martedì, Aprile 13

E' solo un attestato

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uni telematiche

“Un semplice attestato non può fare la differenza, nella vita come nel lavoro conta ben altro”. Antonella, 40 anni, di Napoli, moglie e madre in carriera ha preferito da sempre badare al sodo piuttosto che a quello che lei stessa considera degli “stupidi crucci mentali”.

Antonella è una delle tante lavoratrici che al corso di laurea tradizionale ha preferito quello di una nota università telematica.

“Con due bambini, un’occupazione ed una casa a cui badare” sottolinea “non avevo di certo il tempo per poter frequentare i corsi universitari tradizionali”. Ecco quindi l’idea di iscriversi ad una facoltà con corsi online. “In tre anni sono riuscita a laurearmi in ‘Scienze dell’Educazione e della Formazione’, senza mai lasciare il mio incarico di docente di sostegno presso una scuola statale”.

I vantaggi offerti da questo tipo di percorso formativo sono presto detti. Una volta iscritti è possibile seguire i corsi stando comodamente seduti da casa sostenendo poi di persona solamente gli esami.  “Non creda”  specifica “che siano stati meno difficili di quelli sostenuti dai colleghi nelle università ‘normali’, le difficoltà erano le medesime”.

Ma quanto sono diffuse in Italia le università telematiche e soprattutto quanto offrono in termini di qualità formativa?

Stando agli ultimi dati diffusi dalla Commissione di Studio istituita con decreto del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca scientifica nel 2013, il numero di studenti immatricolati presso le università telematiche, approvate con il decreto ministeriale del 17 aprile 2003 firmato dall’allora ministro dell’Istruzione Letizia Moratti e dal ministro dell’Innovazione Tecnologica Lucio Stanca, dall’a.a. 2004- 2005 è progressivamente aumentato sino all’a.a. 2010-2011 per poi giungere ad una progressiva diminuzione.

Se nel 2004/5 infatti gli studenti erano 1.202 nel 2010/2011 sono arrivati a 6.641 per poi crollare nel 2013/2014 a 2.420. I dati sono confermati anche se si analizzano i numeri dei singoli atenei.

In questo caso, la Guglielmo Marconi la più ‘antica’ del settore, nel 2004/2005 essendo l’unica esistente, faceva registrare 1202 immatricolazioni, salite nel 2010 a 1.479 crollate poi nel 2012/2013 a 639 iscrizioni.

Ciò che invece assolutamente non va di queste università così come rilevato dal Consiglio Universitario Nazionale è innanzitutto il fatto che le undici Università telematiche esistenti, siamo il Paese con il più alto numero di atenei di questo genere, sono state autorizzate “non in coerenza con la programmazione del sistema universitario e con le relative procedure di identificazione degli obiettivi e degli strumenti più idonei per la loro attuazione, così come prescritto dal D.P.R. 27 gennaio 1998, n. 25”.

Altri punti critici sono poi rappresentati “dall’accreditamento ex ante senza verifica dello svolgimento dell’attività di ricerca; la non idoneità delle modalità di svolgimento degli esami di profitto e della relativa attribuzione; l’inesistenza o assoluta inadeguatezza delle attività di laboratorio; la rilevata minore preparazione posseduta dai laureati presso le Università telematiche rispetto a quella conseguita dai laureati delle Università convenzionali”.

Criticità che sembrano andare di pari passo con la diminuzione del numero dei laureati, dato a sua volta coerente con l’abbassamento delle iscrizioni. Si è passati infatti dai 60 del 2004 ai 1219 del 2012/13 passando per i 4813 del 2010/11.

“Per me” sottolinea Antonella “sono numeri, che poco hanno a che vedere con la realtà. Ciò che più conta è che sono riuscita a laurearmi malgrado tutto. Il resto sono polemiche inutili. Conosco persone laureatesi in facoltà tradizionali che sono degli emeriti ignoranti come d’altronde tante altre che privi di attestati sono dei pozzi di cultura”.

“Il vero problema” sottolineava nel 2010 Giovanni Azzone allora vicepresidente del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario e attualmente rettore del Potitecnico di Milano “è che le università telematiche, molte delle quali non avrebbero nemmeno i requisiti minimi per esistere, si sono trasformate in pochi anni in luoghi dove ottenere con facilità una laurea che serve poi a farsi strada nella pubblica amministrazione”.

Dopo quattro anni nulla o quasi sembra essere cambiato. Ci si laurea non per la sete di conoscenza ma solo per fare carriera, in fondo la laurea “è solo un attestato”. Purtroppo.

 

 

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