venerdì, Luglio 23

E se domani, e sottolineo se… image

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Il countdown per la palingenesi dell’Italia, fissata dal Governo al 28 maggio 2017, è partito da poche ore compromettendo inevitabilmente la lontana perfezione della cifra 1000: siamo già al Mille e non più mille, dunque, per dirla con il bel titolo del medievista francese Georges Duby.

In una Enews pubblicata oggi sul suo sito, il Premier Matteo Renzi ha annunciato che i primi provvedimenti di questi 1000 giorni riguarderanno la Scuola: «noi non facciamo l’ennesima riforma della scuola. Noi proponiamo un nuovo patto educativo. Lo presenteremo ufficialmente domani alle 10 sul sito http://passodopopasso.italia.it/. Conterrà alcune idee nel merito per rendere la scuola sempre più strumento di crescita per il giovane cittadino. Ma anche strumento di crescita per il Paese». In tale patto educativo, prosegue il Presidente del Consiglio, «proporremo agli insegnanti di superare il meccanismo atroce del precariato permanente e della supplentite, ma chiederemo loro di accettare che gli scatti di carriera siano basati sul merito e non semplicemente sull’anzianità: sarebbe, sarà, una svolta enorme».
Altro aspetto fondamentale del piano del Governo è l’aumento dei fondi per la Scuola: «metteremo più soldi, ma facendo comunque tanta spending review: perché educare non è mai un costo, ma gli sprechi sono inaccettabili soprattutto nei settori chiave». Le risorse in più saranno disposte dalla prossima legge di stabilità, seguiranno a «gennaio gli atti normativi conseguenti. Nel frattempo continueremo a investire sull’edilizia scolastica, sbloccando il patto a quei comuni che hanno progetti seri, cantierabili». Altro aspetto importante del nuovo ‘patto formativo’ è il metodo che verrà seguito per arrivare a metterlo a punto: l’Esecutivo avanzerà proposte, non diktat. Oltre a coinvolgere gli insegnanti, «chiederemo alle famiglie e agli studenti se condividono le nostre proposte sui temi oggetto di insegnamento, le materie, quelli che quando andavamo a scuola noi chiamavamo il programma». Cambierà anche la figura dei dirigenti scolastici: «chiederemo ai presidi di fare di più, aumentandone competenze e responsabilità, ma anche snellendo la struttura amministrativa attraverso un percorso di digitalizzazione procedurale spinta». In sostanza, ha ribadito ancora il premier, «dal 15 settembre al 15 novembre ascolteremo tutti, a cominciare dagli studenti che sono per noi protagonisti, non spettatori».

Ma la Scuola non è stato l’unico tema toccato da Renzi nel suo comunicato: «I dati economici ci hanno consegnato un’Europa in difficoltà. Cè una crisi globale della zona Euro che fa molto riflettere». La crisi, però, non è l’unico ostacolo con cui ci dobbiamo misurare; il Premier ha ricordato come «per anni in Europa si è dipinta l’Italia come il Paese nel quale i soliti noti fanno e disfano e in alcuni casi si è cercato di dare una rappresentazione di macchietta alla nostra classe politica. Federica Mogherini farà bene perché è brava, competente e capace. Ma facendo bene ci aiuterà anche a vincere lo stereotipo. (…) Credo anche che la nomina di Mogherini sia un simbolo. Perché è una giovane donna che fa politica in Italia. Non sempre alle giovani donne è stato consentito di fare politica. Specie in Italia. Invece credo che una delle caratteristiche della fase che il nostro Paese sta vivendo sia proprio l’apertura a una classe dirigente nuova».

Rimanendo in tema economico, Renzi ha dichiarato che, con i 300 milioni di investimenti annunciati dal Presidente della nuova Commissione Europea Jean Claude Juncker, le banche torneranno a fare prestiti alle imprese, così «l’Italia fa le riforme attese da vent’anni, e noi in mille giorni riportiamo il nostro Paese dove deve stare: a fare la locomotiva, non l’ultimo vagone. Immancabile il tema delle riforme: «L’Italia deve fare le proprie riforme, dalla giustizia civile alla P.a. senza guardare in faccia nessuno. Questa è la strada ed è il motivo per cui siamo al Governo. (…) Il 41% ci serve a questo: cambiare verso, in Italia come in Europa. Lo stiamo facendo con il ritmo di chi sa che per arrivare ci vuole il passo del maratoneta, ma anche di chi è dettato da una sana urgenza che non ti lascia ad aspettare il futuro, ma te lo fa costruire oggi».

Non pochi commentatori hanno trovato la Enews renziana abbastanza fumosa, in particolare sulla Scuola. Bisognerà attendere domani per conoscere più nel dettaglio e nel concreto quali sono i contenuti del nuovo patto educativo vagheggiato dal premier.

Interessanti i dati emersi dal sondaggio pubblicato oggi e realizzato dall’Istituto Piepoli per l’ANSA, relativo alle intenzioni di voto per la Camera dei Deputati: il centrosinistra (un’espressione che almeno nell’ultimo lascia un po’ il tempo che trova, visti i rapporti tra PD e SEL) otterrebbe il 44%, il centrodestra (FI, Lega Nord, NCD-UDC, FDI) si attesterebbe attorno al 30%, mentre il M5S sarebbe al 21%. L’elemento più significativo è rappresentato dal 40.5% registrato dal PD, in crescita di mezzo punto rispetto alle rilevazioni della settimana precedente. Si tratta di un dato che fa riflettere, soprattutto alla luce del crescente scetticismo che serpeggia verso l’operato del Governo sui social network e in una parte non trascurabile dei mezzi di informazione; fa riflettere perché è lì a dimostrare che il risultato delle Europee non è poi tanto effimero come molti ritenevano all’indomani del voto. Ma è lì a dimostrare, soprattutto, che il voto della ‘maggioranza silenziosa’, ovvero dei moderati, tende a stabilizzarsi e a spostarsi con molta lentezza. Ad ogni modo, non è da escludere che il risultato sia legato all’indiscutibile assenza di alternative concrete al Governo Renzi.

 

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