lunedì, Maggio 17

E’ l’ora della Legge Marziale L’Esercito ripete che non è un colpo di stato ma una misura per prevenire ulteriori violenze

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legge marziale thailandia

Bangkok – Alle dieci di mattina, la temperatura raggiunge anche i 38 C° e quasi il 50% di umidità. In questi giorni il caldo è ovunque, non solo atmosferico, ma colpisce anche la politica e la società. I condizionatori fanno fluttuare le strisce leggere di carta e listarelle di sacchetti di plastica azzurra. Il condizionatore d’aria è  uno strumento, sia nei luoghi di lavoro sia a casa, assolutamente indispensabile in questo periodo dell’anno, soprattutto se sei all’altezza del Tropico del Cancro.

Cadute delle linee di energia elettrica permettendo, i black out sono numerosi nell’arco della giornata. Forse è anche per questo che certe decisioni si prendono di notte, quando sembra che il sangue non stia mollemente ribollendo nelle vene, quando le idee giungono più rilassate e chiare. Ed è esattamente quel che ha fatto anche il vertice dell’Esercito thailandese, quando al confine tra la notte di Lunedì e l’alba di Martedì ha deciso che non si poteva più correre il rischio di finire nel burrone della guerra civile. Suthep Thaugsuban ed il fronte dei cosiddetti “Democrats” continuava a spingere sull’acceleratore della protesta di piazza, invocando la spallata finale e costringere l’esautorato vertice politico e parlamentare a cedere alle loro richieste: riforme prima di eleggere un nuovo governo (riforme non ben precisate), sostituire l’attuale Premier ad interim Niwatthamrong Boonsongphaisan con una figura più neutrale (più gradita al fronte dell’opposizione che è di fatto minoritaria nel Paese), rimandare a data da destinarsi le prossime elezioni perché Luglio non è una data adatta stante la situazione attuale (in fondo, per “aggiustarsi” meglio le proprie file e riorganizzarsi avendo meno il fiato sul collo).  Il fronte del Pheu Thai Party, pro-governativo, stanco di stare alla porta a guardare, ha deciso di colorare di rosso la Capitale e ricordare che se il Governo di Yingluck Shinawatra ha raccolto voti in gran messe nelle ultime due tornate elettorali è perché tutta la popolazione al di sotto della classe media, coloro che lavorano nelle campagne e che sostengono grandemente la posizione economica della Thailandia nell’arco Sud Asiatico ed asiatico più in generale sostengono il Governo e sono già pronti per le prossime elezioni, i numeri (quelli che contano nelle urne ed in Parlamento) sono dalla loro parte, lo sanno tutti in Thailandia.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le tre morti, i 22 feriti di giovedì scorso, i proclami di Suthep di voler continuare a marciare, marciare, marciare (quasi senza sapere più verso dove, visto che buona parte del vertice governativo è stato killerato dalla Corte Costituzionale, Premier Yingluck Shinawatra compresa).  L’eventualità della discesa in campo delle forze sempre più numerose delle “Magliette Rosse” a Bangkok, Chiang Mai e in tutta la Nazione. Niente vietava di pensare potessero esserci altre granate, altre sparatorie improvvise, altra violenza metropolitana diffusa. Insomma, il rischio di guerra civile era ben presente. Da questo punto di vista, quindi, l’intervento dell’Esercito era persino auspicabile.

Il Generale Capo dell’Esercito Prayuth Chan-ocha dopo l’annuncio ufficiale delle tre del mattino ha poi voluto aggiungere che non si deve considerare tutto questo in alcun modo un colpo di stato, quanto piuttosto una forma di protezione della collettività ma certo l’Esercito si riserva di valutare tutte le forme da applicare per innalzare il livello di sicurezza sociale e materiale, come limitare la stampa e i media, i quali infatti –in alcuni casi- hanno apertamente soffiato sul fuoco della protesta, con tutto quel che ne è conseguito «Avevo bisogno di questo potere, altrimenti chi mi avrebbe mai dato ascolto?», ha aggiunto il Generale Prayuth Chan-ocha. Il senso è stato quello di “costringere” tutte le parti in causa nell’agone politico a parlarsi e non più a spararsi vicendevolmente.

La decisione è stata colta con scetticismo dall’attuale Premier ad interim, il quale in realtà è stato il capro espiatorio più recente delle proteste anti-governative dei “Democrats”. «Con questo non andiamo a risolvere nulla poiché i problemi della nazione sono politici non militari», ha affermato il Ministro ad interim per l’Istruzione Chaturon Chaisaeng.

I manifestanti del fronte anti-governativo hanno continuato a chiedere un Primo Ministro nella persona del Presidente del Senato per provvedere ad un piano di introduzione di riforme per prevenire la ricomparsa di leader populisti come l’ex Premier Thaksin Shinawatra. Il Governo ad interim, guidato dal Pheu Thai Party del quale l’ex Premier Thaksin Shinawatra è notoriamente l’ispiratore principale, insiste invece sulla strada più semplice e chiara in Democrazia: tornare al voto.

Secondo l’analista esperto di Diritto e Leggi Verapat Pariyawong, «I militari hanno due ovvie opzioni, utilizzare quest’opportunità per creare un ambiente sicuro ed inclusivo in direzione delle elezioni oppure premere per un processo pseudo-legittimo che rimpiazzi il Governo ad interim con garanzie di transizione per le elite tradizionali». «Il momento in cui gettare la maschera si sta avvicinando sempre di più» ha aggiunto nella sua pagina di Facebook».

Prayuth Chan-ocha, Comandante in capo dell’Esercito dall’Ottobre 2010 ha cercato di mantenere l’Esercito neutrale durante tutti i sei mesi trascorsi popolati da quasi quotidiane manifestazioni, principalmente nella Capitale. Ed è in punto di ritirarsi e andare in pensione ad Ottobre. Prayuth ha ripetutamente negato che l’Esercito stesse pianificando un colpo di stato per porre fine al conflitto mentre ha sempre ritenuto più utile spingere le due parti politiche principali a risolvere le loro differenze attraverso il dialogo.

Tra i vari aspetti che sono previsti nella applicazione della legge marziale vi è la possibilità per l’Esercito di usare le armi per sopprimere le proteste; confiscare veicoli o qualsiasi altro mezzo di proprietà privata se necessario; attivare la corte di giustizia militare all’interno delle aree di controllo descritte dalla legge marziale; proibire riunioni pubbliche, pubblicazioni, trasmissioni radio, trasporti; limitare le comunicazioni, i viaggi, il movimento di persone o qualsiasi altra misura il Ministero della Difesa ritenga opportune; rafforzare il coprifuoco; disporre l’arresto e la detenzione immediata fino a sette giorni per i sospetti; le persone non hanno diritto ad alcun indennizzo per danni o sequestri attuati dall’Esercito in regime di Legge Marziale; la Legge Marziale si considera conclusa solo con un Decreto Reale. 

 

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