mercoledì, 1 Febbraio
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E' uno scandalo la tartaruga di Fabre?

Lo studioso coglie in uno suo scritto anche l’occasione per descrivere il significato delle due sculture: l’omino sulla scala, che è lo stesso Fabre, mai riuscirà  con il suo metro da falegname a misurare le nuvole, mentre l’omino sulla tartaruga, che getta lontano lo sguardo (è ancora un autoritratto bronzeo dello stesso Fabre), ricorda vagamente una statua cinquecentesca che si trova nel giardino di Boboli, quella del Nano Morgante, a cavalcioni su una tartaruga. In entrambi i casi, è evidente il richiamo al motto Mediceo festina lente ( affrettati lentamente), che vuol essere anche un monito per i contemporanei ossessionati ( e vittime) del very fast, della velocità ad ogni costo. Sullo stesso tema, alcuni anni addietro, proprio a Firenze,  si tenne un dotto convegno cui presero parte studiosi di tutto il mondo, tra cui ricordo Carlo Pedretti, considerato uno dei massimi  esperti  di Leonardo, venuto apposta da Los Angeles. Una problematica  piuttosto sentita, questa, in determinati ambienti.  Anche Jan Fabre è  stato più volte a Firenze partecipando a molte collettive e presentando qui alcune sue produzioni teatrali. Nel 2012 due suoi busti in bronzo della serie Chapters, in cui si autoritrae con impressionanti corna e orecchie d’asino, sono entrati a far parte delle collezioni degli Uffizi. Nel 2015 l’artista ha ricevuto il Premio Michelangelo per la scultura in occasione della seconda edizione della Settimana Michelangiolesca ed è stato ospite presso la Galleria il Ponte con una personale dal titolo knight of the Night.

Fabre 1

Il suo rapporto con la città è dunque assai stretto e non occasionale. Il Sindaco Dario Nardella ha salutato perciò con entusiasmo il Progetto di dedicare una grande Mostra a questo artista fiammingo, nato nel ’58 in quella straordinaria città  che porta il nome di Anversa   (che aveva visto muovere i primi passi  un altro grande dell’arte, tale Pieter Bruegel il Vecchio), proposto dal  direttore artistico Sergio Risaliti, coadiuvato dalle curatrici Melania Rossi e Joanna De Vos.  A questo artista totale, considerato uno dei più  innovativi e rilevanti del panorama contemporaneo,  che sprigiona la sua immaginazione nei diversi linguaggi della scultura, del disegno e dell’installazione, della performance e del teatro, Firenze dedica una grande Mostra che avrà il suo epicentro al Forte di Belvedere ( con  le sue ramificazioni in piazza della Signoria e in Palazzo Vecchio: ove già sono esposte  le opere prescelte).

In tutto saranno cento le opere esposte, di cui due inedite, realizzate apposta per questa  esposizione fiorentina, che segue quelle di Giuseppe Penone e Antony Gormley, di cui l’Indro si è occupato a suo tempo. Spiritual Guards, è il titolo della mostra. “Si tratta – a detta di Sergio Risaliti – di una delle più complesse e articolate mostre in spazi pubblici italiani realizzata dall’artista e regista teatrale fiammingo. Per la prima volta in assoluto un artista vivente si cimenterà contemporaneamente in tre luoghi di eccezionale valore storico e artistico.  Lavori realizzati da Fabre tra il 1978 e il 2016: sculture in bronzo, installazioni di gusci di scarabei, lavori in cera e film che documentano le sue performance. Fabre presenterà anche due opere inedite, pensate appositamente per questa occasione”.  L’anteprima si è avuta il 15 aprile, con l’evento di straordinario impatto visivo e dai forti connotati simbolici di cui si è già riferito: le due sculture in bronzo di Fabre  sono entrate a far par parte – temporaneamente – di quel museo a cielo aperto che è Piazza Signoria. Una di queste, Searching for Utopia, di eccezionali dimensioni, intende dialogare oltreché con il Biancone, anche con il monumento equestre di Cosimo I, che si trova alle spalle della tartaruga, capolavoro rinascimentale del Giambologna;  peccato che a Cosimo I la tartaruga  volti le spalle, guardando dalla parte opposta; The man who measures the clouds (American version, 18 years older), si innalza invece  sull’Arengario, o Ringhiera, tra le copie del David di Michelangelo e della Giuditta di Donatello.

“In entrambe le opere – sottolineano i curatori – si riconosce l’autoritratto dell’artista,  nella doppia veste di cavaliere e guardiano, come tramite tra terra e cielo, tra forze naturali e dello spirito. Ad una storia dell’arte che si è messa anche a disposizione del potere politico ed economico, come quella di Piazza Signoria con i suoi giganti di marmo (David, Ercole, Nettuno) e con le sue rappresentazioni bibliche, mitologiche o del genius loci (Giuditta, Perseo, Marzocco), Jan Fabre oppone un’arte che vuole rappresentare e incarnare il potere dell’immaginazione, la missione dell’artista come ‘spiritual guard’. E lo fa in una piazza che dal Rinascimento in poi è stata pensata e usata come agorà e palcoscenico figurativo, che da allora è diventata luogo paradigmatico del rapporto tra arte e spazio pubblico, e dove è stata configurata in modo esemplare la funzione simbolica-spettacolare del monumento moderno”.  Sempre dal 15 aprile sono visibili in Palazzo Vecchio una serie di sculture che  tentano di dialogare con gli affreschi e i manufatti conservati in alcune sale del percorso museale del palazzo, in particolare quelle del Quartiere di Eleonora, assieme alla Sala dell’Udienza e alla Sala dei Gigli. Tra le opere esposte anche un grande mappamondo (2 metri e 50  di diametro) rivestito interamente di scarabei dal carapace cangiante, la cui forma e dimensione dialoga  con il celebre globo conservato nella Sala delle Mappe geografiche, opera cinquecentesca di Ignazio Danti.

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