lunedì, Agosto 2

E se lo sbarco sulla Luna fosse andato male? field_506ffbaa4a8d4

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In questi giorni si celebra un evento che resta nella memoria di tutti gli americani ma anche degli uomini del pianeta Terra. Il 20 luglio 1969 il modulo Eagle lanciato quattro giorni prima da Cape Canaveral, la base dell’isola di Merritt in Florida con un Saturn V, si separa dalla navetta di comando Columbia per dar luogo alla prima missione sulla Luna. Alla cloche di Columbia resta solo Michael Collins, un ufficiale dell’Accademia di West Point, mentre Eagle con a bordo Neil Armstrong e Buzz Aldrin si avvia verso una superficie mai prima violata da esseri umani. L’evento fu osservato in televisione da tutto il mondo – fatta eccezione per Corea del Nord e Cina, che ne impedirono l’ascolto – e rappresentò uno dei più grandi momenti di visibilità per la scienza e la tecnologia occidentale.

Ricordiamo qualche istante della giornata. Appena iniziata la manovra di avvicinamento, vari allarmi del computer di bordo segnalarono pericolose anomalie ma più di tutto fu preoccupante un guasto al sistema di guida automatico. Il danno fu causato da un errore che saturò tutta la memoria necessaria per i calcoli del software di allunaggio e a causa di questo, gli astronauti si accorsero solo visivamente che il sito su cui stavano posando il modulo lunare era molto più roccioso di quanto avessero indicato le fotografie. Armstrong, con l’allenamento di una scuola molto severa, prese tranquillamente il controllo manuale del Lem e portò la macchina sul Mare della Tranquillità, una spianata situata sull’emisfero del satellite sempre rivolto verso la Terra già studiato delle sonde automatiche Ranger 8 e Surveyor 5. Alle 22:17 ora italiana le esili zampette di Eagle si poggiarono senza traumi, con soli 25 secondi di autonomia.

Tutto bene. Dopo un piccolo riposo a bordo del gracile apparecchio progettato per appollaiarsi sul nostro satellite, seguì la vestizione con gli scafandri e tutto quanto serviva a scendere per la prima volta su un corpo celeste estraneo alla Terra e alle 4:56 (ora italiana) l’apertura del portello del mezzo lunare marcò l’inizio di una nuova era e così pure la discesa incerta di Armstrong su una scaletta progettata secondo il peso degli astronauti, ma qualcuno aveva dimenticato che si sarebbe dovuta calcolare anche la massa delle tute e delle attrezzature necessarie. L’impronta dell’uomo terrestre sulla Luna segnò la storia, con la celebre frase ideata qualche mese prima, durante una partita a carte giocata in famiglia: «Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità».

Fu veramente così. Una vittoria della tecnologia e della determinazione di un popolo che doveva mostrare la sua superiorità industriale e politica non solo al suo rivale di sempre, l’Unione Sovietica, ma sull’intero pianeta, a cui aveva già dato una mostruosa prova di forza sganciando due immani ordigni nell’agosto 1945, Little Boy a Hiroshima e Fat Man a Nagasaki.

Gli Stati Uniti avevano vinto ancora, con i loro eroi scesi su un mondo nuovo, attraverso un circolo mediatico inesauribile e con la loro efficienza diventata un simbolo indiscusso. Il 20 luglio 1969 circa 600 milioni di persone, un quinto della popolazione mondiale dell’epoca, assistettero in diretta televisiva ai primi passi sulla Luna di Neil Armstrong e Buzz Aldrin. Naturalmente si fecero sentire subito le obiezioni sull’utilità e l’opportunità di una spesa così ingente di denaro pubblico, in particolare da parte di alcuni rappresentanti della comunità afro-americana come Ralph Abernathy che in passato era stato uno dei sostenitori più attivi per abolire la segregazione sugli autobus, insieme a Martin Luther King e al reverendo Glenn Smiley.

In effetti la realizzazione di un programma così ambizioso rese necessaria una decisiva crescita del settore dell’industria aeronautica e anche il personale addetto per la realizzazione dei suoi impianti. La società californiana North American Aviation dedicò tutte le sue risorse al programma Apollo fornendo in pratica i principali componenti del progetto, compresi i motori del razzo J-2 e F-1 presso l’impianto a Canoga Park, mentre il modulo lunare venne progettato e messo a punto dalla Grumman. McDonnell Douglas produsse il terzo stadio del Saturn V a Huntington Beachin e il primo stadio fu costruito nello stabilimento di Michoud, in Louisiana dalla Chrysler Corporation; diversi strumenti di laboratorio e di bordo furono ideati al Massachusetts Institute of Technology che progettò anche i massimi sistemi di navigazione.

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