lunedì, Giugno 21

È ora di mettere alla prova la relazione disfunzionale tra Stati Uniti e Israele Gli interessi nazionali americani e la stabilità regionale stanno soffrendo, mentre Tel Aviv prende l'assegno in bianco degli USA e lavora apertamente contro la pace. Usare la leva che gli USA hanno -circa 146 miliardi di dollari in assistenza fino al 2020- per rimettere ordine nelle relazioni

0

Questo articolo, ‘It’s time to put this dysfunctional U.S.-Israel relationship to the test‘, è stato redatto per ‘Responsible Statecraft‘, da Kelley Beaucar Vlahos, Direttore editoriale di ‘Responsible Statecraft‘ e Senior Advisor presso il Quincy Institute.

***

Mercoledì il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin, ha contattato la sua controparte in Israele per riaffermare ilferreo sostegnodiWashington a Tel Aviv per fare ciò di cui ha bisogno per difendersi da «Hamas e altri gruppi terroristici» in mezzo all’escalation di violenza questa settimana. Il Presidente Joe Biden ha rilasciato una dichiarazione simile dopo la sua telefonata con il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Come ha sottolineato poco dopo il reporter della difesa del ‘Daily Beast‘, Spencer Ackerman, questo non è altro che unsemaforo verdeper Israele per continuare a colpire quelli che sostiene essere obiettivi militari nella densamente popolata striscia di Gaza. In sostanza, tenere il naso fuori dai ‘loro’ affari, proprio come i funzionari israeliani avevano chiesto a Washington all’inizio della settimana, a prescindere dal contraccolpo anti-americano che fomenta contro gli Stati Uniti nella regione.

Questa è la relazione USA-Israele in un microcosmo. L’assegno in bianco che Washington ha dato a Tel Aviv sotto forma di aiuti annuali di 3,8 miliardi di dollari, comprese attrezzature ad alta tecnologia, per mantenere il suo ‘vantaggio militare qualitativoe la deferenza su quasi tutte le questioni politiche, ha permesso a Israele di resistere all’accettazione di una soluzione equa per il conflitto con i palestinesi. Invece, ha mantenuto un’occupazione illegale e disumanache, nelle parole dell’ex negoziatore capo di Israele Uri Savir, «sta corrompendo i nostri giovani». In quanto tale, questo assegno in bianco impedisce una soluzione a due Stati, mina gli interessi degli Stati Uniti per la pace e la stabilità nella regionee, infine, mette in pericolo anche il futuro di Israele come Stato democratico.

E questo non tiene nemmeno conto del fatto che mentre diceva agli Stati Uniti di abbandonare ipropri affari, Israele ha apertamente tentato di contrastare le misure diplomatiche statunitensi con l’Iran, compresi gli sforzi per rientrare nel JCPOA e riaprire i canali diplomatici con Teheran. In effetti, i funzionari israeliani non solo hanno avvertito apertamente che la guerra potrebbe proseguire se gli Stati Uniti tornassero a fare un ‘cattivo affare’, ma sono sicuramente dietro il recente sabotaggio dell’impianto nucleare iraniano di Natanz e all’assassinio di uno scienziato nucleare iraniano l’anno scorso.

Eppure, nonostante alcuni tentativi di bilanciare l’equazione a Washington, le successive amministrazioni non hanno posto condizioni al fulcro degli aiuti che ha permesso a Israele di coltivare la forza militare più potente del Medio Oriente, completa delle armi più sofisticate che gli Stati Uniti possono offrire, e un arsenale di armi nucleari. La sua sicurezza nazionale, i droni e la tecnologia di sorveglianza non hanno eguali, tanto da esserne il principale esportatore nel resto del mondo. C’è una ragione per cui un quarto dei razzi di Hamas non raggiunge il bersaglio mentre gli attacchi missilistici israeliani colpiscono obiettivi di Gaza con precisione.

Mentre gran parte della comunità internazionale condanna l’annessione da parte di Israele del territorio palestinese, la distruzione dei quartieri arabi e le politiche razziali e religiosamente discriminatorie, gli Stati Uniti sono l’unico Paese che usa il proprio veto nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per proteggere Israele da qualsiasi critica o qualsiasi assunzione di responsabilità. In effetti, mercoledì gli Stati Uniti per la seconda volta questa settimana hannosventato una dichiarazione del Consiglio di sicurezza contro la violenza israeliana. Di conseguenza, veniamo accusati delle politiche di Israele in virtù del nostro ruolo di facilitatore di Israele.

A tutti gli effetti Israele si comporta come fa perché non ha alcun incentivo a non farlo. Ci sono segni che il resto del Medio Oriente sta ricevendo un promemoria diverso -che non si può fare affidamento su Washington per combattere le battaglie dei suoi amici e che in assenza di quella potenza di fuoco potrebbero avere problemi per risolvere le questioni usando la diplomazia. Lo stiamo vedendo proprio ora con l’Arabia Saudita impegnata in colloqui con l’Iran, la sua crescente distensione con il Qatar e l’apparente interesse a porre fine alla guerra in Yemen. Nel frattempo, le rivali del Medio Oriente con l’Egitto e la Turchia stanno ora tenendo i loro primi ‘colloqui franchi’ dal 2013.

Che sia il Presidente Trump a decidere di non reagire per presunti attacchi iraniani alle strutture petrolifere saudite, Biden che annuncia che gli Stati Uniti non avrebbero più assistito Riyadh nelle sue operazioni offensive contro gli Houthi in Yemen, o anche la Casa Bianca che rischiava le ire della Turchia usando parola ‘genocidio’ per descrivere il massacro ottomano degli armeni nel 1915, sono emersi segnali che Washington sta lentamente abbandonando la sua posizione di potenza militare dominante del Medio Oriente.

Ovviamente siamo molto lontani dall’ideale: Biden non ha fatto favori di recente dando il via libera alle massicce vendite di armi ai regimi degli Emirati Arabi Uniti e dell’Egitto nonostante i loro sistematici abusi dei diritti umani. Nel caso degli Emirati Arabi Uniti, la monarchia continua a infrangere l’embargo sulle armi delle Nazioni Unite per alimentare una guerra per procura in Libia(insieme alla Turchia), ed è ancora impegnata nella guerra in Yemen, nonostante affermi il contrario. Non sappiamo ancora se Biden permetterà che gli accordi di armi pianificati sotto l’Amministrazione Trump vengano portati a termine.

Ma uno sforzo sincero per tornare nell’accordo nucleare con l’Iran e un ovvio perno militare per l’Asia dovrebbe essere più di un indizio che gli Stati Uniti non sono più completamente investiti negli approcci della vecchia dottrina Carter che non funzionano, né francamente servono l’interesse del nostro Paese.

Allora, perché non invia lo stesso messaggio a Israele? Nonostante il suo status speciale, l’attuale rapporto potrebbe essere considerato gravemente disfunzionale. Laddove altri Paesi del Medio Oriente si stanno lentamente rendendo conto che la diplomazia può essere la via da seguire, Israele mette a rischio gli interessi degli Stati Uniti contribuendo all’instabilità nella regione. Questo è un segreto di Pulcinella anche nella Washington ufficiale e, a volte, nei momenti di franchezza, viene detto ad alta voce.

Come quando l’allora comandante della Centcom David Petraeus, difficilmente un’icona del pensiero radicale, disse a una commissione del Senato nel 2010: «Le persistenti ostilità tra Israele e alcuni dei suoi vicini presentano sfide distinte alla nostra capacità di promuovere i nostri interessi nell’AOR [Area di operazioni]. Le tensioni israelo-palestinesi spesso sfociano in violenze e scontri armati su larga scala. Il conflitto fomenta sentimenti anti-americani, a causa di una percezione del favoritismo degli Stati Uniti per Israele. La rabbia araba per la questione palestinese limita la forza e la profondità dei partenariati statunitensi con i governi e i popoli dell’AOR e indebolisce la legittimità dei regimi moderati nel mondo arabo. Nel frattempo, al-Qaeda e altri gruppi militanti sfruttano quella rabbia per mobilitare il sostegno. Il conflitto conferisce all’Iran influenza anche nel mondo arabo attraverso i suoi ‘clienti’, Hezbollah libanese e Hamas».

Com’era prevedibile, Petraeus è stato accusato di aver accusato Israele della violenza degli estremisti nei territori palestinesi e all’interno dei propri confini. Il ludibrio al quale lui e altri sono stati sottoposti per aver riconosciuto il contraccolpo al nostro approccio ‘senza mani’ a Israele, sta a significare che non ci sarà una conversazione sincera sul fatto che sia davvero il momento di usare la leva che abbiamo –circa 146 miliardi di dollari in assistenza fino al 2020– per aiutare i nostri amici israeliani a seguire un percorso più pacifico.

L’Amministrazione Biden dovrebbe assumere con Netanyahu e il suo governo lo stesso tono di duro amore usato con i sauditiper il bene di israeliani, palestinesi e dei loro vicini nella regione. E per il nostro bene. Ogni moschea presa d’assalto dalle truppe, i civili uccisi, ogni casa distrutta, può essere messa in relazione agli Stati Uniti. Non saremo mai liberi, né completamente al sicuro, finché non affronteremo questa relazione disfunzionale a testa alta.

***

Questo articolo, ‘It’s time to put this dysfunctional U.S.-Israel relationship to the test‘, è stato redatto per ‘Responsible Statecraft‘, da Kelley Beaucar Vlahos, Direttore editoriale di ‘Responsible Statecraft‘ e Senior Advisor presso il Quincy Institute.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->