mercoledì, Luglio 28

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Mindanao Benigno Aquino III

Bangkok – La giornata di martedì scorso sarà ricordata come una data assolutamente importante per la storia delle Filippine, soprattutto sulla strada della pacificazione, il che potrebbe essere anche di ottimo esempio per varie conflittualità ancora in essere un po’ in tutto il Continente asiatico, pervaso di minoranze tenute sotto scacco, di guerre etniche o per motivi religiosi oppure ancora nel senso della ricerca dell’autonomia o dell’indipendenza. Infatti, è stata apposta finalmente la firma all’Accordo Onnicomprensivo sul Bangsamoro CAB presso la sede del Palazzo Presidenziale. Più di un migliaio di persone hanno affollato la tenda costruita nella sede del Palazzo Malacañang mentre centinaia di gruppi di estrazione islamica sono convenuti a Quiapo già prima dello svolgimento dello storico avvenimento. L’apposizione delle firme all’Accordo Onnicomprensivo sul Bangsamoro segna il culmine di 17 anni di negoziati di pace tra le due parti e si spera segni anche la fine di decenni di conflitti armati nell’area del Mindanao.

Si apre così la strada per un nuovo Bangsamoro inteso come entità politicamente autonoma che sostituirà la Regione Autonoma del Mindanao Musulmano e affronterà di buona lena tematiche gravose come la povertà che caratterizza tutta l’area. Nella parte iniziale della cerimonia di Martedì scorso, La Segretaria Teresita Quintos Deles, consulente presidenziale per il processo di pace, ha dichiarato che «così non ci sarà più guerra» proprio con la apposizione delle firme ufficiali. «Mai più guerra, mai più bambini che corrono al riparo per proteggersi, mai più rifugiati, mai più povertà, mai più paura. Tama na (è abbastanza), siamo tutti stanchi di tutto ciò», ha detto durante il suo discorso alla sede di Malacanang. Ha poi aggiunto che dopo la storica firma è come se sorgesse una «Nuova alba» che assicurerà che nessuna famiglia sarà più costretta a trascinare via i propri bambini per timore che possano restare mutilati o feriti a causa dei conflitti. Durante l’evento ufficiale, alla presenza di rappresentanze diplomatiche straniere, la Segretaria ha ringraziato tutti coloro che hanno reso possibile la firma ufficiale dell’Accordo Onnicomprensivo, soprattutto il Presidente Benigno Aquino III. «La nostra intenzione comune ci sosterrà nell’andare avanti tutti insieme», ha chiosato nel discorso ascoltato da almeno 500 membri del Fronte di Liberazione Islamico Moro.

La apposizione delle firme oltra a sancire la pacificazione tra il Governo centrale e le componenti affiliate ai movimenti di estrazione islamica della zona del Mindanao, rappresenta anche, agli occhi degli osservatori locali e non solo, una importante “piattaforma” pacifica sulla base della quale costruire un tessuto economico che in quest’area è sempre stato degradato e caratterizzato da condizioni particolarmente degradate, proprio a causa del conflitto più o meno latente più o meno manifesto che per decenni ha funestato la zona.

La integrazione di questa zona pacificata in termini di crescita economica rappresenta un’importante opportunità per la comunità locale di estrazione islamica ma –a cascata- questo comporta anche lo sviluppo di un’area interna delle Filippine verso la quale possono affluire saperi e tecnologie proprie, il che implica un processo di crescita reciproco, sia per il Mindanao sia per l’intera Nazione filippina che così può rimettere in moto propria forza lavoro e corroborare una crescita economica nazionale momentaneamente stoppata dalla furia del Super Tifone Haiyan (o Yolanda che dir si voglia).

 

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