mercoledì, Dicembre 1

E’ solo… arte di strada Emiliano Flacchi ci racconta la sua esperienza a Roma come interpreter di Michael Jackson

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Concorda con la definizione che un artista di strada dovrebbe essere definito come figura da una legge nazionale, quanto vi tutelerebbe da eventuali esclusioni da piazze italiane o romane?

Credo tantissimo, saremmo riconosciuti nel nostro ruolo di artisti e non si accumulerebbero leggi su leggi, le une sulle altre, a volte in contraddizione. Spesso la polizia e i carabinieri, o almeno alcuni di loro, non sanno come operare in questo campo, soprattutto per il volume dell’amplificazione alto e basso rispetto agli anni precedenti, ora tutto non si rifà all’uso di una strumentazione particolare per misurarlo, ora è a libera discrezione del vigile stesso, creando così molta confusione non essendoci una regolamentazione legislativa molto ben definita e portata almeno al termine. Io sono riconosciuto come figura di ballerino, ma non posso mettere della musica che mi accompagni nel mio lavoro: la cosa appare alquanto assurda. Ci viene rilasciato un foglio che dovrebbe garantire la nostra presenza per lavorare, ma in realtà non garantisce il permesso di essere lì. Può quindi venire chiunque a mandarmi via, non essendoci fattivamente nessuna concessione ad utilizzare quello spazio, ma è indispensabile per non avere la multa da parte dei vigili urbani. Vediamo che quindi esistono svariate e assurde contraddizioni, in alcune città esistono dei permessi per lavorare e in altre invece si è mandati via dalle piazze.

La mia minima esperienza all’estero è stata più positiva all’Italia rispetto all’estero per quanto riguarda le leggi, mentre il pubblico è stupendo un po’ ovunque. Il personaggio che interpreto secondo la mia esperienza è sempre molto gradito e c’è molto clamore rispetto a questa star. Quando un vigile o una delle forze dell’ordine ci fa interrompere il nostro lavoro in realtà è visto come un accanimento nelle persone che lo vedono come una forma di ingiustizia nei nostri confronti e che subito appoggiano l’artista di strada. Dalla musica o dalla performance del clown o la canzone del musicista creano un momento bello di comunione e condivisione. Faccio soltanto questo come lavoro da più di sei anni e l’arte di strada è sempre bene accetta, ma bisogna rispettare le regole. Tutto deve essere fatto nel migliore dei modi.

Quanto è difficile per l’artista di strada essere escluso dalle piazze, mi parlava di un appoggio delle persone, ma esiste anche diffidenza nel pubblico e quanta solidarietà e diffidenza c’è in proporzione per un artista escluso dalle piazze da parte della popolazione?

Purtroppo le persone non sono sempre ben informate su tali notizie e spesso se non vivono quel preciso momento ritornano a pensare ai propri problemi. Finché non si farà una campagna di sensibilizzazione non si viene a sapere dell’esclusione. Quando mi esibisco, nel mio piccolo, trovo molta solidarietà da parte del prossimo e io ne vedo per lavoro molti, come è successo a Scalea qualche giorno fa o a Civitavecchia che ha interrotto la mia performance mentre ero in attesa sul palco prima di esibirmi, portandomi dall’altra parte della strada e facendomi fare lo spettacolo lì.
Ciò che è bello dell’arte di strada è che nonostante il lavoro precario e che ognuno ha i suoi problemi si tende ad essere egoisti, quindi chiedere i soldi è difficile, invece in questo campo le persone sono molto colpite e creano la magia di togliersi qualcosa di proprio per donarlo all’altro, cosa sempre più rara nella vita quotidiana. Noi siamo preoccupati della buona riuscita del nostro lavoro non economicamente, ma di perdere la solidarietà e l’amore che viene donato dalle persone. Ovviamente ogni discorso appare differente perché se si disturba la quiete pubblica si crea disagio e fastidio, mentre se si rientra in manifestazioni di arte di strada è tutto più regolarizzato, o almeno lo dovrebbe essere. La nostra arte è uno spettacolo libero e nessuno garantisce il nostro ‘cappello’. Gli artisti devono però essere di rilievo per poter fare soltanto quello come mestiere per sopravvivere.

Voi siete ricorsi o avete intrapreso vie legali o petizioni per gli artisti esclusi come voi e per la vostra categoria di artisti in generale?

Certamente, quello che è successo ad alcuni di noi partendo da Piazza del Popolo fino a Piazza di Spagna e facendoci sgomberare è diventata zona presidiata dal comandante del quale parlavo prima. In altre zone di Roma è comunque è possibile esercitare. Bisognerebbe che vi fosse una regolamentazione e comunque una legge che ci tuteli di esempio non soltanto per la città di Roma, ma anche per altre città. Milano è molto ben disposta verso l’arte di strada perché il Sindaco non vuole ritrovarsi una città morta, ma viva, che può essere affidata agli artisti di strada. Si crea quindi un valore aggiunto alla città, mentre la giunta di Alemanno ci ha più volte insultato. Gli stranieri ci vedono diversamente e ci inseriscono nelle attrattive del quartiere della città dove ci troviamo, a loro sembra assurdo che per noi ci siano delle limitazioni, come quello legato al suono. Su tale argomento c’è una cultura che sembra diversa da noi. A Roma invece siamo arrivati alla limitazione degli spazi artistici e alla restrizione delle libertà degli artisti stessi.

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