mercoledì, Ottobre 27

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E-partecipation. Partecipare ovvero elettronicamente ad un processo di formazione delle decisioni. E’ quanto ha fatto nei mesi scorsi il ministero per le Riforme Istituzionali con la campagna Partecipa.gov che ha lanciato sul web una consultazione aperta su temi ancora attualissimi per via dello stallo attuale delle Riforme istituzionali annunciate come urgenti.

Un test di successo se si pensa che dagli addetti ai lavori l’esperienza è stata salutata “la consultazione pubblica più partecipata d’Europa”. Un esercizio di stile, un esperimento da replicare che giorno dopo giorno, nonostante la presentazione ufficiale dei dati sia stata fatta il 12 novembre 2013, ha perso ogni effetto reale di poter agire sul processo di riforma in atto avviato dall’incontro Renzi-Berlusconi e dall’italicum che ne è seguito.

Lo stesso ministro uscente Gaetano Quagliariello che aveva scritto «Mi farò carico di portare questi dati, analizzati da statistici, metodologi, giuristi, linguisti e politologi e supervisionati da un comitato scientifico a garanzia dell’imparzialità del risultato, in Parlamento, cosicché il decisore pubblico sia informato di tutte le opinioni, degli esperti e dei cittadini, prima di giungere alle proprie conclusioni», contattato de visu in questi giorni alla domanda “semmai si terrà conto di quanto emerso dalla consultazione” ha risposto con un laconico «speriamo».

Si è infranto quindi sullo scoglio della realtà dei fatti uno dei primi processi partecipativi portati avanti con metodo scientifico dal governo italiano con tanto di corredo di spot radio e televisivi.

Entusiasta alla presentazione l’ex ministro della Pubblica Istruzione e della Ricerca Francesco Profumo nella sua veste di presidente del Comitato scientifico. «“Partecipa!” – ha scritto Profumo – non è la prima consultazione pubblica online fatta in Italia, ma è la prima che ha usufruito di un comitato scientifico a garanzia dell’elaborazione dei dati e dei risultati». Ed ancora «La crescente sfiducia dei cittadini nella politica e nelle Istituzioni italiane, e un argomento fortemente polarizzato come le riforme costituzionali, non lasciavano altra scelta al Governo che creare un comitato terzo, con garanti capaci di validare l’intero procedimento scientifico di costruzione del progetto». Il prodotto è buono quindi ma la sua efficacia allo stato dei fatti è nulla.

Si è realizzata così proprio quella profezia teorizzata da Coleman e Shane in ‘Connecting Democracy’ e alla quale, proprio per allontanarne lo spettro viene citata nel rapporto finale. «La vasta letteratura sulle difficoltà dell’eparticipation – si legge – ben riassunta da Coleman e Shane (Connecting Democracy: Online Consultation and the Flow of Political Communication, 2011), ricorda come la partecipazione online, in particolare su consultazioni pubbliche di governo, fatichi a scalare per un insieme di ragioni: tra queste, l’incapacità di raggiungere significativi livelli di partecipazione e, da parte dei governi, l’incapacità di dimostrare un efficace utilizzo degli stessi».

Chi terrà conto dei risultati di questa ampia consultazione? I numeri vedono 131.676 questionari brevi validati, con l’aggiunta di 45.052 commenti testuali al questionario; 71.385 questionari di approfondimento validati, con l’aggiunta di circa 32.000 commenti testuali al questionario; 595 proposte e 1763 commenti all’interno dello spazio di discussione pubblica su CIVICI, a cui si aggiungono le 27 proposte tratte dalla Relazione Finale della Commissione Riforme Costituzionali.

Sulla forma di governo che negli ultimi mesi, nel sempre vivo dilemma tra semipresidenzialismo si e semipresidenzialismo no,  è stato uno dei temi principali del dibattito politico la consultazione ha fatto registrare “una forte volontà di cambiamento”. Ben il 68 per cento dei partecipanti ha espresso questo desiderio. Tra questi il 29,1 per cento chiede che il governo abbia più poteri e che si vada quindi verso un parlamentarismo razionalizzato. Un consistente 39 per cento chiede invece l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. I dati del questionario di approfondimento mitigano in parte questo dato di presidenzialismo spinto chiedendo per il 44 per cento un semipresidenzialismo mentre il 51,9 per cento preferisce mantenere comunque una forma di governo di tipo parlamentare. I temi sono stati quelli più dibattuti dell’ultimo periodo.

Altro aspetto controverso quello del bicameralismo perfetto che oggi l’Italicum vorrebbe superare tagliando di fatto il Senato. Al riguardo l’87 per cento si è espresso chiaramente per il superamento del bicameralismo perfetto. E’, questo, uno dati più netti che emergono dalla consultazione. Ma in quale direzione? Il 41,8 per cento è per il monocameralismo mentre il 40 per cento propone di ridisegnare il Senato sia nella composizione che nelle funzioni. Al riguardo il questionario di approfondimento al 56 per cento vorrebbe un Senato composto dai rappresentanti degli enti territoriali come Regioni e Comuni, cosi come annuncia oggi il presidente incaricato Matteo Renzi. Si è chiesto poi il parere dei cittadini anche sulle priorità per migliorare gli effetti della politica. Le indicazioni pongono al primo posto la riduzione del numero dei parlamentari quindi la riduzione delle loro indennità e dei benefici accessori. Al terzo posto si chiede un miglioramento dei processi legislativi sia nella qualità che nei tempi. Al quarto posto è richiesta una maggiore trasparenza sull’operato del Parlamento.

Dalla consultazione emerge l’ennesimo pollice verso contro le Province. Per l’88,2 per cento è necessario procedere ad una modifica radicale degli enti locali e il 42,1 per cento vorrebbe farlo abolendo le Province. Il 46,1 per cento vorrebbe invece modificare l’assetto complessivo di questi enti accorpandone o riorganizzandone le competenze. Piace inoltre il sistema delle macroregioni, il 36 per cento di quanti hanno risposto ai questionari di approfondimento vorrebbe un accorpamento delle Regioni anche su base volontaria. Emerge inoltre chiaro il desiderio che vengano ridefinite le competenze legislative tra Stato e Regioni. Tra le materie che si vorrebbero attribuire alla competenza esclusiva dello Stato con netta prevalenza emergono la Sanità, la Tutela e la Sicurezza sul Lavoro, l’Energia, i Trasporti e l’Istruzione, ad eccezione delle autonomie delle istituzioni scolastiche e, come è ovvio, i rapporti di carattere internazionale e quelli con l’Unione Europea.

Nell’ambito delle domande sugli istituti di democrazia diretta una attenzione particolare è stata dedicata nel questionario al Referendum, un istituto a volte abusato e spesso disatteso. Dalla consultazione è emerso che oltre ad una richiesta di elevare il numero di firme necessarie per la presentazione il dato che si riferisce alla fase successiva della consultazione referendaria il 64,7 per cento chiede che le norme oggetto di abrogazione non dovrebbero essere reintrodotte nell’ordinamento per un numero ragionevole di anni, il 22,5 per cento non prima delle successive elezioni. Quanto a referendum costituzionali il 41,9 per cento ritiene che le prescrizioni attuali siano sufficienti e il 38,4 chiede che venga effettuato in ogni caso senza, ovvero, che ne sia fatta richiesta.

 

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