mercoledì, Settembre 29

E’ morto l’asso degli assi, Eric 'Winkle' Brown field_506ffbaa4a8d4

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Era nato il 21 gennaio 1919 a Leith, un borgo a nord di Edimburgo, sulla sponda meridionale del Firth of Forth e se n’è andato in questi giorni a Redhill nel Surrey, Eric ‘Winkle’ Brown, il più grande aviatore di tutti i tempi, l’ufficiale più decorato della Royal Navy, un personaggio veramente unico nelle sue capacità umane. Ma l’ufficiale della Royal Navy ‘Winkle’ Brown, oltre che essere pilota, deteneva una serie di primati che in molti sostengono non saranno mai più battuti. Tra questi basterebbe dire che ha compiuto giusto 2.407 appontaggi su una ventina di portaerei durante la Seconda Guerra Mondiale. Una ripetizione incredibile di eventi.

Nel corso della sua lunga carriera il pilota britannico ha volato non solo su aerei della Gran Bretagna, ma ha pilotato anche su apparecchi negli Stati Uniti, in Germania e in Giappone. Forse 487 tipi diversi di apparecchi, compresi i mitici Spitfire e Seafire che hanno rappresentato pietre miliari nella breve ma intensa storia del volo mondiale. E non gli sono mancati ben undici incidenti, che comunque gli hanno permesso di vivere fino a 97 anni e un mese.

In Italia non era molto conosciuto, almeno tra i non addetti ai lavori, eppure il capitano Brown al di là delle capacità mostrate alla cloche di tanti aerei pilotati e per il fatto di aver attraversato alcuni degli eventi più memorabili della storia del mondo, ha avuto il merito di contribuire a liberare il campo di concentramento nazista di Bergen-Belsen comandato da Josef Kramer, quell’orrore situato nella bassa Sassonia. Fino al 1943 l’area era stata adibita a luogo di raccolta per prigionieri di guerra, Aufenthaltslager, ma dopo in quel posto infame venne internata anche Anna Frank con tanti ebrei, nomadi, testimoni di Geova e omosessuali, lasciati morire di fame, per tifo o trucidati barbaramente come era uso in quelle circostanze.

Quando Brown arrivò con gli inglesi e i canadesi della 11a Divisione Corazzata sotto il comando del generale Bernard Montgomery il 15 aprile 1945, il campo di 60.000 prigionieri fu liberato ma dopo aver messo in salvo i sopravvissuti, si passò alla distruzione di tutto quanto era ancora in piedi e gli inglesi usarono i lanciafiamme per eliminare l’epidemia di tifo e l’infestazione da pidocchi. C’è anche un altro evento in cui l’ufficiale laureato in lingue all’università di Edimburgo si rese protagonista della storia: gli fu chiesto di interrogare sia Hermann Göring che Irma Grese, l’aguzzina di Auschwitz, poco prima che iniziasse il processo di Norimberga, grazie alla sua parlata tedesca molto fluente. E dell’ufficiale pilota aiutante di Adolf Hitler, ‘Winkle’ Brown disse: «Subito l’ho classificato come il peggior essere umano che avessi mai incontrato».

Quanto alla Germania, va raccontato un altro episodio assai significativo e sicuramente più attinente alla sua immagine di professionista spericolato, ma anche molto abile e attento alle regole del volo perchè dal centro di ricerche del ministero della difesa britannica gli fu chiesto di provare uno Junkers Stuka recuperato fortunosamente al nemico. Si trattava del più importante bombardiere tattico messo in campo dalla Luftwaffe, con il suo carrello fisso e per l’ala a gabbiano invertito e lui annotò: «Avevo un’alta opinione dello Stuka, perché avevo pilotato molti bombardieri e lo Ju 87 era l’unico che poteva lanciarsi in picchiata verticale. A volte i piloti dei bombardieri dichiarano di essere scesi in picchiate verticali: spazzatura. Ma quando scendevi in picchiata con lo Stuka, poiché era tutto automatico, sentivi che stavi volando sul migliore di questi velivoli e che stavi scendendo proprio perpendicolarmente».

Ovviamente Brown non aveva un manuale di volo e prendere la barra dei comandi del bombardiere tedesco fu una vera improvvisazione, ma questo è il talento.

Da appassionati della disciplina, speriamo che Winkle possa riposare in pace volando nei cieli più alti dell’Universo.

 

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