sabato, Maggio 8

Ecco come porto la politica estera in tv field_506ffbaa4a8d4

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«Gli esteri non fanno notizia». E così che ti rispondono i titolisti di prima pagina. Si fa fatica a scrivere, raccontare e spiegare la complessità delle relazioni internazionali. Con il rischio che apatia e indifferenza verso questi scenari portino a soffocare anche quell’immenso bacino di storie di eccellenza dell’Italia all’estero. O peggio, a ignorare gli interessi strategici del nostro paese. Duilio Giammaria, storico inviato Rai e oggi conduttore della trasmissione ‘Petrolio‘, spiega la sua ricetta su come e perché bisogna tenere puntati gli occhi sul mondo che cambia.

Distinguiamo i due campi. Il primo si chiama politica estera ed è il biglietto da visita con cui un Paese si presenta sulla scena internazionale. È fatta di dossier, dibattiti, visioni e temi certamente alti, ma difficili da assorbire per un neofita della geografia internazionale. Un distacco cui si sono adattati col tempo anche i media: leggere di politica estera su un giornale vuol dire arrivare a sfogliare le pagine di un quotidiano quasi fino alla fine. Salvo quando il dossier si trasforma in tragedia o spettacolo.
E qui entriamo nel campo della cronaca internazionale: quella fatta di foto shock sbattute in prima pagina, interventi militari, scenari di guerra, decapitazioni, ostaggi, donne e bambini sepolti vivi, cristiani perseguitati. La firma di un accordo o una visita bilaterale, salvo se evento di portata storica, difficilmente vedranno mai l’apertura di un telegiornale. Spazio che si sono invece conquistati la foto del corpo martoriato di Muammar Gheddafi, il video della decapitazione dei 21 ostaggi copti da parte dell’Isis, la sparatoria a Charlie Hebdo, l’arresto in India dei due fucilieri italiani, lo tsunami del 2004, l’attacco alle Torri gemelle.

Gli esteri diventano notizia quando i fatti diventano tragici, macabri, spettacolari. Quando il tavolo del Consiglio europeo si svuota di fascicoli e lascia il posto a insulti, accuse, parole pesanti, tradimenti. Come accaduto qualche settimana fa a Bruxelles con la crisi greca: l’ampio retroscena sul duro botta e risposta Schauble-Draghi da un lato e il boxino sui restanti nodi dell’accordo dall’altro. Si chiama sensazionalismo giornalistico, spesso usato come stratagemma per vendere copie o alzare lo share, e sfrutta la curiosità e l’impressionabilità delle persone.

Ma cosa resta oltre il fotogramma di quel litigio? Si tratta davvero di informazione? Conoscere e capire il mondo è un esercizio che non può fermarsi alle lacrime e al sangue. Eppure i media italiani, a dispetto del villaggio globale, fanno ancora fatica a raccontare gli eventi di politica internazionale intesa come il complesso di fatti che accadono intorno ai nostri confini.

Secondo Giammaria “purtroppo c’è ancora questa idea che il mondo non interessi agli italiani perché proiettati solo sulla cronaca nera, quella politica e sui fatti locali”. L’errore che si fa spesso è quello di pensare che l’Italia basti a se stessa, “mentre oggi con la globalizzazione scopriamo che persone e mercati sono tutti più interdipendenti: abbiamo gli uni sempre più bisogno degli altri”. Se si va all’estero, inoltre, si scopre che “gli italiani sono tra primi viaggiatori nel mondo. Sono curiosissimi, vogliono scoprire”.

È questo l’esercizio che sta facendo ‘Petrolio, andato in onda su Rai1 per la prima volta nel 2013. Un programma innovativo nel linguaggio e nella tecnica, che parla di grandi temi legati all’attualità nazionale ed estera attraverso inchieste, reportage e interviste, con l’ambizione di offrire un cambio di registro – non solo formale, ma anche editoriale – rispetto al linguaggio del tradizionale talk-show. “Vogliamo mettere le carte sul tavolo e fare in modo che il grande pubblico della Rai abbia i dati e gli elementi giusti per farsi un’idea autentica sui grandi temi di attualità. Che è poi l’obiettivo del servizio pubblico”.

Raccontare storie emblematiche, ma anche anticipare notizie e analisi di cui un domani parleranno i principali concorrenti internazionali. Per il prossimo autunno, ad esempio, secondo Giammaria “rimarrà caldissima la sponda sud del Mediterraneo, dalla Libia alla Siria”, scenari da lungo tempo irrisolti. Mentre per fortuna, come se ci fosse un bilanciamento tra crisi e risoluzione di crisi, “l’avvio di un dialogo con l’Iran è una grande opportunità di pace, sicurezza e sviluppo economico”. Seppur lontano dalle nostre coste, precisa il conduttore, “anche l’Oriente resterà un focus molto importante, dove si sta battendo una guerra di egemonia tra la Cina, le Filippine ed il Giappone per il controllo dei mari del sud”.

Gli eventi di rilevanza strategica, insomma, non si classificano solo in base alle miglia di distanza. A contare sono anche le relazioni storiche e gli interessi di un Paese. Difficile quindi orientare la bussola della politica estera italiana ed europea in un’unica direzione: “Bisognerebbe interessarsi di tutte quelle situazioni che per noi hanno una rilevanza enorme”, afferma il giornalista. “Il Medio Oriente è certamente una questione a noi cara per via della sua vicinanza. E se un giorno trovasse stabilità potrebbe diventare anche un’opportunità per l’Italia”. Ma occorre guardare anche a Paesi dove abbiamo avuto un ruolo storico importante: “Penso all’America latina, o alla nostra consistente presenza commerciale in Estremo Oriente”. L’importante, avverte Giammaria, è che “la spesa dedicata alla politica estera non venga schiacciata troppo”.

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