. L’annuale rapporto di Antigone sullo stato degli istituti di pena in Italia rivela che nonostante le misure contro il sovraffollamento, i detenuti aumentano. Rispetto al 2015 sono cresciuti di oltre 1.300. Al 30 giugno il numero globale di carcerati è salito a 54.072. Certo, non sono i 69.155 del 2010 (anno record per quel che riguarda il sovraffollamento) però sono il sintomo di una tendenza, un segnale che andrebbe colto.

La capienza regolamentare è di 49.701 posti. Dunque, un ‘esubero’ di circa cinquemila detenuti, con tutto quello che la cosa comporta. Secondo Antigone sono aumentati i ‘presunti innocenti’, soprattutto stranieri detenuti in fase di primo giudizio. Intervistato dalla ‘Radio Vaticana‘ Alessio Scandurra, di  Antigone, riconosce che rispetto al 2010 si registrano significativi passi in avanti: “Ci sono molti detenuti in meno, i servizi a disposizione, pur se limitati, sono destinati a un numero più ridotto di detenuti. Quindi, la situazione è decisamente migliorata”. Tuttavia per la prima volta da anni i numeri tornano a crescere. “È una crescita piccola, lenta, però inizia sempre così: quando la popolazione detenuta inizia a crescere, se non si pongono argini, rimedi, è solo questione di tempo e il sistema torna a scoppiare”.

Una questione anche di ‘percezione’: si pensa che sia terminata l’emergenza sovraffollamento, quindi si ricorre anche più a cuor leggero alla custodia cautelare: “Qualche anno fa, chi mandava un imputato in custodia cautelare sapeva di mandarlo in strutture sovraffollatissime: è un sistema penitenziario in grande difficoltà, il personale è in grande difficoltà… Oggi questa consapevolezza non c’è più e si ricorre più a cuor leggero a questa misura. Rimane il fatto che l’Italia è uno dei Paesi in cui il tasso di custodia cautelare è il più alto tra i Paesi europei, quindi comunque questa decisione non andrebbe presa così alla leggera”.

Il fatto è che la custodia cautelare, sulla carta misura eccezionale, è diventata al contrario pratica diffusa e, si può dire, indiscriminata. L’altro, grande problema, è costituito dalla durata dei processi. Dall’inizio del procedimento alla sua definitiva conclusione, trascorre un tempo lunghissimo; questo fatalmente comporta che chi si trova in custodia cautelare vi resti più a lungo. Il giudice, spesso pressato da un ‘clima’, da un condizionamento ‘popolare’ teme di lasciare in libertà un imputato per un lungo periodo, e  preferisce ricorrere a questa misura. Pazienza se poi metà degli arrestati si rivela innocente, o addirittura sconta pene superiori alle condanne che poi vengono comminate.

Qui si entra ora in un altro terreno: quello dei ‘costi’ non quelli umani, irrisarcibili; ma quelli dei risarcimenti. L’Italia, nel 2015 ha dovuto versare oltre  77 milioni di euro per indennizzi dovuti a violazioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E’ l’importo più alto in assoluto liquidato dal Governo per risarcire le vittime di violazioni ai loro diritti.

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