lunedì, Agosto 2

Ecco come l’Isis recluta le sue giovani mogli Lo Stato islamico sprona i miliziani a unirsi con donne del luogo per legittimare l'occupazione delle città

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L’Isis manifesta la sua natura terrificante e crudele anche nell’organizzazione di un matrimonio e le ragazze che devono sposare un componente del Califfato sono, per lo più, adolescenti che spesso non possono sottrarsi a questo dovere.

Ma come avviene questo rituale preparatorio alle nozze? Il giorno fatidico la ragazza prescelta verrà truccata e pettinata e dovrà indossare un elegante abito da sposa acquistato, appositamente per lei, in vista delle nozze. In genere, l’abito è di colore bianco, vaporoso e decorato in maniera sfarzosa, secondo lo stile della moda araba. Però, prima di celebrare il matrimonio, i due sposi si dovranno mettere in posa davanti al fotografo per le foto ufficiali da fare con i parenti e sullo sfondo dovrà, obbligatoriamente, comparire, la bandiera nera dell’Isis per sancire l’appartenenza al Califfato. Spesso nelle fotografie appaiono anche dei kalashnikov, imbracciati dalla sposa o dai familiari, per evidenziare che l’ideale jihadista non verrà accantonato nemmeno il giorno delle nozze.

Il matrimonio sarà per pochi intimi e i festeggiamenti saranno all’insegna di balli e canti, durante i quali le donne invitate eseguiranno il tradizionale urlo zagharid; mentre fuori sulla strada gli uomini spareranno colpi di arma da fuoco. Dopo i festeggiamenti, la sposa verrà coperta con il velo e accompagnata dalle parenti alla macchina, addobbata di rosso, per giungere con il marito nella casa dove abiteranno.

L’unione instaurata avviene per legittimare l’occupazione di città e villaggi e creare legami di sangue tra i membri dell’Isis e le ragazze del posto. Legami di sangue che sono, spesso, ottenuti anche con la forza, con violenze ripetute, ricatti familiari e conversioni obbligate.

Talvolta il matrimonio viene usato come strategia, da parte dei parenti della ragazza, per ingraziarsi i miliziani dell’Isis, con la speranza di essere risparmiati da violenze e abusi e, così facendo, ciò dovrebbe assicurare una certa tutela e difesa per la nuova famiglia acquisita.

Le giovani spose sono, quasi sempre, destinate ad un’esistenza e ad un futuro poco felice. Oltre a condurre una vita fatta di privazioni, spesso, si ritrovano vedove dopo poco tempo, perché il marito muore in battaglia oppure finiscono per essere vittime della vendetta delle milizie sciite, come è accaduto a Mosul, dove sono stati cacciati i miliziani dell’Isis e i liberatori si sono vendicati sulle loro spose. E così, dopo essere state costrette a sposarsi e a essere private della loro dignità da parte del Califfato, i liberatori gli hanno persino riservato un trattamento peggiore, perché molte di loro sono state picchiate, violentate e, talvolta, uccise.

Come l’Isis recluta le sue giovani mogli? L’ISIS ha intensificato la sua campagna di reclutamento sui social media per attirare giovani donne e adolescenti occidentali che potrebbero diventare le loro future mogli. Il reclutamento e l’incontro sono spesso condotti da donne residenti nello Stato islamico.

Quindi donne, assoldate dall’Isis, utilizzano gli account Twitter, dedicati esclusivamente al ‘matchmaking jihadi’, per reclutare giovani mogli destinate ai membri del Califfato, e promettono alle ragazze intercettate una vita meravigliosa, affermando che tutti i loro desideri verranno esauditi, che il loro marito si prenderà cura di loro e che se muore in battaglia, saranno immediatamente considerate le mogli di un martire o di un eroe che è morto in nome di una causa giusta.

Queste reclutatrici sono abili e scaltre, tanto da mettere le ragazze immediatamente a loro agio nelle loro conversazioni online, durante le quali si costruiranno rapporti di fiducia e si creerà un ambiente di segretezza ed esclusione destinato solo a loro. La maggior parte delle volte riescono nel loro intento e fanno capitolare adolescenti che credono di trovare una situazione ottimale una volta sposate.

Quello che forse ancora non si sa è che i miliziani non possono avere contatti con le loro future mogli prima del matrimonio e le trattative vengono svolte unicamente fra le reclutatrici e le ragazze. Inoltre, la maggior parte degli uomini, essendo consapevoli che l’organizzazione di un matrimonio è un oneroso impegno da portare avanti, decidono o di non sposarsi affatto o di compiere almeno trent’anni per potersi permettere di pagare le spese.

A questo proposito, l’ISIS è emerso come la soluzione perfetta per la cosiddetta ‘crisi del matrimonio’. Oltre ad essere promesso un salario, ai combattenti stranieri, che aderiscono allo Stato islamico, viene anche promessa una moglie o forse più di una. Ciò spiega perché tanti uomini stanno affollando l’ISIS.

Così facendo, l’Isis è riuscito a creare un modo per garantire che i combattenti non lascino lo Stato islamico e che possano rimanere al suo interno, giurando fedeltà assoluta ai suoi membri. Alle reclute femminili, invece, viene promesso un marito meraviglioso e una casa dotata di ogni comfort: elettrodomestici di alto livello, frigoriferi, forni a microonde, frullatori e così via.

Nel gennaio 2015, l’organizzazione terroristica ha infatti pubblicato un documento destinato alle donne residenti nei Paesi del Golfo, in particolare in Arabia Saudita, dove veniva spiegato che le donne non potevano né diventare martiri né attive in campo di battaglia e che i loro ruoli si sarebbero limitati alla famiglia (pulizia, cucina e custodia dei bambini).

Le mogli dei miliziani, a questo proposito, vengono incoraggiate a fare molti figli e ciò è indispensabile per far crescere lo Stato islamico. I bambini assicurano che ci sia una nuova generazione pronta per essere addestrata secondo la dottrina del Califfato.

L’ISIS, dunque, non sta facendo altro che costituire una nuova generazione di adepti, utilizzando il lavaggio del cervello, necessario per garantire la longevità del gruppo, ed è di immediata comprensione come le donne vengano ingannate e come la maggior parte dei particolari venga omessa per cercare di non dissuaderle a partire dai loro Paesi d’origine e a recarsi nei siti dove sono presenti i miliziani, loro futuri mariti.

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