venerdì, Agosto 6

E’ venuto il momento che Draghi parli È ora perché, zitto zitto, Draghi di cose ne ha fatte. Alcune sbagliate (casi Borrelli e Arcuri). Altre nella struttura del Governo, ai fini della gestione sotto il proprio controllo dei tre temi fondamentali che ha da affrontare: sanità, fondo di rinascita, migranti

0

Al netto delle sciocchezze del ‘Governo dei Migliori’, e quindi delle ironie sempre più sguaiate sui ‘Migliori’ che sono i peggiori, sulla pinocchiocrazia’, eccetera (che peccato vedere Travaglio in pieno in questa melma poco riflessiva e inutile) ora è venuto il momento, credo, che Mario Draghi parli: convochi, in modo composto e ad orario preciso a Palazzo Chigi -e non in cortile o in piazza e buffonerie simili- una conferenza stampa in cui faccia, e specialmente ci faccia, il punto sulla situazione. È ora perché, Pinocchio a parte, zitto zitto, Draghi di cose ne ha fatte.


Alcune, lo dico subito, anche sbagliate, nei modi almeno.
L’allontanamento di Angelo Borrelli
, forse necessario, forse utile, forse opportuno, a mio parere andava fatto dando al medesimo l’onore delle armi: bene o male che abbia fatto, ha lavorato come un cane e almeno gli si potrebbe, dovrebbe a mio parere, dire grazie. Sia chiaro: di Borrelli non so nulla, non lo conosco, non voglio conoscerlo, ma ha lavorato duro in momenti difficilissimi, a tenere dietro (lo si può dire o è lesa contità?) ad un Governo spesso esitante e confuso: giustamente, confuso ed esitante, stava scoppiando il mondo, non è una critica al Governo. Ma Borrelli il suo lo ha fatto e, secondo me, va ringraziato.
Così come, e l’ho già scritto, è stato un errore, a mio parere per gli stessi motivi di Borrelli, ‘diminuireun po’ subdolamente Domenico Arcuri: autore certo di errori, magari gravi non saprei, ma che anche lui ha fatto quello che poteva. È facile oggi accusarlo di avere pagato troppo i banchi a rotelle della Ministro Azzolina, ma basta ricordare l’urgenza, l’ansia, la fretta con cui venivano richiesti ora e subito da tutti, stampa inclusa. Quanto ai vaccini, sarà pure una cosa inutile la primula, però, a parte che tutto sommato ha creato un simbolo (e in certi casi i simboli sono utili), ha certamente tutte le colpe che volete, ma se i vaccini non arrivano la colpa non è sua.
Ma tant’è. È Draghi che decide.

E di cose Draghi ne ha fatte, silenziosamente senza conferenze continue, senza clamore, ma di cose ne ha fatte.
In particolare, se ben capisco, nella struttura del Governo, ai fini della gestione sotto il proprio controllo dei tre temi fondamentali che ha da affrontare: la sanità, il fondo di rinascita, i migranti.
Sono i punti cruciali sui quali si misurerà la sua capacità di incidere sulla situazione, sia pure trovandosi a giocare un gioco già fatto e impostato, male, da altri e, una volta tanto, tra questi altri non c’è Giuseppe Conte.


Duole dirlo, da europeista convinto come sono (diventato) ma si deve dire la verità, la signora Ursula von der Leyen sui vaccini ha fallito in pieno, si è fatta infinocchiare da case farmaceutiche e imbonitori vari, che le hanno fatto firmare contratti assurdi, o almeno, contratti che non garantiscono forniture adeguate in tempi adeguati.
Se mi è permessa una malignità, la signora Angela Merkel se ne era accorta e, invece di dirlo alla collega e amica (sic!) signora von der Leyen, se lo è tenuto per sé e si è comprata di nascosto un bel po’ di vaccini fuori sacco. Forse Draghi potrebbe chiedere (sotto banco, come ovvio) alla signora Merkel di darcene un po’, tanto in Germania mica possono fare trenta milioni di vaccinazioni in una settimana e quindi, ma non so: su queste cose meglio tacere, bisogna conoscere le cose a fondo e io non le conosco e quindi non mi metto a fare il grillo parlante, tipo Salvini, Bertolaso, e oggi, vedo, anche Garattini, che, vaccinato, anche lui tira fuori la storia di fare solo la prima dose e poi si vede, dimenticando tutti, che comunque, anche la prima dose non c’è.

Astra Zenecka fabbrica i vaccini per gli inglesi prima di tutto, e non mi dite che bene hanno fatto gli inglesi a uscire dalla UE e quindi se lo avessimo fatto anche noi … ! sciocchezze: la Gran Bretagna può fare la parte del leone perché il vaccino è prodotto inglese, come gli americani lo fanno con Pfizer, ma come noi non potremmo, perché noi vaccini non ne sappiamo fare, oggi come oggi, a parte Reithera, finora ignorata da tutti e che, pare, slitta a Settembre, tardi. E questo è il vero punto su cui Draghi dovrà lavorare, si tratta di rifare la sanità e la ricerca senza trasformarla nell’ennesimo carrozzone come vorrebbe l’Accademia dei Lincei: sarà un lavoro lungo, difficile e oscuro. Se risultati vi saranno si vedranno fra dieci anni, e, va detto, solo un Governo ‘tecnico’ può fare certe cose. E quindi, prima di dire che sono degli imbecilli, stiamo attenti a quello che diciamo.

Sul fondo di rinascita, mi pare di capire (ma qui sono tutti abbottonatissimi che più abbottonati non si può) che tra Draghi e il Ministro del Tesoro stanno facendo un grosso lavoro, ma anche qui, a parte i progetti che saranno portati alla nostra attenzione, i risultati pratici si vedranno fra dieci anni.
Ma è certo che se il lavoro viene impostato bene ora, non solo indicando i titoli dei capitoli, ma entrando bene nel merito, i risultati potranno esserci. E, di nuovo, credo davvero che solo un Governo fortissimo e competentissimo, oppure un Governo tecnico può fare. Quest’ultimo, perché non ha il problema delle prossime elezioni e può fare una cosa che spesso abbiamo fatto senza dirlo (a parte le ire stupide degli stellini sulle marchette): mettere le cose in modo che, fatto il programma e i progetti, almeno di massima, il controllo alla fine sia nelle mani della UE. Il che lascia, da una parte, ai successori di Draghi la possibilità di dire che devono fare così o cosà perché la UE ce lo impone e, dall’altra, alla UE piena l’arma di dire ‘se cambiate programmi e cominciate a buttare i soldi dalla finestra non vi diamo più i soldi’. Se sarà così, a Draghi i nostri figli e nipoti dovranno fare un monumento a cavallo … della Merkel! Per l’altra ipotesi, certo non vorrete dirmi che il Governo di Conte fosse fortissimo e competentissimo, sù, non scherziamo.

E il bello è che (e già ha cominciato!) Conte potrà vantarsi di entrambi i risultati. Sull’epidemia potrà dire (ha appena finito di farlo) che il lavoro lo ha impostato lui e che lui ha fatto il grosso, poi se qualcuno gli crederà, affari suoi. Sul piano di rinascita, idem, più dire che altro non si può perchè la cattiva UE non ce lo permette.

Resta la questione migranti, che è un problema grosso come una casa. Se ben capisco, anche lì Draghi sta cercando di smuovere le acque. I problemi sono due: rimettere la guardia costiera in mare e redistribuire i migranti in Europa.
Sul primo punto, qualcuno lo ricorderà, insisto da mesi. Non so nulla di preciso, ma da notizie qua e là mi sembra di capire che ci sia un progetto di maggiore attivismo della Marina italiana, che avrebbe (secondo me) anche delle valenze di politica internazionale non indifferenti, nei rapporti non tanto con la Libia, quanto con la Turchia e l’Egitto, che poi vuol dire Russia. Vedremo.
Sulla redistribuzione, credo che l’autorevolezza di Draghi, ma anche la insistenza gentilmente decisa della signora Luciana Lamorgese, comincino dare qualche frutto. Speriamo, perché tra un mese il problema scoppierà sulle ginocchia di Draghi, che ha nel Governo, il peggio del peggio della ‘politicanteria’ italiana e, alle spalle in senso … sì avete capito, la violenza sguaiata di Salvini e della Meloni, per di più in feroce concorrenza, e ne vedremo delle belle.
Poi, c’è la oscura e poco chiara vicenda di Marco Minniti che diventa dipendente di Leonardo, per fare politica medio-orientale. Qui è tutto molto poco chiaro, benché forse sarebbe interessante, anche se io sarei cauto assai.

Quanto alla discussione sui sottosegretari (ma anche sui ministri politici … come se gli altri fossero venusiani!) è solo aria fritta. Mi sbaglierò, ma nelle logica di Draghi non conteranno nulla di nulla, ma, se Draghi me lo permette, io ci farei attenzione: quella non è gente che sta lì a scaldare la sedia e a prendere lo stipendio. Vuole essere rieletta e risponde ad ordini. Tenerli zitti non sarà facile. Sui ministri ‘tecnici’, vedremo se sono capaci come dicono e fanno dire di sé: io sono un cinico e quindi sono molto prudente, anche se moltissimo conto su Draghi.

E dunque, torno all’inizio, è ora di parlare e dirci chiaro che si fa, e specialmente, che accadrà nelle prossime settimane. Anche per rassicuraci e, magari, farci capire che farà di sé fra un anno.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->