martedì, ottobre 23

Earth Day 2017: la terra si sta consumando. Meglio svegliarsi

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Ogni giorno in Europa vengono degradati 500 ettari di terra fertile. E ogni anno spariscono sotto il cemento mille chilometri quadrati di suolo fertile, un’estensione pari all’intera città di Roma.  Negli ultimi 50 anni nel vecchio continente la superficie coperta di cemento e asfalto è raddoppiata, arrivando a 20 milioni di ettari: due volte la superficie agricola italiana. A questo si aggiungono altre minacce: 3 milioni di siti contaminati, 10 milioni di ettari gravemente danneggiati dall’erosione e 14 milioni a rischio desertificazione. Sono i dati diramati dai promotori dell’Iniziativa dei Cittadini Europei People4Soil, a nome delle 500 organizzazioni che hanno aderito al network europeo alvailsuolo.it.

Non basta. Quasi il 40% della superficie terrestre è sottoposta alle attività agricole e zootecniche, con una porzione di suolo idoneo alla coltivazione pari a 4,4 miliardi di ettari (ossia 146 volte l’Italia), eppure negli ultimi 40 anni è diventato improduttivo il 30% dei terreni coltivabili. Ce lo dice il ‘Food Sustainability Report‘, della Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition e Milan Center for Food Law and Policy, un rapporto che scatta un’inedita foto su come la produzione di cibo impatta su ambiente e consumo di suolo in Italia e nel mondo. Questi sono solo alcuni dei dati che sono stati diramati in questi giorni in vista dell’appuntamento di domani 22 aprile: l’Earth Day 2017.

A fronte di questi dati è necessario che l’Europa scenda in campo, così come i Governi nazionali. Una direttiva europea per proteggere il suolo è l’appello rivolto al Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker da 500 associazioni.

L’appello, che fa riferimento all’obiettivo delle Nazioni Unite ‘fermare il degrado di suolo a livello globale entro il 2030’, è rivolto alla Commissione Europea affinché faccia la sua parte, con la consapevolezza che le politiche europee hanno un’impronta molto profonda sui suoli e i territori del resto del mondo. Ma l’appello è esteso ai governi nazionali. In Italia, a maggio 2016 la Camera dei deputati ha approvato la legge sul contenimento del consumo di suolo, che da allora è però ferma al Senato. Per raccontare l’entità del consumo di suolo in Italia, Legambiente ha raccolto nel dossier ‘Suolo minacciato, ancora cemento oltre la crisi, una serie di storie di suolo consumato‘.   L’associazione domani sarà mobilitata in tutta Italia per incrementare le adesioni alla petizione popolare di ‘People4Soil‘. Il traguardo da raggiugere è un milione di firme in tutta Europa entro il 12 settembre prossimo; 54mila le firme necessarie per raggiungere il quorum in Italia.

Il consumo di suolo è un processo sostanzialmente irreversibile, il territorio è la risorsa più scarsa e quindi più preziosa. Difendere il suolo dalla cementificazione selvaggia, dall’inquinamento e dagli interessi speculativi deve essere una priorità per garantire al nostro continente sicurezza alimentare, conservazione della biodiversità e regolazione dei cambiamenti climatici. La posta in gioco è alta e la battaglia difficile, sottolinea Legambiente. Per il nostro e per tutti gli Stati membri dell’Unione serve urgentemente un riferimento normativo chiaro che ponga limiti alla trasformazione di nuovi suoli e spinga la rigenerazione urbana. Il consumo di suolo è fenomeno codificato a livello europeo con l’espressione land take, ovvero la somma di tutti gli usi e le coperture del territorio, principalmente insediative e infrastrutturali, che sottraggono al suolo le sue funzioni fisico-chimiche e biologiche, e in parte creano una irreversibile ‘sigillatura’ della crosta terrestre.

Il Food Sustainability Report  sottolinea che in molte regioni del mondo i problemi relativi alla qualità del suolo interessano oltre metà delle terre coltivate, specialmente in Africa Sub-Sahariana, in America del Sud, nel Sud-Est Asiatico e in Nord Europa. Insomma, ogni anno il pianeta perde una superficie agricola grande quanto l’Italia (come se ogni giorno si perdesse l’equivalente della superficie totale della città di Berlino).

Anche l’Italia non è estranea a questa problematica: il nostro Paese deve migliorare sul consumo di suolo perché, se è vero che si posiziona settima all’interno del ranking stilato dal Food Sustainability Index per quanto riguarda l’agricoltura sostenibile, è altrettanto vero che nei tre grandi indicatori in cui quest’area viene suddivisa -consumo delle risorse idriche, sfruttamento del suolo e emissioni di gas serra- è proprio nello sfruttamento del suolo che il nostro Paese registra i risultati peggiori scendendo alla 10°posizione (con un punteggio di 48.72 su 100) battuta da Australia, Canada e Giappone in vetta alla graduatoria.

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