domenica, Ottobre 24

E Sabella disse: 'Inutile il 41 bis per Provenzano' field_506ffbaa4a8d4

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Un paio di settimane fa, in questa rubrica, si è sollevato il caso di un detenuto che non è un detenuto qualsiasi: si chiama Bernardo Provenzano, spietato e sanguinario capomafia, responsabile di una quantità di morti e di crimini che per ricordarseli tutti bisognerebbe avere la proverbiale memoria di Pico della Mirandola. Da oltre due anni Provenzano giace ricoverato nel reparto ospedaliero del carcere San Paolo di Milano: immobile da mesi, il cervello, dicono le perizie, distrutto dall’encefalopatia; è nutrito con un sondino nasogastrico; pesa 45 chili. Ha 83 anni; ha perso la cognizione dello spazio e del tempo. Quello che si dice un vegetale. Lo tengono ancora ristretto nel regime carcerario speciale del cosiddetto 41-bis; e non si capisce perché, dal momento che non è in grado di intendere e di volere, e visto che le sue condizioni di salute vengono definite incompatibili con il regime cui è sottoposto. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando però, forse timoroso di apparire troppo indulgente verso uno dei massacratori di Giovanni Falcone, della moglie e della scorta, di revocare il 41-bis non ne vuole sapere. Avrà delle ragioni, dei motivi, che si ignorano. In attesa di conoscerle e poterle valutare, ecco quanto dice un insospettabile di indulgenze verso il mondo mafioso, il procuratore Alfonso Sabella, solida fama di ‘cacciatore di mafiosi’ (così si intitola un suo libro che ripercorre le tappe più importanti del suo lavoro).

Sabella, nel corso della presentazione del libro ‘L’inferno di Pianosa’ (è il racconto di Enzo Indelicato, che in quell’isola ha vissuto una drammatica detenzione al 41-bis), è un convinto assertore della validità di quel ‘regime’ carcerario. Proprio per questo, per evitare che «si getti discredito su questo strumento che può servire solo se applicato nei casi necessari…si devono evitare ‘rischi’ come quello che si sta correndo con l’insistenza su un ex padrino ormai alla fine». Provenzano, appunto. Con Sabella, anche il presidente emerito della Corte Costituzionale (ex ministro della Giustizia) Giovanni Maria Flick, uno dei maggiori studiosi di diritto nel nostro Paese. Occasione per una più generale riflessione sul 41-bis: pensato per situazioni di eccezionalità, quando eccezionalmente violenta si fece la guerra della mafia allo Stato; e dunque, non può essere la ‘normalità’, con una applicazione automatica, quasi burocratica. Eppure oggi i 41-bis sono quasi dieci volte quelli della fase più acuta e stragista dell’offensiva mafiosa.

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