sabato, Maggio 15

E se Marino …

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L’affaire Carminati, il terrorista dei Nuclei Armati Rivoluzionari riuscito a riciclarsi come ideatore di una potente macchina criminale, il ‘Nero‘ che utilizzava e condizionava la politica romana, può rappresentare il detonatore dellaseconda occasione per Ignazio Marino.

Il Sindaco di Roma era stato trionfalmente eletto dopo aver anzitutto spianato i rivali interni, il favorito David Sassoli e l’outsider renziano Paolo Gentiloni, ora divenuto nientepopodimenoche Ministro degli Esteri. E poi massacrato elettoralmente l’uscente Gianni Alemanno, ma per questo ci voleva molto meno. Enormi aspettative, comunque, per il chirurgo genovese, ultimo coniglio cavato dal cappello del kingmaker dei sindaci capitolini, Goffredo Bettini. Ma già le modalità con cui era asceso al Campidoglio dimostravano un’autonomia ed una cocciutaggine che ai suoi sponsor non piacevano. Quando il potente Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, Bettini e, per quel che poteva contare, anche l’allora segretario del PD, Marco Miccoli, gli avevano comunicato che intendevano puntare su di lui, li aveva quasi altezzosamente scaricati con un “Vi farò sapere”. Ed all’insegna del “Io sono mio e mi gestisco io” aveva condotto tutta la doppia, vittoriosa, campagna elettorale.

Ottime premesse, ma che si erano poi infrante dinnanzi ad una gestione sostanzialmente autocratica, che da un lato ridimensionava ruolo e funzione del Partito Democratico, dall’altro non sapeva sostituirla con altro. Tantomeno con una proprio autonomo, fascinante, rapporto con i romani.

Quisquilie e pinzillacchere montate, come la vicenda delle multe automobilistiche per accesso in Zone a Traffico Limitato, hanno solo rivelato, alla fine, la sua debolezza, più che sue debolezze. Attaccato da una Destra, ed un Centrodestra, senza pudore rispetto ai propri recentissimi, e scoperchiati, comportamenti amministrativi. Ma contemporaneamente sotto il fuoco di fila del PD, suo principale teorico sostenitore, e pratico portatore di voti, che da mesi e mesi malissimo lo sopportava, ed ormai poco lo supportava. Sia a Roma, sia a livello nazionale. Sino ad aver costituito gruppi semiufficiali, e neanche tanto semi, per preparare la sua successione. Sino agli attacchi dei dirigenti cittadini. Al gelo di Matteo Renzi. Alla frizione durissima con il suo vice.

Ora, acciuffato Massimo Carminati, emerge come Marino fosse stato considerato un nemico, dalla criminalità organizzata e da quella politica incidentalmente ancora a piede libero. Come si tentasse di penetrare la sua Giunta ed i suoi Uffici, riuscendoci anche pesantemente, ma senza suo coinvolgimento. E quindi potrebbe, se volesse, avere una vera seconda occasione. Superato l’eventuale, a nostro avviso molto eventuale, scoglio del Commissariamento prefettizio (e intanto Commissariato con Matteo Orfini il PD della Capitale), potrebbe cominciare a fare il Sindaco come aveva sognato e come aveva provato.

Se saprà, in primo luogo, rivoluzionare se stesso ed i propri approcci umani ed operativi, potrebbe essere protagonista di una delle più spettacolari, impreviste, proficue, resurrezioni politiche mai viste. Sta a lui.

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