domenica, Settembre 26

E' uno scandalo la tartaruga di Fabre? field_506ffbaa4a8d4

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Firenze, piazza Signoria ore 12. Come ogni giorno, gruppi di turisti, tra cui molti ragazzi in gita scolastica, sostano per  ammirare lo straordinario scenario artistico e monumentale che li circonda. Da domenica scorsa, una sorpresa li attende. Davanti ai loro occhi si trova, di fronte alla fontana del Nettuno, opera dell’Ammannati (il Biancone come lo chiamano i fiorentini ancora oggi, mentre quelli del suo   tempo,  non risparmiarono critiche  ironiche al suo autore, del tipo ‘Ammannato Ammannato che bel marmo hai rovinato’) una gigantesca tartaruga marina in bronzo dorato cavalcata da un ometto che sembra guardare lontano. Pochi metri più in là, sull’arengario,  tra le copie del David di Michelangelo e della Giuditta di Donatello, c ‘è un’altra scultura in bronzo dorato, raffigurante un uomo, di media statura, su una scala con le braccia alzate e un metro da falegname tra le mani, intento a misurare qualcosa. Cosa? Le nuvole, che diamine! Beh, di fronte a queste opere dall’aspetto e dal significato insoliti, c’è di che meravigliarsi. E nessuno, né il più  informato dei turisti, né dei disincantati  distratti e indaffarati residenti, si sottrae a questo stato di strano stupore, davanti a queste opere ai loro occhi sconosciute. In realtà si tratta di due sculture di  un artista contemporaneo, il fiammingo Jan Fabre, che anticipano  la grande mostra che va sotto il titolo Spiritual Guards.

Le due sculture si chiamano, la tartaruga marina, Searching for Utopia ( Cercando Utopia) e l’altra, The man who measures the clouds ( l’Uomo che misura le nubi). Alla loro base non c’è alcuna targa che indichi l’autore, il titolo ed il significato delle opere.  Si comprende perciò lo smarrimento e lo stupore del pubblico  occasionale, di cui sono quotidianamente testimoni i giovani Assistent della Security, che si alternano 24 su 24 ore, davanti alla gigantesca tartaruga poggiante su una bassa piattaforma di finto marmo. E’ davvero curioso e divertente, assistere  per un pò al lavoro dell’aitante  giovanotto di colore  addetto alla sicurezza. Il quale non fa che ripetere: “Per favore, non toccate la base, né  la statua. Non si può, si sporca e può anche rovinarsi…signora, la prego, tolga il canino dalla base….” E lei: “sia gentile, me la scatta lei la foto?”,Sì, certo, ma si riprenda il cane…” Poi, rivolto a me: “Vedi anche quei due vigili non hanno resistito alla tentazione di carezzare la zampa sporgente della tartaruga…” Già, la tentazione è davvero forte e lui, l’assistente, non smette di richiamare gli astanti a tenersi a distanza dalla tartaruga,  di scattare loro le foto richieste, di rispondere alle molte domande degli occasionali spettatori. “  L’altra volta che son venuta a Firenze non c’erano….sono permanenti?” “Certo”. “ Permanenti? Ma non può essere!” . “ No, non lo saranno, stavo scherzando. Saranno esposte fino al 2 Ottobre.” “Ah, ah…meno male! Grazie.” Chiedo al vigile e cordiale guardiano: resterete anche voi della Security qui fino al 2 ottobre? “ No, saremo presto sostituiti dai vigili.”  Prima di salutarlo, al giovane  guardiano si rivolge  una coppia piuttosto agée. Vogliono conferma che si tratti di quel fiammingo, Jan Fabre, di cui hanno letto sul giornale. A loro chiedo se apprezzano presenze simili in una piazza  simbolo della città e della sua storia. Lei, la più curiosa e loquace, risponde con  un “sì, le trovo interessanti, stimolanti, anche se all’arte contemporanea preferisco, come fiorentina, quelle là,  che  rappresentano le nostre radici, la nostra più alta tradizione, la nostra cultura“.

Fabre 2

Il  senso di questa Mostra in piazza sembra poter stare  tutto qui, nelle parole di questa signora, che descrivono il contrasto e la difficile ma forse  possibile convivenza tra linguaggi diversi, tra artisti  del passato, che hanno connotato una civiltà, e donato un patrimonio su cui Firenze (e non solo) ha costruito la propria fortuna, con forme espressive e linguaggi nuovi, estranei alla tradizioni ed alla misura dei luoghi simbolici di Firenze, frutto della creatività e delle inquietudini di artisti contemporanei. E’ possibile questa convivenza?  Una Mostra del genere è una provocazione o un’operazione  culturale degna di rispetto?  L’interrogativo è legittimo in quanto la precedente installazione, nell’arengario  di Palazzo Vecchio, della gigantesca scultura in acciaio inox, alta tre metri, Pluto and Proserpina dell’americano Jeff  Koons  (che si  ispirava  a una celebre opera di Gian Lorenzo Bernini – il Ratto di Proserpina – eseguita tra il 1621 e il 1622), suscitò un’ondata di sdegnate  proteste. Tant’è che al momento del suo trasferimento in altro luogo periferico della città,  non trovò nessun’altra collazione che fosse gradita all’artista ( né al quartiere cui sembrava destinata). E l’artista se la riprese. A Jeff erano state donate  le chiavi della città, come gesto di amicizia. E’ difficile che vi possa ritornare ad esporre.  A dar man forte ai promotori di questa mostra colossale che si snoderà a partire dal 14 maggio in tre diversi e prestigiosi luoghi della città (oltre alla piazza Signoria e a Palazzo Vecchio, c’è sopratutto il Forte di Belvedere), è intervenuto anche l’attuale direttore degli Uffizi Eike Shmidt, che si dice “contento di una simile intrusione nello spazio sacro di piazza Signoria”, in quanto si “sposano perfettamente con l’idea della piazza come scena.”

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