domenica, Agosto 1

E’ rimasto qualcosa di sinistra? field_506ffb1d3dbe2

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Era dai tempi del morettiano «dì qualcosa di sinistra» che il cinema non se ne occupava in modo esplicito. Era il 1998 e se allora la crisi della sinistra -perché è di lei che parliamo – era già evidente nella nomeklatura,  l’elettorato continuava a viversi coeso sotto la bandiera dell’antiberlusconismo.  Oggi – con la grande delusione delle elezioni di febbraio, l’avanzata dei Cinquestelle, il governo di larghe intese e, mettiamoci pure, l’affermazione di Matteo Renzi (così moderato, così  di centro) – la sinistra appare sempre più sinistrata.   E non si capisce se sia rimasto qualche pezzo da far ‘ricicciare’, pardon, far germogliare in una nuova entità forte di antichi ideali.  Se lo chiedono Luca Ragazzi e Gustav Hofer nel loro film documentario appena uscito (sia in sala che sul web) dall’emblematico titolo  ‘What is left’: che cosa è la sinistra, ma anche – giocando sul doppio significato inglese – che cosa è rimasto (implicito: della sinistra).  I due autori-registi, coppia nel lavoro e nella vita, da sempre di sinistra, dopo aver affrontato il tema dell’omosessualità (Improvvisamente l’inverno scorso, Nastro d’Argento 2009) e quello dell’identità nazionale (Italy: Love It, or Leave It, 2011) stavolta si sono guardati allo specchio da elettori di sinistra. Quindi  politically correct, ecologisti, sostenitori della sanità pubblica. E, naturalmente confusi, pieni di dubbi, contraddittori.  Hanno raccontato – con un linguaggio sempre (auto) ironico, divertente e divertito – gli ultimi mesi di quello che doveva essere il tripudio della sinistra, a partire dalle primarie PD del 2012,  e che invece si è dimostrato l’ennesimo calvario. 

 

Gustav e Luca, la domanda è su piatto d’argento: what is left? Che cosa intendete per sinistra e, soprattutto, cosa ne è rimasto?

Gustav Hofer: La sinistra come la intendiamo noi, è quella che mette al centro sei parole: eguaglianza, lavoro, istruzione, diritti, ecologia, laicità. In ogni parola c’è un concetto che andrebbe definito e attualizzato. Per esempio, parlando di lavoro, è inutile in un mondo di precariato continuare a difendere in modo rigido l’articolo 18: ora andrebbe difeso il lavoro, non il posto di lavoro. Ne va  affermato il diritto, anche se in un’ottica di flessibilità, mirando alla ricollocazione e alla riqualificazione dei lavoratori.

Luca Ragazzi: In fondo le sei parole sono state le protagoniste delle rivendicazioni degli anni Settanta dei quali si ricorda solo il piombo, ma che hanno portato a grandi conquiste nei diritti civili. Erano gli anni del noi, ai quali si è poi sostituito l’io dei decenni seguenti.  Demonizzando quel periodo sono stati accantonati anche gli ideali: si è buttato via il bambino con l’acqua sporca. La sinistra è stata annacquata dalla real politik, si è creduto nella terza via di Clinton e Blair, nella cultura ultraliberista anglosassone. Si è pensato che non si potesse arrivare a governare se non sposando politiche conservatrici, rifiutandosi di sposare l’evoluzione sociale. Non sono mai state prese posizioni chiare a favore del testamento biologico o dei gay.

Gustav: E poi la continua prudenza e la voglia di  non scontentare nessuno ha portato a un’identità liquida.

Da che nasce l’idea di rendere pubblico questo vostro cahiers de doléances? Una specie di terapia di gruppo con gli altri delusi dalla sinistra?

Luca: Al contrario. Questa doveva essere la cronaca di un successo: le elezioni dello scorso febbraio dovevano segnare una svolta, l’anno zero, così come preannunciato dalle primarie dello scorso anno. E invece la rimonta di Berlusconi e  la potente entrata in scena di Beppe Grillo hanno cambiato le carte in tavola. Come tutti gli altri elettori di sinistra abbiamo vissuto come in una montagna russa, in un susseguirsi di stati d’animo cangianti: esaltazione, delusione, dubbi, rabbia, ansia. L’Italia è un paese complicato, malato di gattopardismo: sembra sempre che tutto cambi e invece siamo sempre al punto di partenza. Parliamo sempre di Berlusconi, le elezioni non le abbiamo vinte, la legge elettorale non è stata cambiata….

Gustav: Qualcuno ha osservato che nel film non abbiamo parlato delle ultime primarie, quelle che hanno incoronato Matteo Renzi. Noi però abbiamo fatto un altro tipo di scelta (anche perché sarebbe stato un film infinito): volevamo documentare un anno importante e denso di avvenimenti – e infatti sembra che siano passati secoli e non pochi mesi dall’inizio del governo Letta – anche per riflettere e  fare i conti con gli errori che la sinistra ha commesso nella sua storia recente. Primi tra tutti l’incapacità di parlare al ceto medio, la presunzione di aver già vinto dopo le primarie dell’anno scorso, così esaltanti, e l’aver sottovalutato il populismo di Grillo. Renzi era già lì, nel film, come convitato di pietra, ma a noi premeva un altro tipo di analisi.

Ecco, Renzi.  Il film è uscito quasi in contemporanea con la sua designazione a segretario del PD.  C’è chi sostiene che con lui la sinistra sia davvero morta.

Luca: Renzi mi preoccupa molto.  Non si può dire che sia un uomo di sinistra, viene dalla parte centrista del PD, dalla Margherita. In fondo tutto il percorso che dal PCI arriva al  Partito Democratico – passando dal PDS, poi DS, poi viene eliminata anche la parola sinistra della denominazione – va verso il centro. Mi auguro che Renzi  ci sorprenda e che guardi più a sinistra di quanto ci aspettiamo.

Gustav: Luca non sparare sulla Croce Rossa! In fondo la scelta della segreteria composta di giovani è un segnale positivo. E mette alla prova la nostra generazione: finora ci hanno detto che non era il nostro turno. Ora, e ancora di più se il nuovo segretario diventasse premier, il ricambio generazionale diventa reale e non abbiamo più alibi. Mi auguro che Renzi possa finalmente portare i valori della sinistra nel ventunesimo secolo.

Voi date per scontato che la sinistra vada identificata con il PD….

Luca: Il PD rimane una speranza: la speranza che diventi – sottolineo diventi – una forza di sinistra. Nel film incontriamo alcuni rappresentati del Partito democratico che ci hanno entusiasmato, soprattutto Fabrizio Barca.  Ci sono piaciuti anche ragazzi come  Enzo Lattuca, alla sua prima legislatura. Molto in gamba anche una giovane deputata di Sel, anche lei alla sua prima legislatura.  

Gustav: Ma ormai Sel  è ridotto al 3,5% nei sondaggi. E come sinistra non si può restare sempre all’opposizione.

Escludete valori di sinistra nel M5S?

Luca: Quello che vedo chiaramente è solo l’abilità di Grillo di mettere insieme destra e sinistra. Un’operazione di cosmesi, di marketing che condanno totalmente.  

Gustav: Lo dimostra il fatto che qui e là emergono tematiche come la xenofobia o l’antieuropeismo che guardano decisamente a destra. Sarà per il fatto che sono altoatesino, che ho studiato a Vienna e a Londra, lavoro con Francia e Germania e vivo in Italia, ma credo fortemente nell’Europa. Sono perfino nato il 9 maggio, giornata dedicata all’Unione europea. Trovo tristissimo che l’Europa venga usata come capro espiatorio, attribuendole le cause della crisi che stiamo affrontando per non prenderci le nostre responsabilità come Paese. 

Quindi commenti  negativi anche sui forconi, così agguerriti anche contro l’euro…

Gustav e Luca: E’ presto per un giudizio. Si tratta di una realtà composita, eterogenea, sfuggente nelle sue svariate sfaccettature. Rischia di essere strumentalizzata. E’ il risultato di politiche sociali sbagliate, anche da parte della sinistra. Non escludiamo neanche che si tratti di un bisogno mediatico che trova più comodo mettere sotto un’unica denominazione spinte molto diverse tra loro. Una semplificazione giornalistica insomma.

Ma torniamo alla sinistra. Sostenete che, pur se appannata, non  è sicuramente smarrita. Ma, chissà, forse hanno ragione i grillini quando sostengono che destra e sinistra sono concetti superati.

Luca: Destra e sinistra esisteranno sempre. Bisognerebbe però superare le ideologie e tornare agli ideali. Smarcarsi dai vecchi clichè, i busti di Mussolini in salotto per i nostalgici di destra e la falce e martello o le canzoni degli Inti Illimani per noi della sinistra. Dovremmo inventare una destra e una sinistra europee, degne di questo nome.

Gustav: E siamo assolutamente convinti che in Italia c’è tanto bisogno di sinistra. Bisogna però che questa impari a parlare col cuore alla gente, che torni a dare speranza.  Come ha fatto Obama e come, tutto sommato, ha fatto anche Beppe Grillo. Noi elettori di sinistra siamo pazienti e con un forte senso di responsabilità: non meritiamo di essere delusi un’altra volta.

Che dire? Matteo Renzi prenda nota.

 

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