giovedì, Maggio 13

E se lo sbarco sulla Luna fosse andato male? field_506ffbaa4a8d4

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Ma cosa sarebbe accaduto se un cumulo di errori avesse fatto fallire la missione? Neil Armstrong e Buzz Aldrin sapevano che la missione di Apollo 11 era tra le più pericolose mai realizzate nella storia dell’esplorazione spaziale. Molti anni dopo quella giornata, Armstrong racconterà: «Prima del lancio di Apollo 11 pensavo che avremmo avuto un 50 per cento di probabilità di riuscire a mettere piede sulla Luna e un 90 per cento di tornare sulla Terra». Non vi era stata nessuna sperimentazione che assicurasse il pieno successo della missione, questo è scontato.

Per molti anni la risposta americana a una tragedia che sarebbe potuta accadere, è stata un top secret della Casa Bianca ma niente era stato lasciato al caso: quello che forse i due pionieri americani non sapevano è che accanto alla velina di compiacimento, del presidente Richard Nixon – che aveva seguito l’intera operazione dal suo Studio Ovale – William Safire, il suo pedante ghostwriter aveva preparato un documento di tutt’altra natura. Ecco le frasi principali che il presidente avrebbe letto se la missione Apollo 11 si fosse conclusa in una tragedia: «Il destino ha voluto che gli uomini che sono andati sulla Luna per esplorarla in pace, rimarranno sulla Luna per riposare in pace. Questi uomini impavidi, Neil Armstrong e Edwin Aldrin, sanno che non c’è speranza per il loro recupero. Ma sanno che c’è speranza per l’umanità nel loro sacrificio. Questi due uomini stanno donando le loro vite per l’obiettivo più nobile dell’umanità: la ricerca della verità e della conoscenza». Il tenore del discorso poi avrebbe avuto un suo picco: «Nella loro esplorazione, hanno unito le popolazioni del mondo come se fosse una; nel loro sacrificio, hanno legato ancora più strettamente la fratellanza tra gli uomini». E infine un accenno culturale poco accreditabile all’unico presidente statunitense costretto a dimettersi a causa dell’impeachment dello scandalo Watergate. «Nei tempi antichi, gli uomini hanno guardato le stelle e hanno visto i loro eroi nelle costellazioni. Oggi, noi facciamo lo stesso ma i nostri eroi sono uomini in carne e ossa». E ancora, in conclusione: «Ogni uomo che guarderà la Luna nella notte, saprà che c’è, da qualche parte, un piccolo angolo che sarà per sempre l’umanità». Fortunatamente tutta questa retorica segretata è rimasta semplice carta da archivio e anche il piano dei comunicatori di Washington di chiamare le due neo-vedove e l’immagine del sacerdote che avrebbe compiuto il rito funebre previsto per la sepoltura rimasero macabra fantasia.

Le due eroine terrestri compirono abilmente ogni fase della missione assegnata e dopo la raccolta dei campioni lunari ebbero modo di lasciare una targa sul suolo polveroso: «Qui uomini del Pianeta Terra posero per la prima volta piede sulla Luna. Siamo venuti in pace per tutta l’umanità». Dopo aver buttato tutto quanto non era più necessario alla missione ovvero le scarpe, una fotocamera Hasselblad e altra apparecchiatura pregiata, i due astronauti della Nasa si prepararono a partire lasciando un deposito indecente di spazzatura che sicuramente più della targa ha definito lo spirito e l’indole della razza umana!

Poi fu avviato il motore di ascesa per rientrare in orbita e completata la manovra, Eagle si ricongiunse al modulo di comando su cui vagava Collins e dopo aver lasciato via anche il Lem che si sarebbe schiantato tre mesi dopo sulla Luna, i tre cittadini americani si avviarono verso casa. Unico carico utile furono i 20,87 kg di rocce lunari. La capsula fece ritorno sana e salva sulla Terra il 24 luglio nel Pacifico, tra le Hawaii e le isole Marshall. Lo splashdown avvenne a 24 km. dalla nave di recupero USS Hornet. A bordo della portaerei – 27.000 tonnellate di dislocamento – li aspetta il presidente Nixon per consacrare quei tre uomini e soprattutto, la grandezza americana.

 

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