giovedì, Dicembre 9

E se l’ufficiale spia fosse il ‘whatever it takes’ di Draghi in salsa atlantica? Gli Stati Uniti hanno necessità di una Italia disponibile e di nuovo vassallo USA. Così è spiegabile sia il clamore intorno allo spionaggio a Roma, sia la incredibile lettera congiunta del Ministro degli Esteri italiano e USA. E forse Draghi ...

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Quando, qualche giorno fa, scrissi di politica estera, ancora non si era arrivati alla situazione ‘precipitata’ in questi giorni. Mi riferisco all’episodio di spionaggio russo in Italia che vede protagonista un ufficiale italiano traditore (è l’unica parola che mi viene in mente), sempre che ne sia accertata la colpevolezza. Ma non solo.

Ad evitare facili (e stupide) accuse di parzialità o di preconcetto, precisiamo subito che questo episodio va condannato con la massima forza ed energia. È una porcata indubbia. Ma, per favore, non facciamo tutti le mammolette e le verginelle. Sin dai tempi dei tempi, lo spionaggio (in genere perfettamente inutile) avviene, e in tutte le direzioni. I russi, i cinesi, i belgi, i francesi, i brasiliani, si spiano tra di loro e spiano l’Italia e viceversa; e quando dico viceversa, non uso una parola a caso. Il dottor Franco Gabrielli è stato nominato da Mario Draghi proprio per fare questo, sia in senso attivo che in senso passivo. E state tranquilli, dunque, così come la Russia spia gli Stati Uniti, gli Stati Uniti fanno lo stesso con la Russia.
Solo che, abitualmente, anche quando si tratta di James Bond (che mi pare facesse la spia, o sbaglio?), i vari fatti di spionaggio si tengono un po’ sotto traccia: non è interesse di nessuno né mostrare di spiare, né mostrare di non sapersi difendere dallo spionaggio. E non parliamo poi dello spionaggio industriale, che è un affare colossale … e ne vediamo tracce con la faccenda dei vaccini!
Stupisce, perciò, che di questa cosa, ripeto disgustosa anche perché poi portata a livello di un provincialismo da fare impressione (la moglie, il figlio, il cane! lo spionaggio da vicolo!), si sia fatto tanto clamore. A meno che non si legga il tutto in una chiave un po’ più complessa e articolata.
Perché ciò è accaduto, guarda caso (e in queste situazioni il caso non esiste), dopo che Draghi ha ribadito a gran voce la suafedeltà atlantica‘, e dopo che Joe Biden, appena eletto, ha rovesciato la politica statunitense, tornando ad un linguaggio e ad un atteggiamento da guerra fredda, che non si sentiva da decenni!

Subito seguito dai tamburi dei commentatori statunitensi, che sono quelli che ‘spiegano’ le scelte e le volontà del Governo in modo più chiaro: insomma, fanno quella che volgarmente, e sottolineo volgarmente, si chiama ‘intossicazione informativa’. Di personaggi del genere non ne sono mancati (mi limito ai non italiani): dalla ‘esperta’ (genìa, l’ho detto spesso, micidiale) Alina Polyakova, che in una intervista spiega che gli Stati Uniti non vogliono né il cosiddetto North Stream (l’oleodotto che porta il gas russo in Europa del Nord), né il vaccino Sputnik … per la sicurezza europea. Decide Biden quanta benzina usiamo e da chi la compriamo? Pare di sì. Cose rincarate dal solito Edward Luttwak (un suo illustre predecessore, tempo fa, fu letteralmente cacciato dall’Italia!), che nonostante il cambio di presidenza, continua come prima … non l’ho detto? la politica statunitense non cambia, a prescindere dai presidenti, e neanche l’aggressività manca.

Ripeto, non facciamo le mammolette: se ci arriva un po’ di gas dalla Russia nessuno ci impedisce di prenderne altro da altri, come infatti facciamo … e parlo quindi di ben altro della sola Italia: sto allargando il discorso. Idem per il vaccino, che viene descritto come una ‘arma’ di ricatto o non so cosa. Se mi spiegate perché! Diamine, se funziona, ben venga anche se è poco ed è brutto. E, notate bene, che la cosa non si ferma allo Sputnik, perché, ne ho già parlato, i guai di Astra Zeneca (non per caso a Napoli definita Astra-zeppola) non sono, a mio giudizio, casuali, anche se Astra Zeneca ci ha messo molto del suo … il fatto è che nostro (europeo e italiano) primario interesse è: avere idrocarburi a sufficienza e vaccini subito e moltissimi, perché gli Stati Uniti sono molto avanti nella vaccinazione di massa e anche la Gran Bretagna, mentre l’Europa, e in particolare l’Italia, no. Quanto all’energia, certo noi abbiamo un misterioso Ministro alla Transizione ecologica, ma prima che si veda qualche risultato occorreranno a dir poco venti anni … e nel frattempo come la cuociamo la pastasciutta?

E allora, premesso che la Russia ci ricatti e ci minacci nei modi indicati, gli Stati Uniti stanno a guardare? Eh no, mammolette mie, proprio no. Gli Stati Uniti hanno lanciato un piano di investimenti pubblici (solo pubblici!) di duemila miliardi di dollari (altro che ‘new deal’ del mitico Roosvelt!): una cosa enorme, stratosferica. L’Europa ha messo in campo, grazie anche ai Paesi taccagni (guarda caso quelli che bloccano Astra Zeneca) poco più di 400 miliardi: niente.
Questo è il vero problema.
Se andiamo avanti così, l’Europa sarà un mercato indispensabile ma vassallo degli Stati Uniti. Questo deve essere ben chiaro a tutti, dobbiamo capirlo bene: o facciamo qualcosa del genere anche noi, o noi siamo cancellati. Anche perché Europa è massimo 400 milioni di persone, Africa è un miliardo e mezzo, India idem, ecc.!

In questo quadro -sembrerà strano, ma è così- l’Italia ha un ruolo non marginale. È sicuramente, ma conta pochissimo, un Paese tendenzialmente intermedio, ma da sempre, gli innamoramenti di Matteo Salvini e di Giggino sono solo lo scarto del problema. Il tema è che, per gli USA, l’Italia è bene che rientri presto in linea perché, altrimenti, potrebbe indurre l’Europa ad essere meno filoamericana di quanto non vogliano gli Stati Uniti.
Inoltre, l’Italia è strategicamente importante per quanto attiene al controllo del Mediterraneo, che, lo si voglia o no (e l’incidente del canale di Suez lo ha mostrato chiarissimamente), è importante nella nuova politica statunitense, che ha bisogno di riprenderne il controllo per bloccare sia l’espansione russa, sia l’indebolimento dell’asse Turchia-Stati Uniti, a causa della Libia, ma non solo. Non per caso, riprendono gli ‘incidenti’ in Ucraina … sarà aggressiva la Russia, ma gli USA mica recitano il rosario rubato a Salvini! Ma quest’ultimo (e Di Maio) non sono ‘amici’ della Russia come vengono dipinti, ma solo sfruttatori di uno strumento propagandistico. Il vero pericolo per gli USA è una saldatura per interesse -solo per interesse- tra Europa e Russia!

E quindi gli Stati Uniti hanno necessità di una Italia disponibile e di nuovo vassallo degli Stati Uniti, come è stata per decenni.
Solo in questa chiave si possono interpretare sia il clamore intorno allo spionaggio a Roma, sia il colpo finale, la incredibile lettera congiunta (guarda caso a ‘Repubblica‘, cioè il giornale degli Agnelli, e quindi degli USA in Italia, come da sempre) tra ilMinistro degli Esteriitaliano e quello degli Stati Uniti, in cui si riaffermano i legami strettissimi, l’identità di vedute e … la volontà di cooperazione economica -con un rapporto di investimenti di venti a uno, parlare di cooperazione fa ridere.

Devo aggiungere, che riducendo un po’ l’impatto critico di quanto scrivo, mi sorprende positivamente, una frase di Maurizio Molinari, che dice, forse in un momento di dubbio: «È una crisi che non è nell’interesse di nessuna delle parti coinvolte perché pregiudica i rapporti di collaborazione economica, interazione culturale e sviluppo globale che uniscono storicamente l’Europa alla Russia e che si sono andati rafforzando dall’indomani del crollo del Muro di Berlino. Ma è una crisi che bisogna esaminare senza remore perché investe la sicurezza del nostro Continente su tre fronti diversi ma convergenti: il rispetto dei diritti umani fondamentali, la cybersicurezza e la sovranità dell’Ucraina». Non è, infatti, nel ‘nostro’ interesse. La sicurezza c’entra come i cavoli a merenda. Quanto ai diritti dell’uomo e all’Ucraina, parliamone, e magari parliamo anche del tentativo di colpo di Stato in Giordania, della situazione in Siria e in Palestina e in Libano, di quella in Iraq, del Myanmar, e dell’Arabia Saudita di Matteo Renzi, degli Emirati, ecc., ecc. Nella politica (come nel diritto) internazionale, tutto sempre è sempre tutto collegato!
Per di più, in termini di politica internazionale, una lettera congiunta di quel genere, equivale ad una sorta di dichiarazione di vassallaggio, e quindi a una rinuncia ad ogni autonomia, non per caso pretesa e ottenuta proprio da quel… tale che si era inventato la grande alleanza con la Cina e la Russia. Diciamoci la verità  -tra di noi eh, non ditelo in giro-   ma una umiliazione diplomatica di questa portata non si vedeva da quando i francesi furono costretti a firmare la resa ai tedeschi là dove avevano preteso la resa dei tedeschi trent’anni prima. Dubito molto che il reduce dalla link University lo abbia capito! se, lui e qualche suo collaboratore, sapessero leggere, sarebbe divertente che si rileggessero le lettere di taluni sovranelli locali in Medio Oriente al Paese chiave dell’area: parlo dei Faraoni del 1400 avanti Cristo!
Purtroppo dubito molto, anzi, sono certo del contrario, che qualcuno si renda conto in Italia dell’importanza di tutto ciò.

Mi sorprende un pò, confesso, che lo abbia consentito (e voluto) Draghi. A meno che non sia il prezzo da pagare, non solo e non tanto per ottenere investimenti USA (già: … USA!) in Italia, quanto per avere spianata la strada al Quirinale. Per uno come me che apprezza Draghi e ritiene che sia stata la soluzione unica e giusta, è faticoso doverlo dire, ma certo la mia simpatia nei suoi confronti ha subìto un duro colpo.
Voluto, dicevo, ma … zitti, zitti, non dite in giro che lo dico, ma vuoi vedere che Draghi non si fida più dell’Europa e dei litigi con i taccagni e i giocatori delle tre carte tedeschi (Weidmann e Corte Costituzionale in testa), e perciò abbia deciso di cercare di mettere le mani direttamente su una parte di quei duemila miliardi?! Insomma che stia replicando (come al solito senza dirlo a nessuno come fa sempre) un sorta di whatever it takesin salsa atlantica? Gli aprirebbe la strada del Quirinale e anche del Paradiso, ma l’Europa sarebbe finita e l’Italia sarebbe un grande resort … già, come si dice in inglese!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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